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Giorno: 23/05/2013, 09:51:42
Computer e geometrie.
L'articolo Errori e geometrie mi da lo spunto per iniziare una discussione... Delicata! biggrin.gif

perchè un giocatore medio dei nostri giorni è tatticamente superiore ad uno del passato, ad esempio degli anni '80?

Il giocatore di scacchi dei nostri giorni, sia esso un dilettante o un GM, studia e analizza con l'aiuto del computer, usando una delle tante "scacchiere vitruali" (o GUI, Graphic User Interface) disponibili, quali Fritz, Scid, ChessBase, Chess Assistant, ecc...., avendo a disposizione un potente motore.

Quando vediamo che una mossa per noi naturale non è nemmeno presa in considerazione dal computer, nella maggior parte dei casi si tratterà di un nostro errore tattico, di un qualcosa che ci è "sfuggito".

Un giocatore ambizioso e desideroso di migliorarsi cercherà quindi di trovare il tema tattico che gli è sfuggito e lo allenerà e memorizzerà, facendo quindi progressi significativi nella sua visione tattica.
Questo approccio così naturale ed istintivo, ci permetterà inoltre di superare, quasi senza che ce ne accorgiamo, gli altrettanto naturali Errori Geometrici che abbiamo visto nell'articolo. E' ovvio che il computer non ha istinti ne psicologia.

L'utilizzo del computer, anche ad un livello così elementare ed intuitivo, ci da un vantaggio enorme rispetto a chi usava i classici metodi del passato che prevedevano l'utilizzo di strumenti rozzi e primitivi come la scacchiera in legno, i libri, i bollettini, ecc.
Quando poi si utilizza il computer con metodi di studio, allenamento e analisi adottando sistemi più sofisticati e mirati, i benefici saranno ancor più vistosi e proficui.
Ecco perchè sorrido con benevolenza quando ogni tanto appare qualche fanatico "nemico del computer" che lancia strali e disprezzo su uno strumento così prezioso e tipico del nostro tempo qual'è il computer.

Certo, esistono anche gli Amisch che aborriscono ogni forma di progresso come l'elettricità e l'automobile, ognuno ha il diritto di vivere come vuole, ma... smile.gif
Sono una carota in cerca di sè stessa...
Giorno: 29/01/2022, 05:42:27
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Giorno: 23/05/2013, 10:28:16
Per capire l'ENORME rivoluzione che ci hanno portato i tanto disprezzati motori, si ponsi alla possibilità che abbiamo di disporre di un "Assistente Tattico" fortissimo (più forte di qualsiasi giocatore umano) che ci fornisce velocemente la miglior soluzione, che ci aiuta a scoprire combinazioni e continuazioni che mai da soli avremmo potuto trovare, che ci risponde alle classiche domande del tipo "ma se io sacrifico in h6 cosa succede?", ecc...

Un altro grande dono dei motori è l'obiettività. I libri e le riviste erano scritte da bravi scacchisti (sicuramente migliori di noi) e quindi quello che scrivevano era "sacro e inviolabile". Chi mai avrebbe OSATO pensare che la tal combinazione di Euwe o di Alekhine era sbagliata? Non parlo solo di tali giganti della scacchiera ma anche di semplici maestri nostrani che erano comunque ben al di la delle capacità di povero principiante.
Ecco invece che "la perfida macchinetta" ci permette di penetrare più fondo anche le "sacre scritture" e di metterle in discussione, senza tema di venir passato per profano o pallone gonfiato.
Quante aperture degli anni '80 hanno retto all'implacabile esame dei motori? Ben poche. Molti brillanti attacchi, molte brillanti combinazioni, brillanti piani e brillanti idee sono state impietosamente confutate dalla "perfida macchinetta".

Ovviamente, per guidare la macchina devo avere la patente, ossia la devo saper usare. Solo un pazzo si lancerebbe sull'autostrada ai 200 all'ora senza aver mai guidato una macchina... Ma nel caso il pazzo in questione si schiantasse, sarebbe una buona idea proibire l'uso delle automobili?
Sono una carota in cerca di sè stessa...
Giorno: 23/05/2013, 11:55:50
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Giorno: 23/05/2013, 12:45:05
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Supporta anche tu i progressi scacchistici di Qfwfq. È gratuito. Commenta le sue valutazioni delle posizioni, tratte da partite che hanno fatto la storia del Nobil Giuuooco. Un piccolo gesto per te, un futuro grande passo per la FSI.
Giorno: 23/05/2013, 12:48:37
Io posso solo portare la mia testimonianza personale, che però ritengo sia piuttosto esemplificativa.
Ho iniziato a giocare nel 2002, e all'epoca non avevo il computer.
Mi lessi minuziosamente un paio di manuali generici, uno credo di porreca.
Andavo in un circolo vicino casa mia dove in realtà c'erano più damisti che scacchisti.
Vi trovai una prima nazionale (in seguito diventato candidato, di lì a poco) con cui giochicchiavo.
Mi sbranava sempre e comunque e non capivo nemmeno il perchè.
Poi mi aggregai ad un'associzione culturale dove peraltro incontrai molti dei miei migliori amici fintanto che sono rimasto a parma.
Nel frattempo il portatile l'avevo preso da un pezzo ma continuavo a non utilizzaro per gli scacchi.
Nel 2005 a maggio faccio il primo torneo, che tutto sommato finsice bene perchè guadagno 45 punti in 6 partite (e le due sconfitte per come sono maturate gridano ancora vendetta).
Nel 2007 altri due tornei, il primo concluso con un dignitoso +30 ma il secondo con un orribile -6 (anche se in entrambi i tornei ho buttato via diverse partite).
A questo punto mi sono detto che c'era qualcosa che non andava: non è possibile dominare sistematicamente l'avversario e poi buttare nei servizi igienici punti su punti per sviste banali e cali di concentrazione improvvisi.
Ero a +69 dopo tre tornei ma sul piano del gioco avrei tranquillamente meritato +200.
Mi sono detto a quel punto che dovevo un trovare un modo di allenarmi per cui:
1)bisognava sempre essere supervigili tatticamente
2)bisognava avere la consapevolezza di non poter speculare sulla svista o sullo zeitnot altrui
3)bisognava giocare in modo creativo e possibilmente ancora più aggressivo
4)bisognava allenare la tecnica, perchè non è affatto facile vincere le posizioni vinte
Realizzai che solo utilizzando il pc avrei potuto allenare queste fasi del gioco, in maniera veloce ed efficace.
Cominciai a scaricare tutto lo scaricabile da internet, e ad usarlo.
Ad oggi mi sono portato ancora più avanti e partecipo addirittura allo sviluppo di un software open source, peraltro pensato per i giocatori da torneo più di qualsiasi altro.
Risultato: altre 10 partite di torneo con elo e +111 nelle suddette (un paio di regali li ho elargiti comunque, ma niente in confronto a prima).
Senza l'uso, articolato ed estensivo, del pc non si progredisce a scacchi; o comunque molto più lentamente: questa è la conclusione che ho tratto dalla mia carriera scacchistica.
I grandi giocatori del passato oggi verrebbero polverizzati da un gm medio qualsiasi, perchè non hanno avuto modo di prepararsi ed allenarsi con i metodi moderni.
La verità è che tutti gli atteggiamenti di diffidenza verso qualcosa di nuovo e diverso nascono da una conoscenza limitata, spessissimo molto limitata.
I detrattori degli scacchi al pc di solito fanno le seguenti critiche:
1)i programmi non sbagliano mai tatticamente, questo è snervante ed estenuante e non simula il comportamento uumano.
2)i programmi non perdono mai per il tempo.
3)i programmi non fanno mai mosse speculative.
4)i programmi non peggiorano il loro gioco quando a corto di tempo.
5)i programmi non cambiano mai mossa in un certa posizione.
Basterebbe farsi un giro col LucasChess e provare la modalità di gioco, di mia ideazione, "gioco con elo" per vedere che invece tutti gli appunti di cui sopra sono ridicoli e facilemente confutabili.
Coi motori e coi softwares adatti si può simulare assolutamente tutto.
Si pensi che le "personalità" di gioco del LucasChess offrono e/o accettano patta anche in base al tempo che mi/loro rimane, al mio/loro elo e ad una forma di "umore", se così si può dire.
Non scendo nei dettagli tecnici ma l'ultimissima release di LucasChess è in grado, analizzando una mossa, di esprimere in numeri quanto è complessa una posizione, che probabilità ha di vincere il giocatore in vantaggio, quanto ristretta è la posizione, quanto è forzante, quanto attivi sono i pezzi...
Siamo ancora in fase sperimentale e miglioramenti e affinamenti arriveranno di certo in futuro, ma già adesso i programmi cominciano a fornire queste informazioni astratte, alla stregua di un maestro.
Giorno: 23/05/2013, 17:08:50
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Giorno: 24/05/2013, 15:19:53
Mi dispiace che questo topic non abbia suscitato un dibattito piü ampio e che sia stato rovinato da interventi fuori contesto di utenti mai prima d´ora palesatisi. Giacche´ sono un´icona conciliante, e sperando di fare cosa gradita o almeno di non mancare di rispetto a nessuno, vorrei ricapitolare le posizioni dominanti per cercare poi una sistesi, naturalmente integrata con il mio personalissimo punto di vista (spero di essere degno di avere per lo meno dei punti di vista, anche se per alcuni ne meriterei solo di sutura).

Posizione di Carotino - illuminata
Non utilizzare il computer, oggi, per il miglioramento del proprio gioco e per l´approfondimento delle dinamiche scacchistiche e´ un atteggiamento assurdo e oscurantistico. Sarebbe come pensare di lavorare a una tesi di dottorato senza utilizzare le banche dati online (dai cataloghi opac alle biblioteche digitali, ecc.). Se poi grazie al computer rusciamo anche a ridimensionare la forza di alcuni GM del passato, a fare di essi creature piü umane e meno celestiali, e´ forse questo uno sgarbo? Perche´ dobbiamo sempre genufletterci al passato e accettare passivamente stereotipi involutivi quando, semmai, e´ esattamente l´opposto? Del resto, se potessimo, come Goku, teletrasportarci nelle case di ciascun scacchista professionista, lo sorprenderemmo quasi certamente al computer. Di che parliamo? Perche´ tutta questa ipocrisia? Rifiutare l´utilizzo del computer sarebbe da sciocchi, da non scacchisti.

Posizione di Orcodituapse oltranzista
Uno scacchista vero, oggi, non solo non puö fare a meno dall´utilizzo dei motori, ma deve fare di essi la base imprenscindibile per un effettivo miglioramento delle proprie capacitä. Ben presto i motori scacchistici riprodurranno alla perfezione le personalitä umane piü svariate. Ci sarä anche quello, un giorno, che in modalitä torneo ti chiedera di andare al cesso perche´ in preda all´emozione del finale (garantendo, naturalmente, di non barare e non approfittarne per usare a sua volta un motore piü potente di nascosto). Gli scacchi, dunque, saranno ben presto un gioco per soli motori, perche´ se un giorno si inventasse un robot che dipingesse meglio di Michelangelo, che senso avrebbe continuare a pagare per le mostre di esseri umani? I veri intenditori potranno essere soddisfatti solo da partite tra motori, che metteranno in pratica linee inimmaginabili e testa a testa all´ultimo secondo. L´uomo poträ accontentarsi di salire sulle spalle di questi giganti, di pilotare dei bolidi lanciati a 300 km/h nel futuro. Ma per un breve tratto. Molto presto, infatti, queste macchine infallibili risolveranno il gioco, rendendolo in una manciata di anni sorpassato e obsoleto. Ma niente paura, le programmeremo in modo che esse stesso inventino un gioco nuovo, una evoluzione degli scacchi: scacchi 2.0. Oppure useremo quell´altra variante che giä circola.

Posizione di un Anti-motori conservatrice
Possiamo anche essere d´accordo che i motori siano strumenti utili per migliorare il proprio gioco e per approfondire conoscenze scacchistiche, ma gli scacchi sono uno sport e dunque essenzialmente un gioco da tavolo, suscettibile, quindi, di tutte le estemporaneitä di chi improvvisa o se la gioca in diretta. Che ce ne facciamo di macchine che si sforzano di giocare come umani, di sbagliare come umani, se umani non sono? Non e´ piü logico giocare contro umani, a questo punto? Quando stai male e ti portano all´ospedale ti ricoverano in reparto, non nel laboratorio d´analisi. Le medicine sono una cosa, la ricerca e´ un´altra. Voi accontentatevi pure di sentirvi onnipotenti alla guida di ELI over 3000, ma nella realtä un over tremila umano non ce l´avrai mai seduto di fronte, e i tornei saranno sempre separati: tornei per umani e tornei per macchine. E se un giorno la macchina che avrai programmato diventerä campione del mondo, tu sarai pur sempre un I nazionale e tutt´al piü un CM (forse anche non classificato), e allora non so se ti converrä dire sono uno scacchista. Probabilmente preferirai definirti programmatore. Per cui benissimo il progresso, ma il progresso, per quanto inerente al mondo scacchistico, e´ fuori dal contesto sportivo. Diamo a Pantaleoni quel che e´ di Pantaleoni: noi scacchisti fabbri, voi programmatori menti.

Posizione di Qfwfq II sincretica
Personalmente, dopo tanti mesi trascorsi a giocare contro Josh ottenne punti 1600, una delle mostruose sotto-identitä di uno dei piü agguerriti (e lenti) software scacchistici in circolazione (soprattutto in passato), ossia Chessmaster; dopo le ultime settimane passate a sfidare Arena e poi Lucas Chess (veramente molto carino e ben fatto); dopo, insomma, una vita trascorsa a giocare contro esseri inanimati, mi sono detto: mi manca qualcosa. Questo qualcosa e´ il brivido, la competizione. Naturalmente le emozioni sono soggettive: c´e´ chi piange ascoltanto un adagio di Beethoven, chi si strugge con una sinfonia di Mahler e chi gode di goduriosa goduria ascoltanto Luigi Nono o Petrassi. E´ inutile fare a gara, non ne verremo mai a capo, anche perche´ una definizione di cosa sia arte e cosa no (e quindi di cosa sia musica e cosa no), non c´e´. Partorirla non converebbe a nessuno di quelli che sull´arte, da secoli, ci fanno la ricotta. Ma a proposito degli scacchi, per fortuna, una definizione non e´ necessaria. Gli scacchi, sostanzialmente, sono un gioco con delle regole. Se muovo il cavallo a forma di M anziche´ di L non ho compiuto una variazione artistica sul tema, ma solo uno stronzeta. E partire da questa sicurezza non e´ poco. Per cui, se io mi eccito di piü a giocare contro il programma o dal vivo deve esulare dalla questione. Quel che conta, secondo me, e´ capire quale delle due tipologie di gioco fa progradire il mondo scacchistico in quanto tale: quella a tavolino (ossia quella nella quale si cimentano tutti i piü forti giocatori al mondo, quella che rende gli scacchi uno sport seguito da milioni di persone del mondo, quella senza la quale questo forum forse non esisterebbe e nessuno di noi si sarebbe forse appassionato al gioco) o quella contro i motori (ossia quella dell´uomo non classificato chiuso in casa a giocare contro Ribka, tutto estasiato davanti a una profonditä di gioco talmente fine da sfuggire persino agli attuali GM nel gioco dal vivo e proiettato, come un astronauta avventuriero, verso i confini di un universo inevitabilmente finito)? Beh, credo sia onesto affermare che il progresso vero (che e´ poi un sopravvivere) stia nella prima categoria. Quel che voglio dire e´ che il gioco degli scacchi potrebbe fare a meno dei motori (come lo ha fatto per secoli), ma non degli scacchisti in carne e ossa. Ma quando uno scacchista (o un potenziale scacchista, ossia uno di quelli appassionati che hanno finora preferito il mondo dei motori alla competizione) decide di far confluire nel proprio gioco attivo l´enorme bagaglio tecnico-teorico fornito dai programmi, ecco allora che il discorso cambia. Se ci si allena per ore al giorno al pc perche´ il mese prossimo ci si siede a tavolino e si vuole essere preparati al massimo, cosa ci sarä mai da obiettare? Io mi simulo la partita a Lucas Chess, contro un GM ubriaco e quindi imprevedibile, ma non vivo solo di quello. Non sono un cultore, sono uno scacchista. Domenica ho i regionali o i nazionali. I modi di allenarsi sono personali e nessuno deve avere niente da obiettare. In Roky 4, Drago si allenava nella palestra supertecnologica e Stallone con i pezzi di legno e nella neve. Ma erano entrambi due pugili. Non so se ho reso l´idea.

Spero non vi sembri che io assegni un primato morale allo scacchista quale disputatore di tornei rispetto al cultore, all´appassionato e allo scacchista domestico. Non e´ cosi´. Per me la passione di uno di costoro potrebbe benissimo competere con quella di un GM (che peraltro finisce inevitalmente per mischiare alle dinamiche del gioco quelle economiche, cosa che a me non piace molto). Solo, secondo me, ognuno dovrebbe essere disposto a tracciare una linea di confine intorno al proprio orticello. Senza qualche piccola rinuncia di carattere semantico, non ci si capirä mai.

Grazie e buona notte.
Ah, no, sono ancora le 15.20.
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