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Giorno: 29/03/2011, 17:02:38
1.d4 Repertorio avanzato, Boris Avrukh
Qualcuno lo conosce, lo ha letto e/o mi può dare un'opinione?

Non so se sono ancora pronto per la mia prima monografia su una specifica apertura, dato che mi sto concentrando nel tempo che riesco a trovare su finali, tattica e strategia ed ho letto peste e corna sullo studio delle aperture per chi come me si aggira intorno al livello 2N. Ma ogni volta che per pura curiosità mi metto a fare ricerche sulla monografia che faccia più al caso mio questo libro è sempre il mio punto di arrivo, non so se perchè è il migliore, il più famoso o effettivamente ciò che sto cercando. Innanzitutto più che monografia si tratta di un repertorio che presenta catalana, slava, gambetto di donna accettato e rifiutato, quindi una "quadrigrafia" in un certo senso. Ma non avendo ancora un'apertura di bianco preferita (ad inizio partita so solo che aprirò d4) un'opera un po' più generale potrebbe fare al caso mio.

Giusto per chiarire cosa sto cercando: non una fredda raccolta di celebri partite ed interminabili varianti da memorizzare (non escludo di doverne memorizzare qualcuna prima o poi), ma possibilmente un testo il più possibile didattico, magari con qualche schema in meno e qualche spiegazione sui piani di gioco tipici che possono scaturire da una certa variante ed ovviamente qualche partita di alto livello dove si mostra come quel dato piano è stato messo in pratica. Insomma, roba da poco! biggrin.gif

Un altro dubbio è su quell'aggettivo "avanzato", spero che si riferisca solo al repertorio e non anche al livello di comprensione del gioco richiesto.
Chi lo ha letto pensa che potrebbe andar bene per chiunque o tipo solo da un certo livello in su?
Potrebbe essere un'idea migliore procedere una piccola monografia alla volta a seconda di ciò che mi interessa? Altri libri su d4?

In attesa di chi vorrà dare un parere, inizierò a far visita a sto repertorio in qualche libreria ogni tanto, tanto fino a che deciderò di comprarlo potrebbe passare taaaanto tempo! Così magari aggiornerò questo argomento con qualche altra impressione.
Giorno: 22/09/2020, 22:38:58
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Giorno: 29/03/2011, 17:17:33
Non ho il libro in questione, ma ti volevo segnalare che sul sito delle Due Torri di Bologna (www.chess.it) puoi trovare un link di approfondimento relativo al primo volume che comprende le prime 10 pagine del libro (introduzioni varie e primo capitolo): se non hai ancora avuto per le mani il libro, ti puoi fare cosí una prima idea del livello di ´approfondimento´.
Giorno: 29/03/2011, 18:50:29
Non so se sono ancora editati, ma due libretti blu della Mursia, il Repertorio di aperture per il N. di Drazen Marovic e Bruno Parma (ne è uscito un aggiornamento/complemento scritto dal solo Marovic), e il Repertorio su 1.d4 di Raymond Keene (da non confondere con il Repertorio per il Giocatore d'Attacco di Keene e Levy, basato su 1.e4), sono ancora un ottimo arsenale di idee e varianti con un mix giusto ed equilibrato tra parte discorsiva e specifiche linee di gioco.
ciao.gif
Conquistare intero e intatto l'esercito nemico è prova di suprema abilità (Sun Tzu, L'arte della guerra)
Giorno: 29/03/2011, 18:56:36
Quando si scrive "avanzato" significa proprio che è avanzato...
A parte la sparata alla "Capitàn Ovvio" biggrin.gif vuol dire che queste monografie (o "quadrigrafia" nel tuo caso) richiedono un minimo di padronanza tecnica. Avanzato inoltre, significa che troverai si dei piani generali ma che principalmente dovrai tirarti su le maniche e studiarti le tue belle varianti. Le idee generali sono importanti ed istruttive, ma senza varianti concrete non si va da nessuna parte.
D'altro canto, se non vuoi rimanere sempre allo stesso livello dovrai passare per queste forche caudine, ma vedrai che il tempo e la fatica spese ti ritorneranno sotto forma di un significativo aumento della tua resa.

Le monografie ben fatte non si fermano naturalmente alle mere varianti, ma per ognuna di essa sviscerano piani ed obiettivi generali, nonchè i tipici medio giochi e finali. Andando avanti poi ti accorgerai che molti piani si ripetono e questo renderà più agevole lo studio. Inoltre gli stessi piani di apertura, medio gioco e finale li troverai anche nelle altre aperture del repertorio (sempre se il libro è ben fatto!) così lo studio dell'intero repertorio sarà enormemente agevolato e semplificato. Resta poi il compito di applicare il repertorio in tutte le occasioni possibili, con la dovuta analisi post partita. Piano riuscirai così a "somatizzare" il repertorio, mattone per mattone, e a diventare un vero e proprio "specialista" delle tue aperture.
Sono una carota in cerca di sè stessa...
Giorno: 29/03/2011, 20:11:55
Per rispondere a Bohemien, io ho entrambi i libri di Avruk e il consiglio che ti posso dare è: stattene alla larga.

Sono libri complicatissimi con poche spiegazioni e molte varianti. Inoltre sono linee posizionali che alla lunga danno ( quando va bene) solo un leggero vantaggio al Bianco. Più interessante sono le analisi di Avruk sulle linee minori ma se vuoi giocare qualcosa contro l'Est Indiana, la Grunfeld o la Catalana, il sistema del Fianchetto di Re suggerito da Avruk è semplicemente troppo ampio. Leggi queste recensioni:

http://www.chesscafe.com/text/hansen119.pdf
http://www.chesscafe.com/text/hansen132.pdf

Comunque molto dipende dalla tua categoria e da quante partite intendi giocare nell'arco di un anno.

Tutto sommato è un libro che mi sentirei di consigliare solo a giocatori da Maestro (FIDE) in su.
Giorno: 29/03/2011, 22:05:28
Di solito, fra noi dilettanti, non si ha un repertorio impostato in maniera razionale. Giochiamo degli impianti che abbiamo avuto occasione di studiare negli anni, in maniera completamente casuale. Ci sono delle aperture che ci sono più "simpatiche" e nelle quali ci troviamo meglio, ma credo che sarebbe doveroso investire un po' di tempo e fatica nel costruirsi un repertorio "serio" e soprattutto personalizzato. Di solito quelli "precotti" che troviamo nei libri si adattano solo in parte alle nostre esigenze (e preferenze) ed anche se è comodo che qualcuno ci abbia preparato la pappa pronta, credo che una sola monografia non possa bastare.

In primo luogo credo che bisognerebbe porsi una serie di domande del tipo: "Mi piace di più il gioco posizionale e manovriero, oppure mi trovo più a mio agio nelle zuffe tattiche?", "Mi piace di più attaccare o difendermi?", "Preferisco le tranquille linee principali, oppure mi diverto di più a pescare nel torbido?", "Gioco meglio nelle posizioni chiuse o in quelle ariose?"... E via di seguito.
La risposta a queste domande mi permetterà già di concentrarmi solo su determinate aperture o varianti e di scartarne molte altre. Naturalmente la scelta andrà fatta sia sulle aperture di bianco che in quelle di nero.
Una volta fatta questa scrematura si potrà andare alla ricerca di aperture e difese che abbiano degli schemi comuni, come ad esempio, per il Nero, Est Indiana e Pirc, oppure Francese e Olandese... In questo modo si risparmieranno tempo e fatica in quanto questi "accoppiamenti" presenteranno schemi e piani comuni, finali simili, ecc...
Tutto ciò richiede naturalmente parecchio lavoro, parecchio studio e soprattutto parecchia pratica, ma senza sacrifici e senza costanza non si può avere nessun miglioramento.

...Oppure si può continuare ad acquistare libri su libri, leggendoli solo superficialmente o solo in parte. Sicuramento il livello di gioco rimarrà sempre uguale, ma in compenso si darà una grossa mano all'industria libraria! zizi.gif

Carota.
biggrin.gif
Sono una carota in cerca di sè stessa...
Giorno: 30/03/2011, 12:49:53
Ottimi spunti, anche se non molto confortanti. Da una delle 2 recensioni segnalate da Zigalilla si legge: "Unlike in most other opening books, the explanatory prose takes up almost no space at all". E ne ho potuto trarre conferma dall'approfondimento segnalato da harmon. Insomma, roba veramente tosta! dho.gif

Ma prima di convincermi che non faccia al caso mio aspetto di toccare l'opera con mano e di convincermi su come si affronta lo studio di una mono(quadri)grafia al mio livello.

Sono diviso tra la paura che certe opere come questa siano effettivamente troppo avanzate e che siano effettivamente tempo sprecato e la necessità/voglia di costruirmi un repertorio solido, ragionato e tarato al mio livello e stile di gioco, proprio come diceva Carotino, in modo da evitare di giocare aperture avventurose che mi portino a medio giochi poveri, se non già persi in partenza!

Ma dall'alto della mia inesperienza non posso dire se, ad esempio, un libro più descrittivo sia necessario, proprio perchè non ho mai studiato una monografia e non so come sono fatte le quelle buone. Magari tutte ste descrizioni sono perdite di tempo e i piani di gioco si possono dedurre direttamente dalla variante concreta presentata (ne dubito, avvocato del diavolo mode on).

D'altra parte se una monografia è troppo d'alto livello e ti sviscera tutti i modi per arrivare alla 18a mossa con un vantaggio posizionale di 0,20 pedoni, sotto un certo livello molto alto lontano dal mio immagino che siano varianti che non troveranno mai applicazione concreta in una partita di torneo, semplicemente perchè il tuo avversario non è un campione, non ha studiato lo stesso libro e si esce sistematicamente dalle varianti su cui ti sei passato le ore! Non dico che sia tempo sprecato, perchè è comunque piacevole cultura scacchistica, ma forse bisognerebbe studiare le cose giuste al tempo giusto.

Che ne pensate?
Bisogna impostare le aperture secondo le migliori varianti teoriche anche a basso livello?
Vale la pena studiarsele o capiteranno così poco spesso che è meglio concentrarsi su altro?
Sono così rare le monografie sulle aperture tarate sul giocatore medio da torneo?
O il semplice concetto di monografia tarata non sta nè in cielo nè in terra e le uniche alternative sono studiarsi un'apertura per bene variante dopo variante o non farlo proprio?
Giorno: 30/03/2011, 15:12:31
Premesso che io alla fine ho risolto il problema del repertorio con l´aiuto di un istruttore, il consiglio piú semplice e logico per ´autocostruirselo´ secondo me é quello di de la Maza.

Si gioca a partire da alcune scelte di fondo (per esempio la tua 1.d4) senza approfondire troppo lo studio teorico delle varianti.

Peró dopo ogni partita si controlla fino a che punto si é riusciti a seguire una linea teorica, si trascrive la linea e si prende nota della prima mossa teorica non giocata.

A questo punto si lavora solo su quella, cercando di capire perché é migliore da quella subottimale scelta in partita, in che tipo di minipiano si inserisce, ecc.

In questo modo, tenendo rigorosamente nota delle linee giocate e incrementandole di una mossa alla volta, si dovrebbe acquisire un conoscenza non mnemonica dell´apertura.

Magari la linea scelta sulla base del gioco vivo non sará la migliore o la piú ´sorprendente´, ma avrá il pregio di essere immediatamente comprensibile, visto che si basa su scelte autonome.

Secondo de la Maza, infatti, a livello non magistrale lo scopo dell´apertura non dovrebbe essere tanto quello di inseguire l´impalpabile vantaggio di 0.20, quanto piuttosto arrivare a posizioni di mediogioco comprensibili e giocabili.
Giorno: 30/03/2011, 17:23:29
Concordo con Harmon. E' inutile imparare a memorie lunghe sequenze di mosse che si concludono con "=/+" o altri simboli esoterici. Il segreto è proprio come dice Harmon: arrivare alla fine dell'apertura in una posizione giocabile e soprattutto con le idee chiare su come proseguire (= piani per il medio gioco e per il finale).
Per questo non è necessario, almeno inizialmente, studiare le aperture più "alla moda", ma potresti impararti uno o due schemi tipo il Colle, il Londra o altri simili. Questi schemi ti permettono di ottenere delle posizioni solide e giocabili senza imparare troppe varianti, in modo da poterti concentrare di più sul medio gioco e sui finali. Una volta che ti sarai "fatto le ossa" ed avrai maturato una buona esperienza, potrai cominciare ad affrontare qualche apertura "più seria"...
Sono una carota in cerca di sè stessa...
Giorno: 31/03/2011, 17:51:05
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