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Giorno: 08/03/2011, 17:22:13
incertezza
mi è capitato di rileggere la vecchia discussione sulle aperture bizzarre, Ch3, Ca3, e le relative polemiche sul "giudizio della posizione".

ho pensato a una cosa che avevo letto di sfuggita su un libro, forse un libro di Rowson, e che era fondamentalmente questo: più aumenta la forza di gioco, più aumenta la probabilità che, chiedendo al giocatore un giudizio su una certa posizione, lui vi risponda iniziando con "non saprei..." "forse...", o comunque con il condizionale.

sono curioso di ascoltare la vostra interpretazione di ciò. cool.gif
Giorno: 24/05/2012, 02:26:59
incertezza
Giorno: 08/03/2011, 17:58:21
Come in tutti i mestieri... E credo che gli scacchi non facciano eccezione! Di solito sono i "pivelli" quelli che sanno tutto, prevedono tutto, e sono certi di tutto (e chissà quanti "tutto" hanno ancora!)... Ma bisogna capirli, hanno bisogno di certezze! zizi.gif

Anche se ad esempio 1.Ch3 non risponde alla caratteristica di "mossa perfetta" (nel senso che non soddisfa tutti e tre gli obiettivi dell'apertura: sviluppo, controllo del centro, sicurezza del re), non si può condannarla tout court. Magari dal punto di vista teorico è brutta, ma una partita a scacchi non è fatta di sola teoria! Sinceramente ho provato ad analizzarla con alcuni amici (di cui un paio di forti maestri FIDE) e l'aiuto del computer e abbiamo visto che il meglio che poteva ricavare il Nero era solo un leggero vantaggio...
Sicuramente in un torneo di top GM non sarà la scelta ideale (forse!), ma credo che contro gente un po' più debole di loro (leggi: "scarponi medi" come me!) credo che possa fare la sua onesta figura. Stessa cosa penso che valga per 1.Ca3 o altre "strane creature". zizi.gif

Carotino.
Sono Lando, lo sciupafemmine!
Giorno: 08/03/2011, 18:24:36
interessante mastroGiorgio!

non sapevo di quella definizione e mi hai fatto ricordare un fatto.

Un paio di anni fa guardavo un finale di partita e mi sembrava patta. Invece un giocatore perde ed ero convinto che avesse seguito il piano sbagliato.

Guardava la partita anche un giovane e forte Maestro Internazionale conosciuto nell'occasione e subito gli ho chiesto "ma non era patta?"

risposta "non lo so, ci devo guardare..." e si è messo nuovamente a fissare la scacchiera...

per la risposta ho dovuto far da solo a casa...

ciao.gif
Giorno: 08/03/2011, 18:56:24
la conclusione che l'autore del libro traeva era che al crescere del livello di gioco cresceva una sorta di umiltà e di consapevolezza della complessità del gioco.

veniva mostrata anche una posizione di fine apertura, che era stata posta all'attenzione di una serie di giocatori, dal principiante al GM. per ognuno di questi era stata trascritta la valutazione.
il principiante si era subito fissato su un particolare aspetto della posizione (per dire, un alfiere cattivo), e aveva giudicato la posizione esclusivamente basandosi su quell'aspetto. la valutazione che ne dava era di principio corretta, ma non teneva conto di tutti gli altri elementi posizionali/tattici, che rendevano alla fine dei conti del tutto secondario l'aspetto sul quale si era fissata la sua attenzione.
la mossa da lui scelta teneva coerentemente conto di quella che nella sua valutazione era l'essenza della posizione, e si giustificava con un calcolo di tre o quattro mosse. succedeva che, anche nel calcolo, il principiante aveva visto "quello che voleva vedere", e cioè qualcosa che giustificava la correttezza della sua valutazione astratta.
il GM invece aveva considerato diverse alternative, ma era molto dubbioso sul loro valore reciproco. alla fine aveva fatto una mossa di pedone che aveva astrattamente giustificato dicendo "guadagno spazio sull'ala di donna".

quello che voglio sottolineare, a parte l'interessante discorso sul ruolo del calcolo e dell'intuito, e su quelle strutture mentali che permettono al GM di andare "nella direzione giusta", era appunto il fatto di approcciarsi alla posizione dicendo: questa mossa mi ispira, proviamo questa, potrebbe essere buona questa, c'è bisogno di ulteriori analisi, ecc...

nella discussione che citavo prima era successo che i giocatori "presunti forti" avevano assunto esattamente l'atteggiamento opposto, cioè quello del "ho capito tutto io, le cose stanno così".
è chiaro che ci sono dei momenti in cui anche un giocatore di forza medio bassa si accorge che la mossa buona è solo una, o che una posizione è di netto vantaggio per uno dei due giocatori, ma nella maggior parte dei casi non è così.
Giorno: 08/03/2011, 19:38:59
Secondo me è dovuto al fatto che, mentre il giocatore più debole considera solo pochi elementi presenti nella posizione (a volte anche solo uno!) il GM pondera invece tutti gli elementi (sia tattici che strategici) e li pesa secondo la loro importanza e sulla base delle proprie conoscenze scacchistiche.

Tanto per fare un semplice esempio, se un principiante vede che il Bianco può guadagnare la qualità privandosi del proprio Alfiere camposcuro, dirà quasi certamente che il Bianco sta meglio perchè può guadagnare la qualità, mentre il GM guarderà se il guadagno della qualità non faccia rimanere il Bianco troppo debole sulle case scure, prima di esprimere una valutazione sulla posizione.

Ecco perchè, a mio avviso, il giudizio della posizione è così veloce per il principiante rispetto al GM.

In definitiva, Mastrogiorgio, la penso esattamente come te (vedi tuo ultimo post).

ciao.gif