Giocareascacchi.it - Articoli Sito dedicato al mondo degli scacchi. http://www.giocareascacchi.it/ Fri, 12 Mar 2010 01:31:31 +0100 FeedCreator 1.7.2 http://www.giocareascacchi.it/images/icons/logo-140px.gif Giocareascacchi.it logo http://www.giocareascacchi.it/ Feed fornito da Giocareascacchi.it. Clicca per visitare. Persa ?? ...... anzi no Vinta! http://www.giocareascacchi.it/articoli/Analisi/483-Persa-anzi-no-Vinta-.html
Però ogni svista richiede sempre almeno un buon pensiero! Non so se avete mai fatto caso, in queste situazioni, dopo un breve primo momento di sconforto (se non di “incazzatura” vera e propria), il giocatore si calma e, quasi in uno stato di felice contemplazione, è pronto per la mossa finale: l’abbandono.

A volte abbandonare, o accettare un pareggio è sbagliato, ma consoliamoci, questo capita anche ai grandi; ricordo il pareggio di Svidler nel 1999 a Dos Hermanas contro Anand quando aveva una vittoria forzata, o il pareggio di Leko contro Kasparov a Bled 2002 quando, in forte zeitnot, mancò la possibilità di vincere il finale guadagnando un pezzo.

Tuttavia questi sono errori che costano solo mezzo punto. La gaffe finale, quella con la “g” maiuscola, si ha quando un giocatore abbandona in una posizione vincente.

Capita più spesso di quanto si potrebbe pensare. Riporto 10 esempi da ricordare, tratti da partite realmente giocate, un vero e proprio prontuario della cappella.

Buon divertimento!

Von Popiel – Marco, Monte Carlo 1902
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Fen: 7k/1b1r2p1/p6p/1p2qN2/3bP3/3Q4/P5PP/1B1R3K b - - 0 1

Il più antico, il più famoso e il più chiaro di tutti. Il Nero abbandonò perché vide che avrebbe perso l’Ad4. Avrebbe potuto vincere subito giocando 1. … Ag1.

Keller – Schlemmer, Vienna 1943
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Fen: 4k3/2K2p2/4bP2/1pP3P1/pP6/P7/8/8 w - - 0 1

La posizione deriva dall’ultimo turno: vincendo il Bianco avrebbe portato a casa il primo posto nel torneo. Si racconta che la Keller a questo punto disse: “E’ finita”. “Preferisco giocare ancora un po’” rispose la Schlemmer. “No, intendo dire che sono io che voglio abbandonare” e abbandonò. Il Bianco vince con 1.c6 (minaccia Rb8) Ad5 2.Rb6 Rd8 (se 2. … Ac4 3.c7) 3.Rxb5 Rc7 4.Rc5 Axc6 (altrimenti 5.b5) 5.g6 e vince.

Kofman – Sacchetti, Bucarest 1948
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Fen: 2k5/ppp2p1p/8/8/2Nb4/6qP/PP6/3RR2K w - - 0 1

Il Bianco, un noto problemista che in seguito sarebbe emigrato in Unione Sovietica, in questa posizione abbandonò, non vedendo come difendersi dalla minaccia di matto Dxh3. Avrebbe potuto guadagnare un pezzo giocando 1.Te8+ Rd7 2.Te3 Dg7 (o 2. … Df4 o 2. … Dh4) 3.Txd4+ Dxd4 4.Td3 Dxd3 5.Ce5+ e vince.

Romi – Stalda, ch Italiano 1954
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Fen: 2r5/p2R1PkQ/4Pr2/2P1p1q1/8/7P/P5P1/7K b - - 0 1

Il Nero fu così sconvolto dal sacrificio di Donna in h7, che abbandonò subito. Ma dopo 1. … Rxh7 2.f8=D+ Rg6 3.Tg7+ Rh6 sarebbe rimasto con una Torre in più.

Negyesi – Honfi, Budapest 1955
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Fen: 3r2k1/pp2pp1p/4q3/6pb/1n2P3/2N2P2/PP3QPP/1K3B1R b - - 0 1
Il Nero vide che 1. … Td1+ 2.Cxd1 Dxa2+ 3.Rc1 non gli avrebbe dato nulla, così cambiò l’ordine delle mosse e giocò 1. … Dxa2+. Il Bianco abbandonò subito in vista di 2.Cxa2 Td1 matto. Ma 3.Cc1 vince la partita.

Rudenko – Rootare, URSS 1956
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Fen: 6k1/5p1p/6p1/2rBp3/4P3/1p4PP/b4P2/3R2K1 b - - 0 1

In posizione vincente il Nero prese una decisione immediata. Giocò 1. … b2 e il Bianco abbandonò in vista di 2.Axa2 Tc1 e si va a Donna. Nell’analisi del dopo partita la Rudenko si accorse che dopo 3.Tf1 non c’è nessuna promozione a Donna e il Nero avrebbe dovuto abbandonare.

Ortega – Etchevarry, L’Avana 1963
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Fen: 8/pp2Q2p/1bp3pk/4Pp1n/1P2n3/4qN2/P3B1PP/4BK2 b - - 0 1

Il Nero giocò 1. … Cd2+ e il Bianco abbandonò perché vide che a 2.Cxd2 sarebbe seguito il matto con Dg1 e a 2.Axd2 il matto con Df2. Peccato che in quest’ultima variante la mossa Df2 sia impossibile.

Dekhanov – K. Yusupov, ch Uzbekistan 1981
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Fen: 8/pp6/5qpp/1Q2Np1k/5P2/P5PK/1Pr4P/8 b - - 0 1

Il Nero giocò 1. … Da6 e il Bianco, vedendo solo il matto in f1 o uno scambio di Donne, abbandonò. Avrebbe invece vinto di forza con 2.g4+ fxg4+ 3.Cxg4+ g5 (3. … Dxb5 4.Cf6#) 4.De8+ Dg6 5.Cf6#.

Jonasson – Angantysson, Islanda 1984
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Fen: 3r2k1/4qpbp/Q4P2/8/2N5/4p3/PP4PP/5RK1 b - - 0 1

La combinazione che inventò il Nero in questa posizione fece il giro del mondo per il suo splendore. 1. … e2 (1. … Axf6 avrebbe vinto facilmente) 2.fxe7 Ad4+ e il Bianco abbandonò. Tutto molto bello! Qualche mese più tardi un lettore della rivista di scacchi Observer, nella quale la combinazione era stata pubblicata, chiese che cosa sarebbe successo dopo 3.Ce3.

Metamoros – Klinger, Gausdal 1986
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Fen: 5k2/ppp3R1/3p1Nnp/3Pr3/8/8/PP5r/3K1R2 w - - 0 1

In grande difficoltà di tempo, anziché vincere facilmente con 1.Txg6, in preda al panico di perdere la Tg7, il Bianco toccò il Cavallo e abbandonò subito. Ma con 1.Ch5+ avrebbe potuto raggiungere la stessa posizione e catturare ancora il Cavallo dopo 1. … Re8 2.Cf6+ Rf8 (o 2. … Rd8) e ora 3.Txg6 guadagnando un pezzo.]]>
Giocareascacchi.it Analisi Tue, 09 Mar 2010 18:55:52 +0100
Amore ...... per le Donne: un'incredibile bufala! http://www.giocareascacchi.it/articoli/Altro/482-Amore-per-le-Donne-un-incredibile-bufala-.html
La risposta standard è sempre stata la seguente partita, nella quale sono apparse contemporaneamente ben cinque Donne.

Alekhine – Grigoriev, Mosca 1915

1.e4 e6 2.d4 d5 3.Cc3 Cf6 4.Ag5 Ab4 5.e5 h6 6.exf6 hxg5 7.fxg7 Tg8 8.h4 gxh4 9.Dg4 Ae7 10.g3 c5 11.gxh4 cxd4 12.h5 dxc3 13.h6 cxb2 14.Tb1 Da5+ 15.Re2 Dxa2 16.h7 Dxb1 17.hxg8=D+ Rd7 18.Dxf7 Dxc2+ 19.Rf3 Cc6 20.Dgxe6+ Rc7 21.Df4+ Rb6 22.Dee3+ Ac5 23.g8=D b1=D ed ecco le nostre cinque Donne (vedi diagramma).

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La posizione del diagramma credo sia una tra le più stampate nella letteratura scacchistica, e la sua fama è dovuta anche alla mossa giocata ora da Alekhine: 24.Th6!!. Un coup de repos come egli stesso l’ha definita, cioè una mossa tranquilla di Torre in mezzo all’immenso potenziale sprigionato dalle cinque Donne. Minaccia 25.Dd8, e il Nero perde in tutte le varianti.

a) 24. … Axe3 25.Dd8+ Rc5 ed ora il Bianco può scegliere tra due modi diversi per dare matto in 3; 26.Dfd6+ Rd4 27.D8f6+ Ce5 28.Dfxe5# (Alekhine) o 26.Dxd5+ Rb6 (26. … Rxd5 27.Dd6#) 27.Dd8+ Rc5 28.Dfd6#.

b) 24. … Dxf1 25.Db4+ Db5 (25. … Rc7 26.Dg3+ con rapido matto) 26.Dd8+ Ra6 27.Dea3+ con matto in due mosse come scritto da Alekhine in My Games Best of Chess 1908 – 1923.

c) 24. … a6 (o 24. … a5) 25.Txc6+ bxc6 (25. … Rxc6 26.Dee6+ e matto in due) 26.Dd8+ Ra7 27.Dde7+ Ab7 (Kotov) 28.Dexc5+ Dxc5 29.Dxc5+ e il Nero ha scongiurato il matto, ma al costo di una Donna in meno nel finale.

d) 24. … De4+ 25.D3xe4 dxe4+ 26.Rg3 Dxf1 27.Db3+ e il Bianco vince facilmente.

Incredibile! Ma non sempre tutto ciò che è incredibile è vero, e questo vale anche per la famosa partita delle cinque Donne di Alekhine. La partita è infatti un clamoroso falso, nel senso che non è mai stata giocata! Vedere come Alekhine abbia creato da solo questa partita è una storia veramente interessante che ci viene svelata da una serie di articoli pubblicati in Chess Life nei primi anni ’50 dallo storico americano esperto di scacchi Dott. Buschke.

Negli ultimi mesi del 1915 si svolse a Mosca il Campionato di scacchi. Il torneo, che per la cronaca fu vinto da Alekhine con 10,5 punti su 11, venne ben presto dimenticato non trattandosi di una competizione particolarmente importante. Tuttavia ci sono stati tra i partecipanti alcuni giocatori i cui nomi sono sopravvissuti: Zubarev, Nenarokov e, il più noto tra tutti, Grigoriev (1895 – 1938). Grigoriev, che sarebbe diventato famoso come teorico, compositore di finali (è ancora considerato come una delle massime autorità nelle composizioni di finali di pedone) e come pubblicista, (per molti anni ricoprì la carica di redattore della rivista scacchistica Izvesty), fu anche un forte giocatore (vinse il Campionato di Mosca nel 1921 e nel 1924).

Al sesto turno del torneo del 1915, venne giocata la partita Grigoriev – Alekhine. Si noti che Grigoriev era il Bianco e Alekhine il Nero; si trattò di una partita interessante, analizzata dallo stesso Alekhine in un suo articolo pubblicato nella rivista Shakhmatny Vyestnik nel febbraio del 1916.

Ecco la partita.

Grigoriev – Alekhine, Mosca 1915

1.e4 e6 2.d4 d5 3.Cc3 Cf6 4.Ag5 Ab4 5.e5 h6 6.exf6 hxg5 7.fxg7 Tg8 8.h4 gxh4 9.Dg4 Ae7 10.g3 c5 11.0-0-0 (vedi diagramma)

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non 11.gxh4 come sopra. Alekhine ha commentato: “Avevo programmato di rispondere a 11.gxh4 con 11. … Af6, perché 11. … cxd4 avrebbe portato a complicazioni che sono molto difficili da calcolare e che probabilmente non sarebbero state vantaggiose per il Nero. Ecco un esempio della variante fantastica che sarebbe potuta scaturire dopo questa mossa”. E, mossa dopo mossa, ha dato la partita delle cinque Donne, accompagnata da un diagramma dopo 23. … b1=D con le parole Nero (Alekhine) sulla parte superiore e Bianco (Grigoriev) sotto. Così, nella pubblicazione originale, Alekhine ha perso la partita delle cinque Donne.

Nel frattempo la vera partita Grigoriev – Alekhine è continuata con (i punti esclamativi ed interrogativi sono dello stesso Alekhine) 11. … Cc6 12.dxc5 Da5! 13.Rb1 e5? 14.Dh5 Ae6 15.Cxd5? Axd5 16.Txd5 Cb4! 17.Txe5 Dxa2+ 18.Rc1 0-0-0 19.Ad3 Da1+ 20.Rd2 Dxb2 21.Re3 Af6! 22.Df5+ Rb8 23.Te4 Cxd3 24.cxd3 Ad4+ 25.Rf4 Dxf2+ 0 – 1

Fin qui tutto bene. La partita delle cinque Donne era stata pubblicata, e non una sola parola falsa era stata scritta. Ma più tardi Alekhine deve essersi rammaricato di non aver potuto effettivamente giocare questa partita e, forse per salvare i suoi lettori dal dover condividere con lui questa tristezza, l’ha inclusa nel suo libro del 1927, My Games Best of Chess 1908 – 1923.

Alla partita 26 troviamo la Tarrasch – Alekhine, Pietroburgo 1914 che inizia con 1.e4 e6 2.d4 d5 3.Cc3 Cf6 4.Ag5 Ab4. Qui Tarrasch proseguì con 5.exd5 e Alekhine annota: “Interessante è anche la continuazione di Chigorin: 5.e5 h6 6.exf6 hxg5 7.fxg7 Tg8 8.h4 gxh4 col miglioramento 9.Dg4! invece di 9.Dh5. Una partita giocata dall’autore a Mosca nel 1915, è continuata come segue ….. e ha quindi riprodotto la partita delle cinque Donne, illustrandola con ben tre diagrammi.

Così Alekhine ha aggiunto qualcosa alla letteratura scacchistica: la sua meravigliosa partita che non si sarebbe altrimenti mai vista se non sotto forma di variante.

Si noti che non menzionò né Grigoriev come perdente e neppure se stesso come vincitore. Per la verità quando parla di partita “giocata dall’autore” non può che riferirsi a se stesso: di chi altro avrebbe potuto essere quella pioggia di punti esclamativi ?. Ma mentì solo per metà, perché non rivelò il nome dell’altro giocatore.

Così, a seguito del libro di Alekhine, prese a girare per il mondo la partita Alekhine – N.N., Mosca 1915. Questa partita, presente in molti database, si trova anche nel sito www.chessgames.com, dove è stata battezzata col simpatico nomignolo di “l’Harem”: dopo 24.Th6 prosegue fino al matto 24. …. Dxf1 25.Db4+ Db5 26.Dd8+ Ra6 27.Dea3+ Dca4 28.Daxa4+ Dxa4 29.Dxa4#.

Ma com’è che allora si è giunti alla citata Alekhine – Grigoriev, Mosca 1915. Ciò sembra molto strano: se Alekhine non ha menzionato Grigoriev, allora come mai questo nome viene collegato alla famosa partita delle cinque Donne ? E com’era possibile che l’Alekhine – Grigoriev, Mosca 1915 fosse stata, in alcuni casi, pubblicata anche prima del 1927, anno in cui apparve il libro di Alekhine ?.

Buschke l’ha trovata infatti in un libro del 1925 di J. Dumont e, indagando, arrivò vicino alla soluzione: Alekhine aveva personalmente mostrato la partita a Dumont, da qualche parte nel 1923.

Ecco cosa accadde molto probabilmente. Alekhine si era letteralmente innamorato delle sue brillanti analisi alla partita delle cinque Donne e le aveva mostrate, in varie occasioni, a conoscenti: talvolta come vere e proprie analisi della partita Grigoriev – Alekhine, Mosca 1915, talaltra, nell’eccitazione del racconto, lasciando intendere di averla veramente giocata col Bianco. Tutto ciò ha certamente dato adito a malintesi, e il passo a trasformare la “Grigoriev – Alekhine” in “Alekhine – Grigoriev” è stato sicuramente breve.

Che la partita Alekhine – Grigoriev o Alekhine - N.N., che dir si voglia, sia una mistificazione lo si evince anche dalla prefazione che Alekhine fece nel 1929 alla autobiografia del giocatore e compositore francese Lazard. Egli scrisse: “Mi piacerebbe essere in grado di creare da solo, senza la necessità, come nelle partite, di dover adeguare i miei piani a quelli degli avversari, al fine di dar vita a qualcosa che rimarrà. Oh! Questo avversario, questo collaboratore contro la sua volontà, il cui concetto di bellezza è sempre diverso dal tuo e le cui risorse (forza, fantasia, tecnica) sono spesso troppo limitate per aiutare in modo efficace! Che strazio, per avere il nostro pensiero e la nostra fantasia legati da un’altra persona!”.

Questa è la storia di come le analisi di Alekhine alla partita Grigoriev – Alekhine, Mosca 1915 abbiano dato vita alla famosa partita delle cinque Donne.

La nota più strana è che lo stesso Grigoriev ha certamente visto la partita delle cinque Donne ma, sembra, senza riconoscerla. Infatti in un numero del 1927 della rivista Shakhmatny Listok, citando il libro di Alekhine, ha analizzato la Alekhine – N.N., Mosca 1915, ma non ha rilevato alcuna connessione tra la partita delle cinque Donne e la sua partita del 1915 contro Alekhine.

E’ accaduto anche il contrario. Nel 1930 Grigoriev ha pubblicato un’analisi della partita Grigoriev – Verlinsky, Mosca 1930, di nuovo con 9.Dg4 nella variante MacCutcheon, ma questa volta ha citato la sua vecchia partita contro Alekhine (ricordando, a torto, la continuazione 10.g3 Af6) e non menzionando la partita delle cinque Donne.

Così Grigoriev conosceva la partita delle cinque Donne, ma non gli è mai venuto in mente che avesse qualcosa a che fare con la Grigoriev – Alekhine, Mosca 1915. E’ beffardo il fatto che mentre stesse stendendo nel suo scritto quella meravigliosa partita, non sospettasse neppure che stava per immortalare se stesso come un perdente.

Ma la Alekhine – Grigoriev non è solo uno dei falsi di maggior successo della storia degli scacchi, c’è anche qualcos’altro che non va. Si tratta di un vero caso di suggestione di massa: il bel coup de repos 24.Th6, che ha guadagnato innumerevoli punti esclamativi da Alekhine, in realtà non vince.

Col tempo si è scoperto che 24. … Ag4+! (vedi diagramma),

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mai menzionata da Alekhine, è la continuazione migliore per il Nero, e sembra assicurare il pareggio. Fiumi di inchiostro sono stati versati in analisi sulla posizione dopo 24. … Ag4+! , ma una vittoria certa per il Bianco non è ancora stata dimostrata.

Così si è iniziato a cercare una mossa vincente per il Bianco prima di 23. … b1=D. E’ stato pure scritto un libro che riporta analisi su questa posizione (si tratta di Nieuwe Schaakkuriosa di Tim Krabbè), un articolo in Chess Life and Rewiew e persino organizzato un concorso di soluzione in Schaakbulletin, il precursore più interessante di New in Chess.

Anche forti giocatori come Ian Timman nel 1998 e Kirill Kryukov nel 2005 si sono interessati a questa posizione.

Per trovare una vittoria certa per il Bianco, dobbiamo tornare indietro di un po’: 20.g8=D vince, così come pure Ad3 giocata alla 22esima e, molto probabilmente, pure 23.Ad3.]]>
Giocareascacchi.it Altro Fri, 05 Mar 2010 20:21:11 +0100
Free Style: la nuova frontiera degli Scacchi. http://www.giocareascacchi.it/articoli/Allenamento/481-Free-Style-la-nuova-frontiera-degli-Scacchi-.html
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Free Style Chess, ovvero gli "Scacchi vers. 2.0".

Questa definizione è stata utilizzata da Kasparov in un appassionato articolo scritto su New in Chess.
Si tratta di un'interpretazione estremamente moderna degli Scacchi, simile al gioco per corrispondenza, ma molto più veloce ed immediata. Nel gioco per corrispondenza infatti, il giocatore può impiegare come aiuto libri, riviste, monografie e soprattutto il computer, ma una partita può durare anche dei mesi; nel Free Style invece il tempo di riflessione per ciascun giocatore (o squadra) è limitato ad un'ora.
In una partita di Free Style il giocatore può impiegare il computer e il software che più gli aggradano, selezionare la mossa ed infine giocarla sulla scacchiera. Ho specificato queste operazioni perchè nel Free Style si gioca su una normale scacchiera, muovendo i pezzi manualmente, anche se per la selezione delle mosse possiamo (anzi, dobbiamo!) utilizzare l'aiuto computer. La componente agonistica e psicologica, che viene affievolita di molto nel gioco per corrispondenza, è qui assicurata dal ridotto tempo di riflessione (al massimo un ora per tutta la partita) e quindi dalla possibilità quindi di introdurre novità teoriche, continuazioni taglienti o strategie alternative, magari non completamente corrette, ma difficilmente confutabili in un tempo così limitato.

Gli Scacchi moderni e il computer.
Il Free Style prende atto di uno stato di fatto evidente agli occhi di tutti e caratterizzato dalle seguenti osservazioni:

* le attuali combinazioni hardware/software scacchistiche sono ormai notevolmenti più forti di qualsiasi giocatore umano e la tendenza è quella di ampliare sempre di più questo divario.
* I computers sono molto più deboli dell'uomo nella pianificazione strategica e si prevede che questo divario rimarrà tale per moltissimi anni. Una pianificazione strategica a livello umano è lontana anni luce dalle attuali capacità dei programmi scacchistici.
* al giorno d'oggi TUTTI si avvalgono del computer nello studio, nell'allenamento e nell'analisi e MOLTI lo utilizzano, scorrettamente, anche durante i normali tornei, sia su internet che a tavolino. I recenti scandali di giocatori che andavano in bagno prima di giocare ogni mossa (vuol dire circa 50 volte nel giro di un paio d'ore!!), hanno rivelato uno stato di fatto ormai consolidato ed innarrestabile. Questo vale tanto per i cosiddetti "tornei amatoriali" che per quelli ad altissimo livello.

Per tentare di arginare questo cattivo costume sono stati inventati molti stratagemmi, ma non si tratta che di palliativi e spesso, come recita un vecchio proverbio, "è più il danno che il guadagno!". A causa dell'uso "malandrino" del computer, le partite non si possono più aggiornare ed eventuali tie break vengono giocati con una serie di blitz da 5 minuti. Su internet invece vanno di moda i "super-blitz" da 2, o addirittura 1 minuto, in modo da non permettere l'uso dei eventuali "aiutanti elettronici"... E' chiaro che in questo caso non si gioca più a scacchi ma al "mouse più veloce del West", dove quello che conta non è più l'abilità scacchistica o la giusta pianificazione, ma la mobilità delle dita!

L'approccio del Free Style è molto più pragmatico e realista ed invece di tentare di "fermare il futuro", lo rende parte integrante della competizione. I sostenitori del Free Style infatti affermano: «è inutile nasconderci dietro a un dito, il computer è ormai parte integrante e fondamentale degli Scacchi, quindi ammettiamolo liberamente nelle competizioni senza tante ipocrisie!»

La principale obbiezione che si può fare al Free Style è che, vista l'attuale forza dei computer, allora le partite saranno giocate fra di loro, con l'uomo relegato al compito di "manovratore", ma si tratta di un'impressione sbagliata. I software attuali sono fortissimi sotto il punto di vista tattico, ma penosi dal punto di vista strategico. Ciò è maggiormente evidenziato nelle aperture e nei finali, dove i programmi devono appoggiarsi a corpose librerie di aperture e nei finali, dove devono utilizzare enormi tabelle pre-calcolate (le famose table-bases). Anche nel medio gioco, specialmente nelle posizioni più "strategiche" i computer hanno grossi limiti; inoltre sono pateticamente inadeguati nel gestire molte posizioni di patta teorica, ad esempio quelle con gli alfieri di colore contrario (Vedi l'articolo di Bini!)... Come si vede c'è ancora molto spazio per l'intervento umano!

Il concetto di "Centauro".
In una partita di Free Style troviamo un'affascinante sinergia fra uomo e macchina, dove essi collaborano e si integrano producendo delle partite di altissimo livello tecnico. La stretta integrazione fra uomo e macchina ha fatto coniare il suggestivo termine di "Centauro" che ben si adatta a questo nuovo tipo di giocatore di Scacchi.

La sinergia fra uomo e computer non è uguale e costante per tutta la partita, ma ci saranno dei momenti dove sarà più attivo il computer ed altri dove lo sarà di più l'uomo; in generale si può affermare che attualmente l'uomo è la componente più importante in questa singolare forma di "integrazione", ma che la vittoria si ottiene solo da una perfetta collaborazione fra la componente "umana" e quella elettronica. E' un po' come il concetto di "armi combinate" della scienza militare: il valore delle singole componenti non viene sommato, bensì moltiplicato!

Nei vari tornei si è osservato che le squadre che si affidavano completamente al computer, magari utilizzando delle dotazioni hardware/software "pompatissime", soccombevano regolarmente di fronte a quelle che invece puntavano di più sul concetto di Centauro che abbiamo appena visto. In molti tornei Free Style di altissimo livello si è poi osservato un fatto curioso: spesso questi vengono vinti da "semplici" amatori, anche se fra i partecipanti vi sono GM di chiara fama! Come spiegare il fatto che dei GM vengono sconfitti da dilettanti? Entrambi possono utilizzare il computer... Anche qui entra in gioco prepotentemente il concetto di Centauro! Evidentemente i GM non riuscivano a conseguire il giusto connubio con la "componente elettronica" del team e magari si fidavano di più delle loro - certamente indubbie - capacità scacchistiche. Fatto sta che il campione di Free Style è un nuovo e diverso tipo di scacchista che deve possedere delle capacità ben specifiche e diverse da quelle che possiede uno scacchista tradizionale. Egli deve essere soprattutto un buon Centauro!

The dead zone.
Nel Free Style si entra in una specie di "zona grigia" dove non si sa più chi è il cavallo e chi è il cavaliere. A seconda della situazione che si crea sulla scacchiera, saranno di volta in volta il computer oppure l'uomo a decidere la mossa, ma quasi sempre si tratterà di una complessa situazione dove l'uomo proporrà delle varianti da analizzare al computer che a sua volta potrà proporre nuove alternative tattiche, rielaborate poi in chiave strategica dall'uomo e riproposte al computer... E' evidente che, in linea generale, i ruoli tradizionalmente fissati per uomo e per la macchina sono rimossi in favore di una situazione mista qual'è appunto quella del Centauro.
Il Centauro ideale è di norma un buon scacchista tradizionale, specialmente dal punto di vista posizionale, con una certa predilezione per la sperimentazione e le continuazioni "insolite", nonchè con una buona padronanza dei programmi scacchistici. Chi si ritiene superiore al computer o al contrario chi riveste un'eccessiva fiducia in esso, è destinato semplicamente a perdere!

La Formula 1 degli Scacchi.
Con questa felice definizione si vuole sottolineare che nel Free Style quasi tutte le partite sono di altissimo livello tecnico... Daltronde non potrebbe essere altrimenti: macchine ad altissime prestazioni e software sofisticatissimi, rappresentano degli strumenti formidabili nelle mani di un abile Free Styler e permettono di esprimere un livello tecnico notevolmente superiore a quello che si può avere sia nelle sfide "uomo contro uomo" che in quelle "macchina contro macchina". Nel Free Style siamo al top delle prestazioni ed anche una partita fra modesti dilettanti esprime un livello tecnico elevatissimo rispetto agli standard tradizionali.

Una "nuova frontiera" per gli scacchisti.
Nel Free Style, come abbiamo già visto, si impone un nuovo tipo di giocatore, lo scacchista-tecnocrate che deve gestire in modo ottimale le proprie capacità scacchistiche, l'hardware ed il software disponibili e soprattutto la perfetta integrazione di tutti questi componenti. Particolare attenzione è posta sulle aperture e sulle relative librerie, in modo da conseguire fin da subito qualche vantaggio posizionale, oppure con lo scopo di far consumare prezioso tempo di riflessione ai centauri avversari.

Al di la però di tutte queste considerazioni, il Free Style è soprattutto divertente! Tutti gli appassionati di automobili vorrebbero provare, almeno una volta, il brivido di correre a 400 all'ora su una fiammante Formula 1... Ebbene con il Free Style gli scacchisti possono provare lo stesso brivido ogni volta che vogliono!
Si prova una sensazione fantastica nel disporre di un potentissimo motore d'analisi con cui mettere alla prova le proprie idee e varianti contro un avversario altrettanto ben attrezzato. Inoltre è possibile sconfiggere anche giocatori molto più forti di noi negli Scacchi tradizionali. Chi non ha mai desiderato di competere contro un GM su un piano di parità? Col Free Style questo sogno può realizzarsi... A patto di diventare dei buoni Centauri!]]>
Giocareascacchi.it Allenamento Mon, 22 Feb 2010 16:14:11 +0100
Che cosa vuol dire imparare ? http://www.giocareascacchi.it/articoli/Altro/480-Che-cosa-vuol-dire-imparare-.html Cinque semplici pagine in pdf che considero un vero e proprio compendio sulle tappe da seguire per migliorare nel nostro gioco.
Ne consiglio caldamente la lettura a tutti quanti.

Bini

Che cosa vuol dire imparare?

La frequenza a corsi e lezioni di scacchi si giustifica con il desiderio di imparare concetti, principi, tecniche e altro ancora, al fine di riuscire a giocare meglio a scacchi. Ma con questo articolo vorrei spostare la vostra attenzione sul concetto stesso dell’imparare, un concetto il cui approfondimento ha una grande rilevanza pratica.
Se dell’imparare si ha una nozione debole, è chiaro che anche l’apprendimento sarà debole e i risultati insoddisfacenti. Cerchiamo dunque di esaminare la questione un po’ più da vicino, così che al termine di questo scritto potrete avere un’idea più precisa di ciò che dobbiamo fare per arrivare agli obiettivi che ci siamo prefissi.

Imparare è un evento elementare o complesso?

Con la parola “elementare” qui non intendo “semplice”, contrapposto a “complicato” o “difficile”. Nel contesto del discorso la parola “elementare” ha per noi il significato di non composto, di unitario. Ebbene, nel linguaggio comune l’imparare è implicitamente considerato come un evento elementare: una cosa la sai fare o no. Nel primo caso hai “imparato” e nel secondo no.
Tuttavia questa presunta unitarietà non corrisponde all’esperienza concreta e soprattutto non contempla i vari livelli dell’imparare.
Una volta andai a trovare amici che avevano un figlio di cinque anni. Tra i suoi giochi notai un flauto di plastica, di quelli che si usano a scuola, e poiché in quel periodo mi occupavo di educazione musicale, chiesi al bimbo se aveva imparato a suonarlo. Egli mi rispose di sì, senza esitare neppure un istante, quindi raccolse il flauto e vi soffiò dentro come fosse un fischietto, ricavandone un sibilo acuto e straziante.
“Vedi che sono capace?” mi disse alla fine.
Il suo “avere imparato” certamente non corrispondeva a ciò che la gente intende comunemente con “imparare a suonare uno strumento musicale”. Egli aveva della cosa un concetto assolutamente più povero. Il fatto potrebbe pure apparirci ridicolo, ma io mi chiedo: quanti concetti altrettanto poveri affliggono noi scacchisti?
Quante cose crediamo di sapere solo perché abbiamo dell’apprendimento un concetto troppo elementare e limitato?

I piani dell’imparare

Gli studiosi di tassonomia (una parola impossibile che ha a che fare con gli obiettivi dell’apprendimento) si sono rotti il cervello e dannati l’anima per stabilire quali fossero elementi e livelli dell’imparare. Ovviamente non sono arrivati a conclusioni concordi (e quando mai?), tuttavia, semplificando molto, possiamo individuare alcuni elementi che ci aiuteranno a capire la scala che in un modo o nell’altro dovremo salire.
Si tratta di gradini, che tuttavia non sono semplici pioli da percorrere uno dopo l’altro.
Immaginate piuttosto un palazzo formato di tanti piani (noi ne individuiamo 6). Voi potete salire a un piano e decidere come comportarvi:
a) esplorare accuratamente il piano prima di salire al successivo;
b) dare un’occhiata in giro tanto per vedere che c’è e poi salire;
c) non guardarsi neppure intorno e procedere speditamente al gradino superiore;
d) restare lì e non salire più.
Questi quattro comportamenti vanno tutti bene, ma di volta in volta dovremo stabilire come comportarci a seconda dei nostri interessi e dell’argomento.
Così, ad esempio, se vogliamo imparare ad usare un programma come il Fritz dobbiamo avere alcune informazioni preliminari sulle operazioni elementari del computer (tasti da premere per dare l’invio, saper trovare una cartella, caricare un file, ecc), ma certamente non abbiamo bisogno di dedicare un paio di anni di studio per giungere alla conoscenza del sistema operativo quale può avere un programmatore!
L’errore opposto sarebbe invece quello di non sapere neppure accendere un computer e pretendere di utilizzare i filtri di ricerca avanzata del Fritz.

Il primo piano: la conoscenza

Al primo livello c’è la conoscenza pura e semplice della cosa.
Essa è limitata al sapere che una certa cosa esiste. Ad esempio uno scacchista che sente parlare per la prima volta dello zugzwang o dell’Alfiere cattivo è passato dall’ignoranza a una prima conoscenza. Egli, che non sapeva nulla, ora sa qualcosa di più; sa che esistono cose come lo zugzwang e l’Alfiere cattivo.
Si tratta di una conoscenza ancora molto limitata, ma già importante.
Ora che sa che esistono queste cose, può decidere tre comportamenti diversi:
a) disinteressarsi della cosa, poiché gli scacchi per lui sono un passatempo che non richiede altro che fare una partitella ogni tanto con un amico;
b) andare subito in libreria a cercare un libro sullo zugzwang e avviare uno studio approfondito (magari perché si è trovato in un gruppo di scacchisti superbi che l’hanno umiliato e ora vuole prendersi una rivincita facendo passare tutti per ignoranti la prossima volta);
c) farsi spiegare in poche parole che cos’è lo zugzwang per poi decidere se salire a un livello superiore di apprendimento.
In sostanza il livello della conoscenza è un livello molto basso (e per la maggior parte delle cose è sufficiente), simile alla conoscenza che potete avere del Presidente degli Stati Uniti o della Norvegia. Sapete che ci sono, sapete anche qualche cosa che li riguarda, ma nulla più.
Così sapete che lo zugzwang è una situazione scomoda in cui il danno deriva dal fatto che negli scacchi dovete muovere e ogni mossa disponibile è una cattiva mossa. Se aveste la possibilità di non muovere non vi succederebbe nulla, ma poiché il regolamento non ve lo consente ecco che dovete per forza “farvi del male” con una mossa cattiva.
Lo zugzwang è dunque la stessa situazione di uno in piedi sulla cima di un palo, sospeso su 10 piani di vuoto. Finché sta lì non succede nulla, ma poiché non potrà resistere in eterno il passo che sarà costretto a fare gli sarà fatale…
La conoscenza è questa.

Il secondo piano: la comprensione

Questo è il piano cui si ferma la maggior parte degli scacchisti, soprattutto se abbastanza intellettualizzati, quindi prestatevi molta attenzione.
Aver capito qualcosa significa sapere come funziona e perché funziona. Aver capito lo zugzwang significa che quando qualcuno ne parla o un libro mi mostra una posizione di zugzwang, capisco subito di che cosa parla, capisco chiaramente che chi ne soffre non ha mosse buone…
Addirittura la mia comprensione può essere tale che anche se non mi dicono nulla riesco a riconoscere una posizione di zugzwang.
Rispetto al piano precedente è già un bel passo avanti. Anche qui posso fermarmi su questo piano ed effettuare un’esplorazione in orizzontale per accumulare altre conoscenze sullo zugzwang: chi ha usato per prima quella parola, in quale partita è comparso per la prima volta, esaminare se ci sono stati esempi recenti di zugzwang negli ultimi tornei…
Il problema per molti scacchisti, forse la maggioranza, è che raggiunto il piano della comprensione, ritengono di aver completato l’apprendimento e passano ad altro.
Se soffrite del diffuso difetto di saltare da un libro di scacchi all’altro come forsennati, leggendo avidamente ogni cosa vi capiti sotto mano, e avere con il tempo la sensazione di non migliorare affatto, allora probabilmente il vostro problema è quello di avere un’idea di apprendimento che si ferma al livello della comprensione.
Potete continuare a leggere sullo zugzwang quanto volete, lo comprendete sempre meglio, ma se restate a questo livello il vostro gioco non potrà riflettere ciò che avete imparato.

Il terzo piano: l’applicazione

Un passo avanti importantissimo è quando si passa dalla comprensione all’applicazione.
Questo significa che non vi limitate a riconoscere lo zugzwang (per continuare l’esempio) quando è presente, ma che operate attivamente per realizzarlo: triangolare con il Re, perdere un tempo con le mosse di Alfiere o di Torre, togliere le mosse all’avversario, costringerlo a esaurire le mosse di pedone...
Insomma, è la differenza tra sapere che cos’è una bicicletta (piano della conoscenza), sapere come funziona (piano della comprensione) e sapere andarci a spasso (piano dell’applicazione).
Se volete che il vostro gioco migliori, dovete fare in modo che le cose che avete capito diventino strumenti operativi. Dovete esercitarvi in tante posizioni diverse, finché vi diventi una cosa “normale” applicare correttamente lo strumento cognitivo (lo zugzwang, il principio dell’Alfiere cattivo, l’Attacco di minoranza o quant’altro).
Sono soprattutto gli esercizi ripetuti che vi fanno passare dal piano della comprensione a quello dell’applicazione. Se non perseverate per un buon tempo con gli esercizi, difficilmente raggiungerete il livello dell’applicazione in modo pienamente soddisfacente.
Accanto agli esercizi vi sono poi le partite di allenamento. Anche queste sono un bell’aiuto per giungere all’applicazione.
Se siete arrivati in modo solido a questo piano, siete degli scacchisti pratici di buon livello (almeno per quanto riguarda ciò che avete studiato). Siete dei “tecnici”, non ancora degli “scienziati” né degli “artisti”.
C’è un altro gradino da salire.

Il quarto piano: l’analisi

Analizzare significa scomporre un oggetto negli elementi che lo costituiscono.
Se al livello dell’applicazione il successo è utilizzare in modo corretto lo strumento nelle varie situazioni, al livello dell’analisi il successo consiste nell’individuare quegli elementi, più o meno nascosti, che indicano la possibilità di applicare il principio. Proprio come chi ha imparato ad andare in bicicletta e ora impara quali sono le strade e i percorsi in cui la bicicletta è più adatta.
Ecco allora che, seguendo il solito esempio, utilizzare il principio dello zugzwang sul piano dell’analisi significa riconoscere la presenza di elementi tipici: il trabocchetto nei finali di pedone, la presenza dell’Alfiere cattivo, la presenza del Cavallo cattivo contro l’Alfiere buono, la differenza nel numero di mosse di pedoni tra un colore e l’altro, la posizione ristretta dei pezzi avversari (Re al bordo della scacchiera, pezzi negli angoli, o chiusi in spazi con poche case a disposizione…).
Se dunque il piano dell’applicazione vi dice come applicare lo strumento, il piano dell’analisi vi spiega quando applicarlo.
Come si giunge a questo quarto piano?
Se per l’applicazione serviva soprattutto la frequente ripetizione degli esercizi, per il livello dell’analisi serve effettuare molti esercizi con una grande varietà di posizioni.
La varietà di posizioni aiuta il vostro potere di discriminazione a “distillare” ciò che si trova di comune nella diversità. Comincerete a riconoscere la presenza di certi fattori costanti che rendono applicabile questo o quel principio.
Siamo sicuramente arrivati a un buon livello di apprendimento, ma si può salire ancora.

Il quinto piano: la sintesi

La sintesi è il livello per cui da diversi elementi giungiamo a un’unica determinazione. Si potrebbe dire che se l’analisi era il momento scientifico, la sintesi è il momento artistico del gioco. Utilizzando ancora l’esempio dello zugzwang, arrivate al piano della sintesi quando siete in grado di combinarlo con altri elementi della posizione. Quando insomma lo zugzwang diventa uno strumento di un piano più generale che contempla una molteplicità di fattori.
Ecco allora che, chi è giunto a questo livello, potrà manovrare in modo da effettuare cambi che lascino l’avversario con un pezzo limitato nei movimenti, oppure con un Cavallo sovraccarico, ecc. In queste manovre può utilizzare principi estremamente diversi, strumenti tattici (attacchi doppi, scacchi di scoperta, ecc.) o strumenti posizionali (isolare un pedone, assumere il controllo di una colonna, ecc.). Il tutto per riuscire ad arrivare a una posizione in cui può scattare lo zugzwang.
Gli specialisti della sintesi, nel nostro campo, sono ovviamente i compositori di studi e di problemi, i quali fondono principi anche molto diversi per arrivare alla loro opera d’arte. Tuttavia anche a livello di gioco la capacità di creare delle sintesi significa da una parte riuscire a produrre piani di largo respiro, dall’altra di trovare anche soluzioni artistiche ai problemi presenti sulla scacchiera, combinando idee diverse. È chiaro che per giungere a questo livello gli esercizi sui singoli contenuti di apprendimento non bastano più. Proprio perché si tratta di una sintesi, è implicito che occorre la competenza di più contenuti, ma anche la semplice sommatoria di esercizi diversi non basta. Non è sufficiente esercitarsi, sullo zugzwang, sull’Alfiere buono o cattivo, sui doppi di Cavallo o sugli scacchi di scoperta.
La sintesi ha a che fare con il pensiero creativo ed esso si sviluppa più che con l’esercizio con l’atteggiamento aperto e disponibile al nuovo. Il desiderio di giocare con le cose come fanno i bambini: questo è il segreto per progredire verso il piano della sintesi. Mettere in dubbio ciò che appare certo, cercare modi diversi per fare le cose e non accontentarsi del “si fa così”, saper rischiare decine di sconfitte per provare le idee bizzarre che ci vengono…
Di più non sono in grado di dirvi.

Il sesto piano: la valutazione

Non intendo qui la valutazione della posizione, ma la capacità più generale di esprimere giudizi sui contenuti di apprendimento (lo zugzwang). Se siete dei giocatori pratici questo piano non vi interessa. Potete accontentarvi del precedente (che pure è ottimo). Il sesto piano, il piano della valutazione, è quello che interessa i teorici, gli studiosi come Steinitz, Tarrasch, Nimzowitsch, e molti altri meno noti. Per avere un’idea di ciò che significhi questo piano, provate a leggere quello che Nimzowitsch scrive a proposito delle catene pedonali, o delle Torri sulle colonne. Ovviamente a questo livello non esistono esercizi specifici; ciò che serve è soprattutto una grande capacità di pensare in termini astratti.

Conclusione

Abbiamo esaminato velocemente i sei livelli dell’apprendimento, ma questo scritto non sarebbe concluso senza far riferimento, seppure per accenno, a un fatto importante: nessun apprendimento permane immutato nel tempo. Gli apprendimenti, se non hanno un rinforzo periodico, sono destinati a degradare (si arriva a scordare persino la propria lingua madre se non viene più esercitata). Questo rinforzo all’inizio deve essere molto ravvicinato, poi può essere progressivamente ritardato (i matematici potrebbero parlare di una scala logaritmica). Quando iniziate a svolgere degli esercizi, probabilmente avrete bisogno di ripeterli già il giorno dopo. Poi vi basterà ripeterli una volta dopo tre o quattro giorni, quindi potrete lasciar passare anche un paio di settimane prima di riprenderli, poi un mese, ecc. A essere pignoli e schematici si può anche programmare la ripetizione degli esercizi secondo uno modello del tipo:
1 ripetizione al giorno per tre giorni di fila
1 ripetizione ogni settimana per 3 settimane di fila
1 ripetizione al mese per tre mesi di fila
1 ripetizione ogni sei mesi per 3 volte
Poi basterà anche una sola volta all’anno.
Non importa se gli esercizi vi sono familiari, ripeteteli lo stesso. Quest’ultimo consiglio è molto utile, ma esso non è nulla se non avete alcuna idea di come considerare i vostri apprendimenti.
Spero che questo scritto vi abbia aiutato a mettere a fuoco qualche idea nuova.

Renato

fonte: www.zeitnet .it]]>
Giocareascacchi.it Altro Wed, 17 Feb 2010 18:31:37 +0100
La patta posizionale: un serio problema per i computer http://www.giocareascacchi.it/articoli/Finali/479-La-patta-posizionale-un-serio-problema-per-i-computer.html patta posizionale è un tipo di finale o di studio in cui un colore, pur avendo una prevalenza di forze tali da assicurargli la vittoria secondo la teoria, non è in grado di sfruttare a dovere il vantaggio di materiale in quanto l'avversario riesce a trascinarlo in una posizione senza via d'uscita non più modificabile.

Esempi di patta posizionale sono le fortezze e lo scacco perpetuo.

La fortezza è una tecnica per ottenere la patta nei finali nei quali il giocatore in inferiorità di materiale crea una zona di sicurezza attorno al proprio Re che non può in alcun modo essere attaccata dall'avversario. La partita sarà teoricamente patta perché la parte con inferiorità di materiale riuscirà a mantenere la parità con una difesa passiva.

Lo scacco perpetuo è una tecnica difensiva che consiste in una combinazione in cui un giocatore, tramite una serie di scacchi, costringe l'avversario a ripetere sempre la stessa successione di mosse, per cui sulla scacchiera necessariamente una medesima posizione verrà ripetuta, prima o poi, per tre volte. Questo fatto causerà la fine delle ostilità, perché il regolamento afferma che in questo caso la partita viene decretata patta per ripetizione di mosse.

Tramite queste tecniche difensive, che devono per forza far parte del bagaglio di conoscenze del forte giocatore, a volte si riescono a salvare partite che, a prima vista, appaiono totalmente compromesse.

Ora viene il bello……. !

Sappiamo tutti quanto i computer siano deboli nel trattamento del finale, dove conta pesantemente la strategia, molto più difficile da codificare in un algoritmo di gioco rispetto alla tattica.

Ma le risorse difensive basate sulla patta posizionale e rappresentate dalle fortezze e dallo scacco perpetuo costituiscono un vero e proprio problema per i computer: difficilmente vengono riconosciute dai motori scacchistici in commercio, che mostrano palesemente tutti i loro limiti quando devono calcolare sul momento la mossa da giocare.

Vediamo qualche esempio di creazione di fortezze tratto da partite di gioco vivo.

Serper – Nakamura, San Diego 2004

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Fen: 8/8/8/3k2p1/4p3/2b1P1pP/4KNP1/8 w - - 0 1


Nella posizione del diagramma Rybka gioca 1.Cg4? che perde dopo 1. … Ag7, così come sono perdenti sia 1.Cd1? per 1. … Rc4 che 1.Ch1? per 1. … Ae5. Invece Serper trovò il modo di costruire un fortezza attraverso il sacrificio di un pezzo in cambio di un pedone e la possibilità di rifugiarsi col Re nell’angolo da dove non può più essere scacciato e giocò 1.Cxe4! Rxe4 2.Rf1 andando verso la casa h1. Dopo altre 10 mosse si raggiunse la posizione del diagramma sottostante

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Fen: 8/8/8/4b1p1/8/6pP/6P1/4k2K b - - 0 1


il Nero non ha modo di forzare il Re bianco via dall’angolo, così giocò 12. … Rf2 e dopo 13.h4 gxh4 la partita finì patta per stallo.

Ree- Hort, Week aan Zee 1986

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Fen: 4knQ1/7r/3p2p1/2bP1pP1/5P1N/6K1/8/8 b - - 0 1


Il Nero è in svantaggio di materiale di una Torre e un Alfiere contro la Donna. Nella posizione del diagramma Rybka opta per la naturale 1. … Af2+? che, come scrive giustamente Dvoretsky, avrebbe probabilmente perso dopo 2.Rxf2 Txh4 per via di 3.Rg3 Th7 4.Rf3 seguita dal trasferimento del Re in c6, oppure 3.Dg7!? Txf4+ 4.Rg3 Tg4+ 5.Rf3 minacciando 6.Df6 o 6.Dc7. Invece Hort forzò la patta con 1…Txh4!! 2.Rxh4 Ad4! (imprigionando la Donna bianca) 3.Rg3 Re7 4.Rf3 Aa1 (vedi diagramma)

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Fen: 5nQ1/4k3/3p2p1/3P1pP1/5P2/5K2/8/b7 w - - 0 1


e i giocatori si accordarono per la patta. La Donna del Bianco non ha mosse disponibili, tutti i pedoni neri sono protetti e l’Alfiere continuerebbe a fare la spola tra a1, b2, c3 e d4.

Ora un esempio di scacco perpetuo tratto da una mia partita per corrispondenza (io sono il Nero).

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Fen: 1k3r2/1r6/1p2q2p/1Rb5/Q5P1/5p2/5P2/1R2B2K b - - 0 1


Nella posizione del diagramma la posizione del Bianco appare disperata: per il Nero sembra infatti imminente la manovra vincente Df6 (o e7), Dh4+, Dh3, Dg2#. Io giocai invece 1. … Ta7! e vinsi 16 mosse più tardi, ma se avessi optato subito per la “Rybkaniana” 1. … Df6? (o 1. … De7?), il Bianco si sarebbe salvato con un perpetuo dopo 2.Txc5! Dh4+ 3.Rg1 Dh3 (minaccia matto in g2) 4.Tc8+! Txc8 5.Df4+ Tbc7 6.Txb6+ Ra7 7.Da4+! Rxb6 8.Da5+ ecc.

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Fen: 2r5/2r5/1k5p/Q7/6P1/5p1q/5P2/4B1K1 b - - 0 1


e, come è facile verificare, il Nero non riesce più a sottrarsi ai continui scacchi di Donna.]]>
Giocareascacchi.it Finali Sun, 14 Feb 2010 15:04:29 +0100
La formidabile attualita' del pensiero scacchistico di Serafino Dubo'is. http://www.giocareascacchi.it/articoli/Allenamento/478-La-formidabile-attualita-del-pensiero-scacchistico-di-Serafino-Dubois-.html Serafino Dubòis fu uno straordinario scacchista italiano del XIX secolo. Pressochè sconosciuto in patria, a causa di un vergognoso boicottaggio dell'establischment scacchistico di allora, fu a lungo uno dei più forti giocatori del mondo. Dal marzo del 1856 all'agosto del 1858, fu addirittura il più forte giocatore mondiale, come appurato da Chess Metrics, con un punteggio di 2642 punti ELO che per quei tempi era altissimo (per chi volesse saperne di più sulla sua vita, consiglio il libro "Serafino Dubòis, il professionista" ed il mio articolo sul sito "Taioscacchi": http://digilander.libero.it/taioscacchi/storia/dubois.html.
Il boicottaggio che questo straordinario giocatore ha dovuto subire è stato così TOTALE e sistematico che, oltre a morire dimenticato ed in miseria, il suo nome è stato cancellato da qualsiasi pubblicazione scacchistica e l'unica sua foto esistente è stata ricavata dal necrologio (di pessima qualità)... Difatti in Italia sono pochi a conoscerlo e solamente in questi ultimi tempi qualcuno sta cercando di riportarlo alla luce. Personalmente, prima di effettuare queste ricerche, lo ritenevo un giocatore romantico francese di second'ordine!!

In questi giorni sono riuscito a scaricare una copia di un suo bellissimo libro sulle aperture, "Le principali aperture del giuoco di Scacchi", e vi ho trovato una strordinaria profondità ed un'attualità di idee soprendente. Nel capitolo dedicato alle "aperture irregolari", com'erano chiamate allora quelle diverse da 1.e4 o 1.d4, espone le sue idee su tali impianti, nonchè molte varianti e devo ammettere che sono rimasto letteralmente a bocca aperta... Ad esempio egli riteneva la Difesa Siciliana non solo corretta, ma come una delle difese più promettenti per il Nero, contrariamente alle idee teoriche dell'epoca (ricordiamoci che siamo in pieno Romanticismo scacchistico!) e presenta delle varianti ("ricavate dalle idee del Paulsen, ma adattate in base alla mia esperienza più che trentennale del giuoco"...) di un'attualità ed una modernità sconcertanti! Egli era inoltre un convinto sostenitore dei fianchetti, giocati sia con il Bianco che con il Nero e quindi della validità sia della "Difesa del fianchetto di Donna" (oggi conosciuta come Difesa Owen), sia della "Difesa del fianchetto di Re" (Oggi conosciuta come Difesa Moderna). Le numerose varianti e partite che illustra, nonchè i suoi commenti!, sono anch'essi estremamente interessanti ed attuali.
Egli era anche un convinto assertore della validità della Difesa Francese, dell'Apertura Inglese e di altre aperture "moderne" come 1.Cf3 ed 1.g3, in completo disaccordo con le idee teoriche del tempo. Nel giustificare questo suo atteggiamento, Dubòis fece un'osservazione molto acuta e "pragmatica":
«... Il generalizzare con giudizi astratti, il voler tutto ridurre a sistema, va fatto con grande cautela nel nostro giuoco giacchè spesso la pratica dei grandi giuocatori non corrisponde affatto a questi princìpi emessi a priori. Altro è quando, analizzato per tutti i versi un impianto, tu ne cavi un princìpio sintetico; ma qui e generalmente nelle aperture "strette" o "chiuse", gli studi fatti sinora sono ben poca cosa! Ed io, più mi addentro in giuochi di tal fatta, tanto più mi convinco essere dessi sicurissimi e, ove siano correttamente seguiti, conducenti perlomeno all'ugualianza.»
Una frecciata velenosa contro i teorici non sostenuti da un'adeguata forza di gioco e che risulta più che azzeccata anche ai nostri giorni! Ricordo nuovamente che il libro è stato pubblicato nel 1869...

Più avanti, nel sostenere la validità dell'Apertura Inglese (1.c4) afferma: «... Ho già affermato in precedenza il mio convincimento che il Siciliano è la miglior risposta del Nero contro 1.e4, e allora come non sarebbe ugualmente buona la stessa mossa fatta un tratto prima? Tuttavia abbiamo assai più che questo argomento per provarne la sicurezza, come vedremo qui a presso nelle varianti.»

In definitiva il buon Serafino era non solo un giocatore fortissimo, ma anche un profondo teorico senza idee preconcette che esprimeva idee e principi solamente dopo una profonda verifica pratica ed un attento studio di numerose partite e varianti. L'establischment scacchistico dell'epoca lo ha poi ignobilmente e vilmente "demolito", sia come scacchista che come uomo, così abbiamo perso un occasione unica di avere un capo scuola di prim'ordine e di sviluppare un movimento scacchistico nazionale che avrebbe avuto una storia ben diversa da quella attuale.

Piano piano qualcuno comincia ad interessarsi a questo grande scacchista, come Roberto Messa, ed anche l'Italia Scacchistica gli ha dedicato alcuni articoli. Spero vivamente che la figura di Serafino Dubòis sia rimessa nel posto d'onore che gli spetta e che venga finalmente conosciuto dagli scacchisti italiani... Dopo quasi due secoli di colpevole oblìo, è il minimo che gli dobbiamo!

Carotino.]]>
Giocareascacchi.it Allenamento Thu, 11 Feb 2010 22:16:17 +0100
Una partita da ricordare: per un record o per un' incredibile dimenticanza ? http://www.giocareascacchi.it/articoli/Altro/477-Una-partita-da-ricordare-per-un-record-o-per-un-incredibile-dimenticanza-.html
La partita, che si è conclusa con la vittoria di Rombaldoni dopo ben 180 mosse e 8 ore e 20 minuti di gioco, è giustamente ricordata perché costituisce il nuovo record di lunghezza per partite giocate da un italiano.

Io la ricorderei però anche per qualcos’altro.

Memorizziamo la posizione verificatasi dopo la mossa 109. … Axh3.

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Ora facciamo un salto in avanti, alla posizione dopo 159. … Te4+.

Ecco il diagramma

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Notate niente di particolare ?

Provate a confrontare attentamente i due diagrammi.

Ancora niente ?

Allora sveliamo l’arcano.

Come si vede chiaramente dal confronto tra i due diagrammi i pezzi sulla scacchiera sono sempre gli stessi e l’unico pedone rimasto non è mai stato spinto: inoltre sono state giocate esattamente 50 mosse.

Risulta dunque finalmente chiaro l’errore commesso dall’inesperto Stella che avrebbe potuto, anzi dovuto, chiedere la patta per la regola delle 50 mosse, poiché non può certo ambire a giocare per vincere. Non sappiamo se Stella non avesse trascritto in modo corretto le mosse sul formulario, oppure non pensasse di poter invocare questa regola col Re sotto scacco, fatto sta che diamo naturalmente per scontato che la conoscesse.

Molto probabilmente, nella foga della lotta e dal momento che la regola delle 50 mosse è di applicazione decisamente rara, si è semplicemente ….. dimenticato della sua esistenza e 20 mosse dopo Rombaldoni ha vinto !

Eppure è bene conoscerla perché può tornare sempre utile.

La regola delle 50 mosse afferma che un giocatore può dichiarare la partita patta se, nelle ultime 50 mosse consecutive, non vi è stata nessuna cattura e nessuna mossa di pedone.

Bisogna tener presente che, dopo le 50 mosse, la partita non è però automaticamente patta, ma la patta deve essere dichiarata dal giocatore che deve muovere, il quale potrà far valere la propria richiesta sulla base delle mosse scritte sul formulario in notazione algebrica.

Tale regola ha alle spalle una lunga storia e già Ruy Lopez nel suo testo del 1561 la descrive in dettaglio.

E’ stata introdotta per tutelare il giocatore da “giocatori” che sperano di vincere anche partite impossibili da vincere insistendo a muovere i pezzi avanti e indietro senza pervenire a nessun risultato, nella speranza che l’avversario sbagli.

Nel XX secolo, con l’utilizzo dei database, si è scoperto che alcuni finali (come re e due alfieri contro re e cavallo o torre e alfiere contro due cavalli), per essere vinti, richiedono più di 50 mosse (senza una mossa di pedone o una cattura) in alcune posizioni, per cui la regola è stata cambiata per includere alcune eccezioni in cui erano consentite 100 mosse. Le eccezioni furono poi rimosse dal regolamento FIDE, ed ora qualunque situazione sulla scacchiera è sottoposta alla regola delle 50 mosse.

Il suo campo principale di applicazione è nella fase finale della partita, soprattutto nel caso in cui tutti i pedoni ancora presenti non abbiano più mosse possibili. In una tale situazione, può capitare di incaponirsi alla ricerca di uno scacco matto a tutti i costi per chiudere in bellezza, ed è quindi importante ricordarla sia nel caso in cui ci si trovi in svantaggio, onde sfruttare l’eventuale imperizia dell’avversario nel concretizzare il suo vantaggio, sia quando siamo noi ad essere in vantaggio, onde non sprecarlo.

Tuttavia, sebbene siano piuttosto rare, si incontrano partite patte per la regola delle 50 mosse anche prima del finale. Un esempio è la Filipowicz - Smederevac, Polanica Zdroj del 1966, che fu dichiarata patta alla mossa 70 non essendo stata effettuata alcuna cattura durante l'intera partita, ed essendo stata effettuata l'ultima spinta di pedone alla mossa 20.]]>
Giocareascacchi.it Altro Wed, 10 Feb 2010 19:12:22 +0100
La ricerca dell'apertura migliore: un mito da sfatare http://www.giocareascacchi.it/articoli/Altro/476-La-ricerca-dell-apertura-migliore-un-mito-da-sfatare.html
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Qual è la mossa migliore in questa posizione ?

Basta navigare tra i siti internet che parlano di scacchi per vedere con quale frequenza questa semplice ma legittima domanda viene posta tra i giocatori dilettanti.

A riguardo sono sicuro che ognuno di noi avrà qualcosa da dire. Tra l’altro è divertente leggere le diverse disquisizioni, più o meno tecniche, attraverso le quali si tenta di spiegare il perché e il percome una mossa sia migliore dell’altra.

Per fortuna alla domanda iniziale non c’è risposta. Io stesso qualche tempo fa, proprio nel forum di questo sito, sono caduto in questo errore scrivendo un post dal titolo vagamente provocatorio “Perché 1.d4 è la mossa più forte!” e sono stato per questo giustamente criticato.

La verità è che, allo stato delle attuali conoscenze scacchistiche, l’apertura migliore o il repertorio perfetto non esistono.

Diffidate da quei libri con titoli altisonanti del tipo “Vinci con la difesa X” o “Vinci con l’Apertura Y”; se fosse così semplice tutti le utilizzerebbero e il gioco degli scacchi sarebbe prossimo ad essere risolto.

Non esistono aperture o varianti in grado di dare un chiaro vantaggio al Bianco o una facile parità al Nero, ma solo diversi sistemi d’apertura, più o meno equivalenti dal punto di vista sportivo-statistico ma con caratteristiche e finalità molto diverse tra di loro, ciascuno più o meno adatto ai propri pregi e ai propri difetti.

La prima cosa da fare è dunque scegliere quelle aperture che più si adattano ai propri gusti personali; se non si vuole andare incontro ad una sicura sconfitta, non c’è niente di peggio che adottare aperture assolutamente non consone al proprio stile di gioco. A tal fine è quindi importante avere almeno un’infarinatura generale sulle caratteristiche di tutte le aperture. Un tempo la “Bibbia” sull’argomento era “Il manuale teorico pratico delle aperture” di Giorgio Porreca, altrimenti chiamato il “Porrecone” per via delle dimensioni. Oggi i tre volumi di “La grande enciclopedia capire le aperture” di Djuric-Komarov-Pantaleoni potrebbero fare al caso vostro.

Una volta che si ha una panoramica generale su tutte le aperture, il modo migliore per scegliere è quello di selezionare quelle aperture che, con le loro linee di gioco ci conducono in posizioni nelle quali ci troviamo a nostro agio e ci risulta facile capire ed individuare i piani di gioco da mettere in atto. In altre parole non dobbiamo andare alla ricerca della mossa migliore in assoluto, che molto spesso nella fase di apertura non esiste, ma della mossa che capiamo, sappiamo apprezzare e ci porta in una posizione che ci piace. Una volta chiarito che è vitale scegliere quelle aperture che ci portano a posizioni consone al nostro gioco, abbiamo già compiuto un bel passo avanti nella comprensione degli aspetti pratici del gioco.

L’antico adagio del “conosci te stesso” anche negli scacchi è alla base di ogni miglioramento. Penso che la maggioranza dei giocatori ricordi il momento in cui ha capito che ci sono posizioni che offrono un leggero vantaggio ma che non sono loro gradite, e altre posizioni “pari” che però amano giocare.

Dopo aver scelto un’apertura occorre iniziare a studiarla. L’errore più comune che di solito si commette è quello di analizzare la partita dalla prima mossa con l’intenzione di memorizzare la mossa migliore in ogni posizione che può derivare da quella apertura. Ciò è innanzitutto impossibile, ma è anche tremendamente noioso e controproducente: memorizzare lunghe sequenze di mosse sperando che l’avversario “rispetti” la variante e non giochi mosse diverse non aiuta l’apprendimento dell’apertura ed anzi pone spesso il giocatore di fronte ad un passaggio brusco tra apertura e medio gioco. Non c’è da meravigliarsi del fatto che molti giocatori vadano incontro a grossi problemi non appena usciti dall’apertura, perché non sanno come la partita dovrebbe proseguire. Se si gioca l’apertura a memoria arriverà un momento in cui all’improvviso dovremo iniziare a giocare sul serio partendo dalla posizione raggiunta: abituarsi a tale posizione e cominciare a pensare veramente e a costruire piani non è sicuramente facile. In realtà le varianti sono solo esempi, mosse già giocate da altri giocatori e in genere esistono moltissimi modi per deviare, molti dei quali assolutamente corretti. Spesso le varianti sono legate alla moda, sono soggette a momenti di gloria e di abbandono e la loro valutazione cambia col tempo.

Il modo migliore per provare un’apertura è quello di giocare molte partite, analizzarle e confrontarle con le partite giocate da Maestri con la stessa apertura e con le mosse ed i piani che loro hanno adottato. Spesso infatti solo giocando ci si rende conto del nostro “feeling” con quella determinata apertura. Questo oggi può essere fatto tramite internet, partecipando a tornei on-line. E’ anche possibile, ma meno efficace, giocare contro il computer; i programmi di gioco tendono infatti a riproporre sempre le stesse varianti e a privilegiare l’aspetto tattico su quello strategico.

Giocando decine di partite con la stessa apertura ci si accorgerà che ricorreranno idee, piani strategici e tattici ed infine si comincerà a trovare familiare tutto ciò. Allora potremo anche ricorrere all’uso di una monografia specifica, la cui lettura sarà molto più agevole e potremo apprezzare più facilmente i suggerimenti e le varianti proposte.

Infine un’ottima idea è conservare le proprie partite, creando un database con classificazione per apertura per poterle rintracciare facilmente nel momento del bisogno.

Già che siamo in argomento tocchiamo anche il tema del repertorio. Conviene avere un repertorio ampio oppure è meglio un repertorio limitato ?

La maggior parte degli scacchisti preferisce limitare il proprio repertorio di aperture al minimo indispensabile: una sola prima mossa col Bianco, per esempio 1.e4 o 1.d4, e un’unica difesa col Nero contro ciascuna delle prime mosse del Bianco. Francamente questa scelta appare troppo rigida per i seguenti motivi;
- si rinuncia alla possibilità di cambiare apertura quando l’avversario si è preparato specificatamente per affrontare le nostre varianti usuali;
- si rinuncia alla possibilità di cambiare quando esce qualche novità teorica che momentaneamente rende inefficace la nostra variante;
- si rinuncia alla possibilità di giocare la variante più adatta alla situazione concreta del momento, e perché no, anche al proprio stato d’animo.

Alcuni Grandi Maestri conoscono invece praticamente tutti gli schemi d’apertura, con relative varianti e sottovarianti, e si tengono costantemente aggiornati su ogni novità teorica in tutte le linee conosciute allo stato attuale della teoria. Sebbene questa seconda scelta presenti indubbiamente i suoi vantaggi perché permette un ampliamento della comprensione del gioco che si ripercuote positivamente anche sul centro partita, la mole di lavoro da svolgere non consente ai semplici appassionati di conoscere “tutto”, per mancanza di tempo o di voglia di ampliare il proprio repertorio.

Come sempre l’opzione consigliabile sta nel mezzo: selezionare un repertorio di aperture minimo ma completo ed affidabile (io direi almeno un paio di sistemi sia col Bianco che col Nero, di cui almeno uno in grado di creare complicazioni) da studiare profondamente ed usare più spesso, ed integrarlo con lo studio di qualche apertura che potremo giocare occasionalmente in alternativa a quella preferita del nostro repertorio minimo. Ovviamente non potremo conoscere queste seconde aperture in maniera altrettanto approfondita, ma comunque dovremo avere una sufficiente familiarità con esse.]]>
Giocareascacchi.it Altro Tue, 02 Feb 2010 18:44:39 +0100
Sopravvalutare le risorse dell'avversario http://www.giocareascacchi.it/articoli/Altro/475-Sopravvalutare-le-risorse-dell-avversario.html
Mano a mano che accumulerete esperienza di gioco, magari dopo parecchie partite perse per aver sottovalutato il controgioco avversario, imparerete però ad introdurre nei vostri processi decisionali anche le possibilità dell’avversario. Così, nel considerare una mossa che offre molti vantaggi, ne metterete in conto anche le controindicazioni e ciò vi porterà a non giocarla se esiste anche una sola buona ragione per non farla.

Il rovescio della medaglia di tutto ciò è che, con l’aumentare della vostra forza di gioco e a causa della troppa esperienza che avete accumulato, vi sembrerà a volte di vedere per l’avversario più opportunità di quante non ce ne siano in realtà e così rinuncerete alla scelta della candidata migliore unicamente perché vi sembra di scorgere chissà quale controgioco in un ramo dell’albero.

Di questo problema ne hanno fatto le spese anche forti giocatori.

Nella tarda maturità il GM Yefim Geller ebbe fama di vedere nella posizione avversaria più di quanto di fatto ci fosse. Negli anni giovanili la sua ben nota prudenza gli aveva fatto guadagnare l’onore di aver reso popolare Rg1-h1 in varie posizioni della Siciliana, onde evitare problemi tattici che potevano materializzarsi in un lontano futuro. Ma il Geller più in là con gli anni spesso si affidava a mosse pigre e dispendiose come Rg1-h1 solo per evitare di calcolare quel genere di candidate promettenti che un Geller più giovane avrebbe scelto.

Anche il Kasparov degli ultimi tempi si è fatto notare per una certa tendenza a vedere per il suo avversario più opportunità di quante ce ne fossero in realtà.

Kasparov – Kramnik, Linares 2000

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In questa posizione, dopo lunga riflessione Kasparov giocò la tranquilla 1.Ab2 e si accordò per la patta due mosse dopo. Gran parte del tempo lo aveva dedicato all’analisi di 1.Da4, che gli piaceva perché non sembra facile per il Nero confutare la minaccia Ae4xc6 senza fare concessioni. Per esempio 1. … Da8 2.Ad2 Ad6 3.c4 Ce7 4.Axb7 Dxb7 5.Tac1 con un leggero margine per il Bianco. Inoltre 1.Da4 ha un secondo scopo, quello di portare la Donna sul lato di Re via b5, per esempio 1. … Dd6 2.Db5 e poi 3.Df5, con minaccia di matto in h7. Ma alla fine la scartò perché vide una complicata difesa con il possibile scenario.

1. … a6

impedisce Da4-b5 e provoca il Bianco a catturare in c6.

2.Axc6 b5 3.Axb5

non 1. … Da5 Axc6 4.Dxa6? Axf3!

3. … axb5 4.Dxb5 Axf3

e gli sembrò che la disastrata posizione del proprio Re potesse offrire al Nero un compenso per la perdita dei pedoni.

In realtà dopo

5.gxf3 Ad6 6.Txe8 Txe8

le mosse forzanti sono finite e il Bianco si ritrova con due pedoni in più e un lato di Re permeabile. Guardando una mossa avanti è possibile che Kasparov abbia visto la pericolosa Te8-e6 (oppure Te8-e1+) seguita da Dd8-h4 oppure da Te6-g6+, che però si sarebbe rivelata un miraggio dopo 7.Ae3 Te6 8.Dh5! con evidente vantaggio del Bianco.

Eppure Kasparov non si azzardò a giocare 1.Da4, la mossa migliore, perché sopravvalutò le possibilità dell’avversario.]]>
Giocareascacchi.it Altro Tue, 02 Feb 2010 18:38:14 +0100
Sergio Mariotti: the Italian fury http://www.giocareascacchi.it/articoli/Personaggi/474-Sergio-Mariotti-the-Italian-fury.html
Ha però la fortuna di giocare spesso con un vecchio principe russo in esilio a Firenze, un certo Obolenskij, che ne scopre il talento e gli insegna parecchi trucchi e tranelli, oltre alle basi per migliorare il proprio gioco.

Nel 1963, al torneo di Imperia, ottiene il titolo di Candidato Maestro.

Nel 1965 a Torino vince il Campionato Italiano Giovanile.

L’anno più importante per Mariotti è però il 1969, che lo vede iniziare come Candidato Maestro e concludere addirittura come Maestro Internazionale.

In quell’anno vince il torneo di Napoli con oltre l’80% dei punti e quello di La Spezia dove ottiene il titolo di Maestro.

Nello stesso anno a San Benedetto del Tronto si laurea Campione Italiano assoluto e questa vittoria gli offre la possibilità di partecipare al torneo Zonale di Praia de Rocha (Portogallo) dove ottiene 3 punti su 4 affrontando 4 Grandi Maestri. Grazie a quest’ultima prestazione ottiene il titolo di Maestro Internazionale. In quell'occasione vince una brillantissima partita contro Glicoric, considerata una tra le migliori partite di quell'anno. Due sconfitte in posizione vinta con giocatori di bassa classifica gli impediscono di qualificarsi.

Nel 1970 Mariotti vince il Torneo di Capodanno a Reggio Emilia.

Nel 1971 nuovamente il Campionato Italiano a San Benedetto del Tronto.

Nel torneo di Venezia del 1971 arriva secondo, conquistando la prima norma di Grande Maestro.

Alle Olimpiadi di Nizza del 1974 è premiato con la medaglia di bronzo individuale come prima scacchiera dietro a Karpov e Torre e, con essa, ottiene la norma definitiva per il titolo di Grande Maestro, diventando così il primo italiano a potersene fregiare a partire dal 1950, cioè dall’istituzione ufficiale del titolo stesso.

Nel 1974 la rivista inglese British Chess Magazine, per il suo gioco brillante, lo soprannominò the Italian fury.

La sua carriera continua ancora positivamente portandolo a qualificarsi nel 1975 per l'Interzonale, battendo il portoghese Durao.

Nel 1976 a Manila gioca molto bene dimostrando uno stile fantasioso, uno spirito combinativo ed inusuali schemi strategici. Si classifica al 10° posto al pari del grande Spassky e di altri importanti Grandi Maestri.

In quegli anni in Italia era oggettivamente difficile intraprendere una carriera esclusiva da scacchista professionista, così Mariotti, per motivi di lavoro, diminuisce la partecipazione ai tornei e il suo gioco perde via via lo smalto dei tempi migliori.

Nel 1976 vince comunque ancora il Torneo di Rovigo.

Nel 1977 è secondo al Ciocco.

Nel 1978 Mariotti partecipa al Torneo Zonale dove si classifica al 4° posto, primo degli esclusi.

Nel 1979 vince il Torneo di Lugano.

Nel 1986 vince il torneo di San Giorgio su Legnano.

Nel 1988, alle Olimpiadi di Salonicco, ottiene un ottimo 50% dei punti.

Ritiratosi dall'attività agonistica, diede ancora il suo contributo nell'organizzazione del mondo scacchistico italiano: dal 1994 al 1996 fu infatti presidente della Federscacchi Italiana.

Dal 2005 al marzo 2009 è stato membro del consiglio direttivo federale e ha ricoperto la carica di Commissario tecnico della squadra azzurra, non disdegnando di tanto in tanto il gioco attivo: nel 2005 ha infatti vinto in solitudine l'importante torneo semilampo "Città di Rocca di Papa” davanti, tra i molti altri, all'allora campione italiano Michele Godena.

Per quanto riguarda la sua carriera scacchistica ci piace ricordare una frase di Tal: "Peccato - disse il campione sovietico - che non abbia avuto il coraggio di fare lo scacchista professionista. Se non avesse scelto la banca, sarebbe diventato uno dei più forti giocatori del mondo".

L'esattezza di questa frase è stata confermata da numerose interviste rilasciate da Mariotti, nelle quali afferma di non essere mai stato un giocatore professionista e di tenere molto al suo lavoro in banca, sostenendo che dedicare troppo tempo agli scacchi, come richiede un'attività ad altissimo livello, avrebbe ostacolato troppo la sua carriera lavorativa.

Noi appassionati di scacchi accettiamo questa decisione, ma lasciateci dire che è un peccato.

Probabilmente, infatti, avremmo potuto vedere Mariotti tra i primi dieci scacchisti del mondo!]]>
Giocareascacchi.it Personaggi Sun, 31 Jan 2010 21:05:43 +0100