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Giorno: 31/05/2017, 01:46:38
A.I. e lavoro
Interessante articolo su A.I. e lavoro pubblicato da La Stampa:

Come cambia il mondo del lavoro con l’intelligenza artificiale

Lo scienziato e imprenditore Jerry Kaplan è uno degli esperti del tema. L’utilizzo dei robot porterà a perdite di posti di lavoro, ma anche a benefici per la collettività. Gli uomini però devono puntare sull’apprendimento continuo per creare nuove forme di occupazione.
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ENRICO FORZINETTI

Sui futuri sviluppi dell’intelligenza artificiale Jerry Kaplan non ha dubbi: «Nel lungo periodo sarà l’intera società a trarne beneficio, sia in termini di ricchezza che di benessere collettivo». Lo scienziato e imprenditore americano si considera tra le persone che vedono con entusiasmo un utilizzo sempre maggiore dei robot nel mondo del lavoro. A dimostrarlo c’è anche un suo libro, pubblicato in Italia nel 2016 con il titolo Le persone non servono: lavoro e ricchezza nell’epoca dell’intelligenza artificiale. Un tema dalle forti ripercussioni sotto il punto di vista sociale e di cui ha anche parlato dal palco del Wired Next Fest 2017 .

CHI RISCHIA DI PIÙ
Certamente ci sono delle professioni più minacciate: in particolare quelle che prevedono compiti specifici, soprattutto dal punto di vista del lavoro manuale, o mansioni basate su transazioni ripetitive o analisi teoriche. E iniziano a proliferare i report sul numero di posti di lavoro che si perderanno di qui ai prossimi decenni.

«Già quattro anni fa il Mit pubblicava uno studio parlando della possibile scomparsa del 50% dei lavori nell’arco dei prossimi 20 anni a causa dell’intelligenza artificiale - spiega Kaplan - In realtà molti di questi posti saranno semplicemente superati, mentre la maggior parte delle attività del futuro oggi non esistono ancora».

Secondo il professore, che tiene un corso sugli impatti economici e sociali dell’intelligenza artificiale alla Stanford University, a salvarsi saranno soprattutto le professioni che prevedono un approccio flessibile ai problemi o qualità umane come l’empatia e la fiducia. Ma nonostante questo i problemi per certe categorie di lavoratori rimangono.

L’IMPORTANZA DELL’APPRENDIMENTO
Il nodo cruciale diventa la technological unemployment, la disoccupazione legata alla mancanza di competenze specifiche per intraprendere nuove professioni. «Bisogna entrare nell’ottica che l’educazione non debba essere rivolta soltanto ai giovani - continua Kaplan - L’apprendimento deve diventare la normalità anche dopo l’ingresso nel mondo del lavoro».

Per garantire questi percorsi formativi l’esperto di intelligenza artificiale propone una forma di prestito finanziato dai privati. «Le banche saranno più disponibili e attente a dare soldi alle persone che vogliono investire in attività con un forte impatto economico e sociale sull’occupazione del futuro. Gli istituti sanno che avranno indietro il denaro quando l’individuo avrà trovato un nuovo lavoro».

Su un possibile reddito di cittadinanza Kaplan appare più incerto: anche se venisse introdotto bisognerebbe capire se lasciare le persone libere di utilizzarlo come meglio credono o se applicare un forte controllo. «Ma la questione centrale è che dobbiamo prenderci la responsabilità di mantenere le persone produttive all’interno società» tiene a sottolineare l’imprenditore.

LE PROSPETTIVE DELLA GIG ECONOMY
Tra le nuove professioni emergenti ci sono quelle legate alla gig economy , la cosiddetta economia on demand ben rappresentata dal fenomeno Uber. «Esiste una classe di persone che potenzialmente sono adatte alla gig economy e che prima erano fuori dal mercato del lavoro - prosegue Kaplan - Ma la vera domanda è capire quale tipo di attività sia migliore per certi individui e quale per altri».

L’economia on demand sembra perfetta per chi ama la flessibilità e non vuole avere un solo datore di lavoro. «In ogni caso continueranno ad esistere occupazioni a tempo pieno perché hanno grandi benefici per i dipendenti e per le aziende - conclude il professore - Utilizzando una metafora: c’è chi pensa che sposarsi non sia la scelta migliore, ma questo non significa che scomparirà il matrimonio. Qualcuno lo troverà sempre vantaggioso per sé e per la società in cui vive».
Giorno: 12/12/2017, 01:55:27
A.I. e lavoro
Giorno: 06/06/2017, 14:03:19
A.I. futuro
Intelligenza artificiale, studio:
"Tra 45 anni i computer saranno meglio di noi in ogni campo"


E tra 120 anni tutti i lavori potrebbero essere automatizzati. È l'opinione che emerge da un sondaggio che ha interpellato oltre 350 esperti del settore.

di SIMONE VALESINI – pubblicato su Repubblica:



SCONFIGGONO già i migliori campioni di scacchi e di Go. Possono vincere milioni di dollari a poker, e pubblicare libri di poesie. Ma il campo dell'intelligenza artificiale oggi è ancora appena agli inizi. E se temete l'inesorabile avanzata delle macchine, la verità è che probabilmente avete ragione. Che poi si riveli un bene o un male – come si suole dire – lo scopriremo solo vivendo. Sì, perché nei prossimi 50 anni i computer potrebbero superare gli esseri umani in ogni campo, e rivoluzionare completamente la nostra società già sul volgere del prossimo secolo, con la totale automazione di ogni aspetto del mondo del lavoro. Questa almeno è l'opinione dei maggiori esperti mondiali di intelligenza artificiale, raccolta da un sondaggio realizzato da un team di ricercatori di Oxford e Yale.

L'occasione – o meglio le occasioni – per fare il punto sul futuro dell'AI (cioè l'Artificial Intelligence) si è presentata durante il Nips e l'Icml 2015, due conferenze internazionali che ogni anno radunano i maggiori esperti mondiali di machine learning e intelligenza artificiale. Tra i due eventi, circa 350 ricercatori hanno accettato di rispondere ad un questionario sui traguardi che verranno raggiunti nei prossimi decenni.


Gli autori del sondaggio hanno quindi fatto una media delle risposte dei partecipanti, ottenendo un quadro piuttosto preciso di cosa si aspettano i protagonisti di questa rivoluzione: per loro l'avanzata delle macchine è inesorabile, e procederà a tappe serrate. Si inizierà sottotono: in 3 anni le intelligenze artificiali giocheranno meglio di noi ad Angry Birds, per vincere sei mesi più tardi le World Series di poker, e arrivare ad imparare come piegare la nostra biancheria entro cinque anni e sei mesi. Tra 10 anni sapranno anche trascrivere qualunque discorso parlato (anche con forte accento e se “ascoltato” in ambienti rumorosi), rimpiazzeranno gli operatori umani dei call center di banche e servizi simili, parleranno con voci indistinguibili da quelle umane e sapranno scrivere piccoli temi come ragazzi del liceo.

A stretto giro inizieranno però le vere conquiste, difficili da ingnorare: tra 11 anni i computer produrranno canzoni in grado di entrare tra le 40 più ascoltate negli Usa, guideranno i camion meglio di un pilota umano, e batteranno qualsiasi atleta umano in una maratona di 5 chilometri. Passando quindi alle cose serie, in media gli esperti intervistati pensano che tra 15 anni i robot saranno in grado di lavorare come commessi in un negozio, entro 33 anni scriveranno best seller e raggiungeranno le capacità matematiche di uno studente universitario. Tre anni dopo, nel 2053, ruberanno il lavoro ai chirurghi umani. E infine tra 45 anni, cioè nel 2062, raggiungeranno quella che viene definita “High-level machine intelligence”: il momento in cui una macchina, senza alcun aiuto esterno, potrà svolgere qualunque lavoro meglio, e più economicamente, di un essere umano.

È a quel punto che verremo soppiantati? Non proprio, ma accadrà anche questo: secondo gli esperti infatti nel giro di 120 anni tutti i lavori umani saranno svolti da robot e computer. Che ne sarà di noi a quel punto è difficile da prevedere. La società umana potrebbe evolvere in meglio, o potrebbe ricevere un colpo definitivo. Dal canto loro gli esperti sono, ovviamente, ottimisti: gli sviluppi delle AI avrebbero il 25% di probabilità di rivelarsi positivi, e il 20% di rivelarsi estremamente positivi (piuttosto che rivelarsi semplicemente ininfluenti). E ci sarebbe solo il 5% di probabilità che robot e intelligenze artificiali producano effetti catastrofici, come a dire: l'estinzione della razza umana. A ben pensarci, un pericolo non da poco. E infatti per quanto le probabilità sembrino limitate, il 45% degli esperti ritiene che le ricerche volte a minimizzare i rischi delle AI dovrebbero essere considerate una priorità.

Queste le previsioni degli esperti. Ma quanto sono affidabili? Non molto, ammettono gli stessi autori della ricerca, almeno a guardare simili esperimenti svolti ad esempio nel campo delle scienze politiche. I progressi della tecnologia – ricordano però i ricercatori – continuano a dare frutti con una cadenza estremamente regolare, e questo potrebbe rendere più facile prevederne gli esiti futuri. Molte delle tappe immaginate dagli esperti, comunque, sono situate nei prossimi 5 o 10 anni, e non ci sarà da attendere troppo per scoprire se avranno avuto ragione.
Giorno: 24/07/2017, 01:04:34
A.I. art La Stampa
Articolo su La Stampa:

Sfida tra intelligenze artificiali per difendere i computer da malware e spam

Per cinque mesi i sistemi di machine learning dei grandi nomi dell’hi tech si batteranno uno contro l’altro per capire come rendere più sicuri i pc

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23/07/2017
Le battaglie tra algoritmi si combattono già tutti i giorni, ad esempio quando un messaggio di spam riesce ad aggirare i filtri o un virus sconfigge i programmi per bloccarlo. Per capire come migliorare le difese sta per iniziare una grande sfida tra intelligenze artificiali, racconta la rivista del Mit, in cui i diversi programmi cercheranno di sconfiggersi a vicenda per capire quali sono i punti deboli.

L’oggetto della sfida, organizzata sulla piattaforma Kagledda Google Brain, la divisione dell’azienda di Mountain View che si occupa di questo tipo di algoritmi, sono in particolare i programmi ad apprendimento automatico, quelli in cui si danno i dati e un obiettivo alla macchina, e questa deve raggiungerlo sviluppando da sola il proprio algoritmo. Questi programmi sono sempre più usati, ma si è scoperto che anche i più avanzati possono essere vittime di inganni.

Nei prossimi cinque mesi gli algoritmi messi a punto da diversi gruppi di ricerca avranno tre compiti: una sfida sarà di cercare di confondere un sistema di apprendimento per non farlo lavorare correttamente, un’altra invece di far classificare all’avversario qualcosa in maniera sbagliata mentre la terza prova riguarda lo sviluppo della difesa migliore contro gli avversari.

«L’apprendimento in una sfida è molto più difficile da studiare di quello convenzionale, perchè è difficile dire se l’attacco è forte o se invece la difesa è debole - spiega Ian Goodfellow, uno degli organizzatori -. Con il machine learning che diventa sempre più pervasivo la paura è che questo tipo di attacchi possa essere usato per ottenere profitti illegali o comunque per danneggiare sistemi. La sicurezza informatica sta decisamente virando verso il machine learning. I cattivi lo useranno sempre di più per automatizzare i loro attacchi, e noi per difenderci».

Questo tipo di battaglie non è nuovo nel mondo informatico, sempre alla ricerca di vulnerabilità nei programmi che possono essere sfruttate da malintenzionati. Lo scorso anno ad esempio la Darpa, il braccio tecnologico della Difesa statunitense, aveva organizzato il Cyber Grand Challenge, una sfida in contemporanea tra sette supercomputer che, senza interventi esterni dopo la programmazione iniziale, dovevano cercare di hackerare gli avversari difendendosi dai loro attacchi.
Giorno: 30/07/2017, 02:49:46
A.I. e S. Hawking
Intervista della BBC al famoso fisico Stephen Hawking, segnalata da Kasparov.
In questa intervista Hawking espone un parere opposto a quello di Kasparov, che afferma che non bisogna avere paura delle macchine intelligenti. Hawking pensa il contrario.

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Stephen Hawking avverte che l'intelligenza artificiale potrebbe mettere fine all'umanità.

Prof Stephen Hawking, uno degli scienziati preminenti della Gran Bretagna, ha affermato che gli sforzi per creare macchine pensanti rappresentano una minaccia per la nostra stessa esistenza.

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Ha detto alla BBC: "Lo sviluppo di un'intelligenza artificiale completa potrebbe determinare la fine della razza umana".

Il suo avvertimento è venuto in risposta a una domanda su un rinnovo della tecnologia che usa per comunicare, che comporta una forma di base di AI.

Ma altri sono meno pessimisti sulle prospettive dell'AI.

Il fisico teorico, che ha la sclerosi laterale amyotrofica della malattia del motoneurone (ALS), sta usando un nuovo sistema sviluppato da Intel per parlare. Nella sua creazione sono stati coinvolti anche gli esperti di Machine learning della società britannica Swiftkey. La loro tecnologia, già impiegata come app di tastiera per smartphone, impara come il professore pensa e suggerisce le parole che potrebbe desiderare di utilizzare successivamente.

Il prof Hawking dice che le forme primitive dell'intelligenza artificiale sviluppate finora sono già state molto utili, ma teme le conseguenze di creare qualcosa che possa corrispondere o superare gli esseri umani.
"Sarebbe decadente da sola, e si ricostruirebbe ad un tasso sempre crescente", ha detto.
"Gli esseri umani, che sono limitati dalla lenta evoluzione biologica, non potrebbero competere e sarebbero sostituiti".

Ma altri sono meno pessimisti.
"Credo che rimarremo responsabili della tecnologia per un lungo periodo decente e il potenziale di risolvere molti dei problemi del mondo sarà realizzato", ha detto Rollo Carpenter, creatore di Cleverbot.
Il software di Cleverbot impara dalle sue conversazioni passate e ha ottenuto punteggi elevati nel test di Turing, ingannando una grande percentuale di persone a credere che stanno parlando con un essere umano.

Crescita dei robot.

Il signor Carpenter afferma che siamo ancora lontani d’avere il potere di elaborazione o di sviluppare gli algoritmi necessari per ottenere una completa intelligenza artificiale, ma crede che verrà nei prossimi decenni.
"Non possiamo sapere cosa accadrà se una macchina supera la nostra intelligenza, quindi non possiamo sapere se saremo infinitamente aiutati, ignorati e distrutti, o concepiti per distruggerci", dice.
Ma scommette che AI sarà una forza positiva.

Il prof Hawking non è solo nel timore del futuro.
A breve termine, ci sono preoccupazioni che le macchine intelligenti in grado di intraprendere attività svolte fino ad ora dagli esseri umani, distruggeranno rapidamente milioni di posti di lavoro.
A lungo termine, l'imprenditore tecnologico Elon Musk ha avvertito che l'AI è "la nostra più grande minaccia esistenziale".

Voce robotica.

Nella sua intervista della BBC, il prof Hawking parla anche dei vantaggi e dei pericoli di internet.
Cita il caso d’avvertimento di GCHQ sulla rete, che diventa il centro di comando per i terroristi: "Deve essere fatto di più da parte delle aziende internet per contrastare la minaccia, ma la difficoltà è farlo senza sacrificare la libertà e la privacy".

Tuttavia, è stato un entusiasta adottatore di tutti i tipi di tecnologie di comunicazione e non vede l'ora di poter scrivere molto più velocemente con il suo nuovo sistema.

Un aspetto della propria tecnologia - il suo computer generatore di voce - non è cambiato nell’ultimo aggiornamento.
Il Prof Hawking concede che è leggermente robotica, ma insiste che non voleva una voce più naturale.
"È diventato il mio marchio, e non lo cambierei per una voce più naturale con un accento britannico", ha detto.

"Mi è stato detto che i bambini che hanno bisogno di una voce del computer ne vogliono uno (computer) come il mio".

Articolo originale in inglese: - articolobbc -
Giorno: 24/11/2017, 09:09:42
Penrose e A.I.
Penrose ipotizza, nel libro La mente nuova dell'Imperatore del 1989, con un'analogia peraltro controversa e discutibile sui teoremi di incompletezza di Gödel, che il cervello umano disponga di funzioni non-algoritmiche e che quindi i suoi processi non siano formalizzabili e computabili, quindi non riproducibili sul piano informatico.

Intelligenza umana e intelligenza artificiale secondo Penrose

Penrose ha scritto vari libri divulgativi. In La mente nuova dell'imperatore e Ombre della mente, dopo aver descritto lo status attuale della fisica, egli affronta i limiti teorici dell’intelligenza artificiale e sostiene che esistono delle differenze intrinseche e ineliminabili fra l'intelligenza artificiale e l'intelligenza dell'uomo. In questi libri, egli cerca di dimostrare questa affermazione, osservando che l'uomo può compiere operazioni che non sono riconducibili alla logica formale, come sapere la verità di asserzioni non dimostrabili o risolvere il problema della terminazione. Queste affermazioni furono fatte in origine dal filosofo John Lucas del Merton College dell’università di Oxford. Egli sostiene una forma di anti-riduzionismo in questo campo.

Roger Penrose viene da una famiglia di scienziati e artisti; è figlio del genetista, psichiatra e matematico Lionel Penrose, e un suo fratello, Jonathan, è grande maestro di scacchi.

Penrose, espone i suoi dubbi sulla meccanica quantistica e sulla possibilità che questa potesse essere la teoria finale, in grado di spiegare tutti i processi fondamentali. In pratica le idee di Penrose, risultarono un feroce attacco all'Intelligenza Artificiale. "E' impossibile che la meccanica quantistica possa arrivare a spiegare la mente umana e che un qualsiasi dispositivo elettronico la possa sostituire": questa era la sua tesi che provocò aspre reazioni da parte dell'ampia schiera dei seguaci dell'Intelligenza Artificiale.

Le polemiche continuano ancora oggi, con un vivace dibattito che contrappone in particolare Stephen Hawking a Penrose, due scienziati che hanno svolto insieme molte ricerche nell'ambito dell'astrofisica e della cosmologia. E' un dibattito che ricorda quello storico, sempre sull’efficacia della meccanica quantistica, e che oppose negli anni venti Albert Einstein a Niels Bohr. Il primo non poteva accettare la natura probabilistica della meccanica quantistica, difesa invece da Bohr. "Dio non gioca a dadi" è la celebre battuta di Einstein e "Einstein deve smetterla di dire a Dio che cosa debba fare" è la risposta di Bohr.
Ora, in termini ovviamente più moderni, questo dibattito ritorna, con Penrose e Hawking come protagonisti. "L'Universo - si chiede Penrose - è governato unicamente dalle leggi della meccanica quantistica?" E aggiunge: "Qualcosa di nuovo si presenterà e cambierà profondamente la struttura di questa teoria".
La meccanica quantistica viene invece difesa da Hawking il quale aggiunge a proposito dell’Intelligenza Artificiale: “Non vedo alcuna ragione per cui l’intelligenza non possa essere simulata su un computer. Indubbiamente, per il momento, non siamo in grado di simulare l’intelligenza umana. Ma Penrose ammette pure che non c’è nessuna linea divisoria tra intelligenza umana e animale. Pertanto gli sarebbe stato sufficiente considerare l’intelligenza di un lombrico. Non credo che si possa mettere in dubbio la possibilità di simulare il cervello di un lombrico su un computer”.

Teoremi di incompletezza di Gödel
Ma, in cosa consistono i teoremi di incompletezza di Gödel, a cui Penrose si appoggia nei suoi testi per sostenere le sue teorie?

In logica matematica i teoremi di incompletezza di Gödel sono due famosi teoremi dimostrati da Kurt Gödel nel 1931. Essi fanno parte dei teoremi limitativi, che precisano cioè le proprietà che i sistemi formali non possono avere.

Con qualche semplificazione, il primo teorema di Gödel afferma che:
In ogni formalizzazione coerente della matematica che sia sufficientemente potente da poter assiomatizzare la teoria elementare dei numeri naturali — vale a dire, sufficientemente potente da definire la struttura dei numeri naturali dotati delle operazioni di somma e prodotto — è possibile costruire una proposizione sintatticamente corretta che non può essere né dimostrata né confutata all'interno dello stesso sistema.

Merito di Gödel fu dunque l'aver esibito tale proposizione e la vera potenza di tale teorema è che vale "per ogni teoria affine", cioè per qualsiasi teoria formalizzata, forte quanto l'aritmetica elementare. In particolare Gödel dimostrò che l'aritmetica stessa risulta incompleta: vi sono dunque delle realtà vere ma non dimostrabili.

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Il secondo teorema di incompletezza di Gödel, che si dimostra formalizzando una parte della dimostrazione del primo teorema all'interno del sistema stesso, semplificando afferma che:

Nessun sistema, che sia abbastanza espressivo da contenere l'aritmetica e coerente, può essere utilizzato per dimostrare la sua stessa coerenza.

Il secondo teorema di incompletezza di Gödel mostra che, dato che nemmeno un sistema particolarmente semplice come quello dell'aritmetica elementare può essere utilizzato per provare la propria stessa coerenza, così, a maggior ragione, esso non può essere utilizzato per dimostrare la coerenza di sistemi più potenti.