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Giorno: 09/11/2020, 17:00:21
The Queen's Gambit: sex, drugs, chess 'n roll
Non sono sorpreso dal successo riscosso dalla serie Netflix "The queen's gambit" (traduzione italiana "La regina degli scacchi"). Scott Frank, il regista, mio vecchio amico, si è limitato a mettere in pratica alcune delle mie teorie, molte delle quali abbozzate in questo forum nel corso dei miei quasi dieci anni di partecipazione. Si è chiesto, come ho fatto io, di che cosa hanno bisogno gli scacchi e gli scacchisti per un riconoscimento generalizzato da parte della società civile, per invertire cioè quel trend negativo che da decenni li costringe in un angolino di pregiudizi, irrisione e indifferenza. E si è risposto con due semplici parole da sempre sotto gli occhi di tutti: la patata. Eccolo allora prendere in prestito la trama di un romanzo del solito Walter Trevis e ricamarci su sette episodi densi e scorrevoli che rappresentano il manifesto dello scacchista moderno: sex, drugs and chess 'n roll. Analizziamo insieme ognuna di queste categorie.

SEX.
La componente erotico-feticistica ruota attorno alla figura della protagonista, Elisabeth Harmon, interpretata da una giovane attrice americana con gli occhi grandi e spesso in mutande: de gustibus non est dismutandum, mi viene da dire. In sette episodi neppure una doccia (forse mezza) ma tanto vomito, sudore, sporcizia, putridume. Una bohème scacchistica, ma senza gli scarafaggi e la tubercolosi. Non mancano ovviamente ripetute inquadrature osé degli arti inferiori, strumentali al messaggio che si vuole veicolare.

DRUGS.
Barbiturici, cocktail super alcolici e compagnia drogante. In parte utili alla caratterizzazione del personaggio di Beth - il romanzo originario non è altro che un Bildungsroman in salsa Nobil Giuuooco - in parte impiegati per ribadire il concetto di uno scacchista che non deve chiedere mai (infatti Beth è presa e mai richiesta. L'unico che la chiede, peraltro corrisposto, deve negarla a se stesso perché di diverso orientamento sessuale).

CHESS 'N ROLL.
Pare che Kasparov abbia fatto da consulente per la produzione. I fatti scacchistici sono infatti verosimili, ectoplasmi sul soffitto a parte (bisognerebbe chiedere a Caruana che secondo me se ne intende). Qualche stereotipo sui russi ma i film a stelle e strisce sono così.

Qual è, insomma, il messaggio che si vuole mandare agli scacchisti di tutto il mondo? Per capirlo bisogna partire dalla contrapposizione tra i due protagonisti maschili della storia: Harry Baltik e Benny Watts. Il primo incarna il dilettantismo: gli scacchi non sono una vera passione ma uno strumento di riscatto sociale. Dopo la sonora sconfitta subita da Beth il poverello non si riprende più. All'involuzione nel gioco segue quella nella vita. Approfitta della solitudine della ragazza e per far colpo su di lei, udite udite, si ricostruisce la dentatura. Il fallimento è totale e alla delusione d'amore segue l'abbandono delle competizioni. Benny Watts, al contrario, è l'emblema dello scacchista vincente, campione americano, brutto e dannato e che non si lascia tiranneggiare dal Nobil Giuuooco, che plasma a immagine della propria personalità. Rappresenta il modello di scacchista che Scott Frank, e il sottoscritto, abbiamo sempre cercato di sdoganare. Una personalità forte e sicura di sé è vincente per definizione, e mette in secondo piano eventuali difetti fisici e interessi poco popolari. Benny Watts prende dagli scacchi ciò che gli serve e quando gli serve, così come fa nella vita (soldi, alcol, coiti furenti). È prima un uomo, poi uno scacchista. Un insegnamento fondamentale meritevole di encomio.
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Giorno: 19/09/2021, 16:48:42
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Giorno: 22/11/2020, 01:00:59
Novantadue minuti di applausi!
Giorno: 23/11/2020, 16:55:20
Grazie BattleChess. Sono onorato che abbia dedicato il suo primo commento a questa discussione. Le andrebbe di approfondire assieme a me questa miniserie televisiva? Sono curioso di leggere le sue impressioni.
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Giorno: 25/11/2020, 21:30:10
Ciao Qfwfq! Se ricordo bene le Cosmicomiche, tu dovresti essere nato insieme all'Universo, ma mi permetterò di darti del tu come si usa fra forumisti.

Non posso purtroppo raccogliere il tuo invito perché non ho visto l'opera. A dirla tutta non vedo serie TV dai tempi di E.R., accendo la televisione una volta ogni tanto e solo per vedere qualche evento sportivo.

Della “Regina degli Scacchi” ho letto il libro alcuni anni fa. L'opera non mi è piaciuta ma questo non è colpa del talento letterario di Tevis. In generale non mi piace leggere vicende in cui un protagonista con tendenze antisociali riesce a raggiungere i suoi obiettivi senza migliorare più di tanto le sue qualità umane. Per quasi tutto il corso della trama il messaggio sembra essere che chi ha un grande talento può permettersi di sfruttare il prossimo a suo piacimento. Certo, dopo la vittoria finale Beth offre un tributo a Shaibel, ma ormai il povero custode è sottoterra, dopo aver consumato i suoi ultimi anni in una vana adorazione della sua ex allieva. Ho odiato allo stesso modo, e per simili ragioni, “Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte”.

Detto questo sono contentissimo che la serie abbia avuto successo e che stia contribuendo all'irresistibile ascesa della popolarità degli scacchi in questo periodo. Mi preoccupa tuttavia il fatto che, negli ultimi cinquant'anni, i fattori che hanno aiutato a mantenere popolare il gioco includano uno stato di estrema tensione fra due potenze dotate di armi capaci di distruggere l'umanità (Spasskij - Fischer), un dittatore ex-sovietico con atteggiamenti “particolari” (Iljumžinov) e ora la peggiore pandemia degli ultimi cent'anni. Nobil giuoco, ma fino a un certo punto.
Giorno: 25/11/2020, 22:12:39
Trattare così il povero Shaibel. Neppure una visita. Una mezzoretta, dieci minuti, per una partitina in onore dei tempi andati. Ci sono rimasto malissimo.

Ti ringrazio per la tua riflessione. Trovo sia molto interessante. Sono d'accordo poi che la serie stia facendo bene agli scacchi. Alcuni gruppi a tema di notissime reti sociali continuano a registrare un incremento degli iscritti. Beth Harmon qui, Beth Harmon là. Proprio come ai tempi dell'incontro del secolo cui hai fatto riferimento.
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Giorno: 07/12/2020, 17:21:56
Pensando che fosse la solita americanata, e poiché non sono tipo da serie di filmati, li avevo ignorati.
Poi, cedendo alle insistenze di un parente che mi metteva a disposizione una utenza Netflix, mi sono deciso a guardarne un pezzetto.
Conclusione: mi sono guardato tutte e sette le puntate.
Devo ammettere che sono state bellissime!
Al di là di tutte le possibili critiche, dirò solo che quando l’ultima puntata è finita, mi è dispiaciuto che la serie fosse finita. E che trasmette una irresistibile voglia di giocare.
E non sono due cose da poco.
Non mi sorprende che negli USA ci sia stato un boom di vendita di scacchiere e di libri di scacchi, con un aumento del 600%.
Poichè la parte migliore è la sceneggiatura e la ricostruzione degli ambienti scacchistici, mi sembra che ogni valutazione basata solo sulla trama e sul libro non abbia senso.