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Giorno: 17/01/2015, 17:47:20
Il duro scoglio del miglioramento...
Salve ragazzi. Volevo discutere di un argomento che assilla tutti i giocatori:la voglia di migliorare.
Si inizia a giocare a scacchi; all'inizio si perde, poi man mano l'esperienza ci porta alle prime vittorie, si acquista un pò di autostima, forse non troppa ma quello che serve per andare avanti nel mondo complesso di questo gioco...
I più abili diventano CM, Maestri e Grandi Maestri...Gli altri ahimè rimangono ad un livello di gioco magari accettabile ma non abbastanza per poter competere con i giocatori medi...
Perchè accade questo? Quanto dipende dalla preparazione nel gioco e quanto dipende da fattori psicologici?
Sembrano due domande banali ma in esse secondo me è racchiusa tutta la verità sulla comprensione del gioco.
Negli ultimi giorni ho letto alcuni post nel sito dove veniva chiesto il tipo di allenamento che un giocatore dovrebbe fare per migliorare, che tipo di testi studiare, se giocare tornei a tavolino o per corrispondenza, quanto tempo di studio occorre per vedere miglioramenti, etc.
Cosa distingue un Grande Maestro da un giocatore medio/principiante? Può un giocatore principiante diventare Grande Maestro? Da cosa dipende la riuscita in questa impresa?
Innanzi tutto, secondo la mia modesta opinione, oltre a fattori puramente tecnici e psicologici del gioco, contano anche i fattori ambientali, il contesto in cui uno scacchista nasce e si sviluppa: 1)l'aver abbastanza TEMPO a disposizione per studiare, allenarsi e giocare; 2)avere abbastanza DENARO DA SPENDERE per mandare avanti questo progetto;
3)godere di una BUONA SALUTE, sia fisica che mentale per poter giocare;
4)non ultima, avere una grande MOTIVAZIONE, ossia una grande fiducia in se stessi e nella riuscita dell'impresa.
Forse dimentico altri fattori, ma questi mi sembrano i più determinanti, quelli che inquadrano meglio l'obiettivo. E' ovvio che chi gioca a scacchi solo per divertirsi, senza preoccuparsi troppo per i propri progressi, ovviamente non è interessato a questo genere di consigli. Ciò nondimeno, io non sono interessato a questo tipo di giocatori, anche se rispetto la loro opinione e ne invidio la spensieratezza, se così si può dire...biggrin.gif. Quindi quello che scrivo non si rivolge a queste persone, nè tantomeno a quelle che usano il gioco solo a fini sperimentali. Per queste persone può essere solo una semplice lettura di idee da condividere oppure no.
Tornando al discorso principale, come si migliora a scacchi?
Oggi, fortunatamente, il giocatore studioso si può avvalere anche della TECNOLOGIA, data dall'utilizzo dei vari software e motori scacchistici, di database di partite, di scacchiere elettroniche, video tutorial su internet etc. Rispetto al passato disponiamo di molti più MEZZI DI INFORMAZIONE, ma bastano solo essi per farci migliorare? CHIARAMENTE NO. Essi ci servono solo se abbiamo l'intelligenza di saperli usare al meglio per il nostro miglioramento.
Che ruolo gioca il talento? Basta oppure no? Oppure si può migliorare tanto senza nemmeno possederlo?
Su queste domande i pareri sono ampiamente discordi; ci sono GM che dicono che alla fine è tutta questione di METODO; altri che sottolineano le doti intellettuali, altri psicologici e cosi via. La verità, come sempre sta nel mezzo.
Che si inizi presto o tardi a giocare, molto dipende da una predisposizione al gioco e la costanza di applicarsi seriamente. Tutto ciò richiede ovviamente TEMPO, anche per i più talentuosi.
Da dove cominciare? Quali libri studiare?
Se si è benestanti, basta farsi allenare da un buon istruttore per colmare i vari gap tecnici e farsi consigliare nello studio. Se si è invece, come la maggioranza dei casi, con scarse risorse finanziarie, allora la scelta non tanto dei testi, ma degli ARGOMENTI da studiare deve essere fatta molto oculatamente.
Recentemente sto leggendo un testo che parla del miglioramento scacchistico attraverso lo studio dei finali:
Amateur to IM di Jonathan Hawkins, un giocatore divenuto MI attraverso lo studio analitico dei finali. Soprattutto studiando quelli più importanti, ossia quelli che permettono praticamente al giocatore di torneo di lottare per vincere o pattare una partita.
Personalmente ritengo il testo molto interessante e lo consiglio vivamente a chi voglia migliorare. In esso viene esposto uno dei tanti metodi di studio negli scacchi, ossia:
1)giocare la posizione prima da soli, con un amico o contro un motore scacchistico;
2)solo successivamente studiare la soluzione spiegata dagli esperti;
3)rigiocare la posizione e rileggere note e spiegazioni fino a padroneggiarla.
Nel libro viene inoltre spiegato il modo di pensare e di riflettere di un giocatore esperto, il suo modo di giocare una posizione di finale.
In particolare, ogni posizione viene suddivisa in più BLOCCHI TEORICI, che usati, aiutano a risolvere la posizione al meglio.
Ad esempio, per giocare al meglio la seguente posizione:
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Fen: 6k1/7p/8/8/8/8/6PP/6K1 w - - 0 1

bisogna avere nella memoria e saper giocare anche queste altre, chiamate BLOCCHI o SCHEMI:

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Fen: 6k1/7p/5K2/8/8/8/6PP/8 w - - 0 1


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Fen: 8/8/5k1p/8/5KPP/8/8/8 w - - 0 1


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Fen: 6k1/6P1/7K/8/8/8/8/8 w - - 0 1


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Fen: 6k1/6P1/5K2/8/8/8/8/8 w - - 0 1


Nonchè di una buona conoscenza di temi strategici come le case chiave e le case critiche di un pedone passato e/o bloccato, la regola del quadrato e di temi tattici come lo zugzwang, lo stallo, l'opposizione, l'aggiramento e la spallata di re.
Questo libro può essere usato validamente come studio introduttivo ai finali e, successivamente se si desidera approfondire l'argomento finali si passa a testi più specifici. Quali? Ce ne sono tanti in commercio molto famosi, la scelta deve essere fatta in base alle proprie esigenze competitive ed economiche. Certo se si acquista il libro di Dvoretsky sui finali senza avere una certa "infarinatura" iniziale si rischia di non comprenderlo al meglio e di bucare anzitempo il portafogli...biggrin.gif

Un analogo ragionamento si può fare anche negli altri stadi della partita, come il mediogioco, la strategia, la tattica, le aperture, etc.
Un testo che secondo me spiega bene la tattica è quello di Martin Weteschnik Chess Tactics From Scratch, corredato da 300 test finali che insegna dapprima come studiare al meglio i motivi e i temi tattici principali e poi a riconoscerli durante le partite. Fra i vari libri di strategia segnalo il bellissimo Teoria e pratica degli squilibri di Silman, quelli di Watson e quelli di Aagard(Il perfezionamento dello scacchista) e di Tisdall(Migliora subito il tuo livello di gioco).
Infine sui vari trattati e monografie sulle aperture, segnalo il libro di carattere generale ed altamente didattico Preparare le aperture di Dvoretsky e Jussupow.
Ma negli scacchi forse la qualità più importante che un giocatore dovrebbe possedere è la sua capacità di analisi, di giudicare le posizioni, di riconoscere i propri errori e cercare di porvi rimedio; il suo spirito auto-critico e l'umiltà per imparare.
Bisogna quindi imparare ad analizzare le proprie partite con spirito autocritico ed usare questo metodo anche studiando le partite commentate dei grandi maestri;il grande Petrosjan al riguardo diceva:fidati ma controlla. Un buon libro sul tema è senza dubbio Lezioni pratiche per diventare maestro di scacchi di Dvoretsky. Altri libri sullo stesso tema sono ovviamente validi, anche se non ne conosco altri...biggrin.gif
In conclusione, durante la sua carriera, un giocatore può alternare alti e bassi; ciò può dipendere sia da fattori psicologici-abientali e sia da scarsezza o inadeguatezza delle informazioni da lui studiate.
L'unica cosa da fare è di non scoraggiarsi, tentare di correggere i propri errori studiando e giocando ed avere molta pazienza. I risultati verranno, non nell'immediato, ma ci saranno. Aagard al riguardo nel suo libro Il perfezionamento dello scacchista dice di prendersi tutto il tempo che ci occorre per studiare e migliorare e solo dopo giocare nei tornei.
E' come dire che Roma non fu fatta in un giorno...zizi.gif
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Chess is, above all, a fight (Lasker)
Giorno: 19/07/2018, 02:01:29
Link sponsorizzati
Giorno: 17/01/2015, 18:15:18
Si Med, alla fin fine, come in tutte le attività umane un po' più complicate del rubamazzetto, per migliorare è necessario molto studio e molta applicazione.
Gli scacchi sono straordinariamente vasti e complessi e non esistoo scorciatoie... Cosa che invece sembra affascinare molti principianti! biggrin.gif

Ecco allora che pensano di di diventare più bravi acquistando una marea di libri "alla moda" (che inevitabilmente NON leggeranno o come minimo non finiranno di leggere). Molti pensano che dipenda tutto dalle aperture ed ecco allora la caccia al "sistema vincente".
Basta dare un'occhiata alla pubblicità di molti video-corsi (tutti MOLTO costosi, fra l'altro!):

"Come distruggere l'avversario con l'apertura xxx!", "Come vincere con xxx","demolire la Siciliana (o la Francese o qualsiasi altra")", ecc...

Poi c'è la caccia al maestro. Più un principiante è scarso e più aumentano le sue pretese riguardo ai titoli dell'istruttore (quando per insegnargli le basi basterebbe un 2N smile.gif).... Ma è proprio su queste persone che si basa in Grande Businnes degli Scacchi! biggrin.gif
Sono una carota in cerca di sè stessa...
Giorno: 18/01/2015, 13:30:55
"Ecco allora che pensano di di diventare più bravi acquistando una marea di libri "alla moda" (che inevitabilmente NON leggeranno o come minimo non finiranno di leggere)".
Carotino introduce un discorso che mio malgrado ha sempre pesato su di me. Io mi sono da tempo reso conto della mia debolezza nei finali. Ho di conseguenza comprato alcuni libri molto buoni sull'argomento. Il problema che poi mi manca la pazienza di "studiarli" in modo serio e produttivo. Per quanto mi sforzi, poi gioco online o con il PC.
Ma il vero sfruttamento di questi libri, per poter migliorare in questa fase di gioco dove ho delle lacune, sarebbe quella d'impostare le posizioni su una scacchiera reale, e giocare, giocare e ancora giocare queste posizioni, fino a quando contro un'avversario reale arrivo a muovere i pezzi automaticamente, avendo appreso la tecnica come un chitarrista suona gli accordi sulla sua chitarra. Egli non pensa "devo mettere le dita così per fare quest'accordo", ma ha un'automatismo che gli fa muovere istintivamente le mani al ritmo della musica. Ma per ottenere questo ci vogliono ore e ore di studio e pratica. A volte leggendo questi libri di teoria mi chiedo "ma sto ancora giocando? Ho sto studiando una tecnica per qualche cosa di più impegnativo di un gioco?". E' questo il punto: Abbiamo il tempo, le risorse e le motivazioni per uno studio "serio" del gioco? E rimane poi un gioco?
Giorno: 18/01/2015, 20:28:45
Secondo me sono due i veri scogli al miglioramento nel gioco.

1) Mancanza pressoché assoluta di testi che ti dicano cosa fare per migliorare, cioè che prevedano una serie di step da seguire. Esempio: hai appena imparato a muovere i pezzi allora oggi studia questo, poi esercitati in quel tal modo e solo una volta compreso questo alla perfezione passa a quello ecc. Si potrebbe discutere per ore su questo argomento ma penso di aver reso l'idea di quel che voglio dire. Purtroppo quindi si è costretti a far tutto da soli non sapendo bene da dove iniziare e cosa fare di preciso. E una volta constatato che il gioco è veramente complesso e i miglioramenti non vengono, il risultato e che si è portati o a mollare tutto o a rassegnarsi al proprio livello di gioco.

2) Constatazione che per giocare bene a scacchi sia necessaria una buona dose di studio e, soprattutto, tanta e tanta pratica, cose che portano via praticamente tutto il tempo libero a propria disposizione (naturalmente se si vuole farle bene e con serietà). Questo, unito al fatto che durante lo studio si è soli porta a dire: "ma chi cavolo me lo fare, preferisco passare il tempo libero con la famiglia, con gli amici o con altre attività ludiche che mi consentano di stare in mezzo alla gente". E il risultato è sempre e solo quello del punto 1). dho.gif

ciao.gif
Giorno: 18/01/2015, 22:19:06
Ciao Bini, è una gioia risentirti!

Chiedo scusa per l'OT, ma fa sempre piacere risentire un vecchio amico! smile.gif
Sono una carota in cerca di sè stessa...
Giorno: 18/01/2015, 22:45:21
Avevo già affrontato la questione, anni fa, in un topic dal titolo "Scacchi e conflitto di interessi culturale", o una roba cosi. Bini è venuto giustamente al nocciolo del problema: chi ce lo fa fare? Sacrificare il tempo, un bene tanto prezioso, per migliorare in un gioco i cui massimi interpreti odierni hanno la faccia di Carlsen, Caruana o Nakamura... Non sono in vena e non mi dilungherò ma, sempre in risposta a Bini, per quanto riguarda il libro ideale che ti dica cosa fare giorno dopo giorno, qualcuno potrebbe risponderti che quel libro esiste ed è fatto dalle lezioni private di un bravo maestro. Il problema è che questo qualcuno sarà egli stesso allievo di un professoruccio della scacchiera e, grazie al suo aiuto - e a un bel po' di soldini - avrà raggiunto un discreto piazzamento nel torneo di Cerignola, incrementando di ben 18 punti il proprio ELO. Accidenti!

Purtroppo è questo l'andazzo anche online, c'è pochissima solidarietà scacchistica e una esagerata volontà di ricotta [cfr. alcuni siti 'didattici' concepiti a fine di lucro, gestiti per lo più da fanatici con manie di persecuzione ed evidenti problemi di sdoppiamento della personalità (evocato in gioventù nella meschina speranza di raddoppiare anche il proprio ELO, e oramai irreversibile...)].
Giorno: 18/01/2015, 23:02:31
Il punto è che se c'è la passione (ma quella vera!) lo studio duro e il tempo diventano relativi.
Per descrivere la VERA passione il mitico Stephen King, da buon Orco, usò come esempio suo suo figlio.

Da bambino, il piccolo King aveva dimostrato una certa predisposizione per il sassofono e subito i genitori cominciarono a favoleggiare un brillante futuro artistico per il loro dotato figliolo. Dato che il babbo era già famoso e multi-milionario, chiamò un famoso sassofonista per dare lezioni al giovane talento che ne fu subito entusiasta.
Dopo un po' di tempo, però, Stephen notò che il talentuoso figliolo prendeva in mano il sassofono solo per eseguire gli esercizi assegnati dal maestro e, deluso, capì al volo che la "grande passione" del pargolo era piuttosto annacquata e dopo averne parlato a lungo col figlio, non chiamò più il maestro e il sassofono fini nella custodia per sempre.

Chi ha la VERA passione vive di pane e sassofono (o scacchi, nel nostro caso) e non gli pesano assolutamente le lunghe ore passate ad esercitarsi e a studiare. Ora, guardiamoci allo specchio e confessiamoci senza pudore: è questo il nostro caso? biggrin.gif
Sono una carota in cerca di sè stessa...
Giorno: 19/01/2015, 01:07:50
Ecco un bellissimo caso che descrive la MOTIVAZIONE(PASSIONE PER IL GIOCO)zizi.gif
Condivido in pieno il pensiero di Albitex; solo con la pratica(TEMPO) il musicista(scacchista) riuscirà a suonare gli accordi(finali,aperture, tattica, etc.) spontaneamente, ma se non si impara a leggere bene lo spartito(strategia nel finale in questo caso) dubito che alla fine si possa suonare(giocare) bene...
Sono contento che bini si faccia sentire di tanto in tanto...ci manca moltissimo come persona-guida del sitozizi.gif. Rispondendo sulla questione libri-linee guida per il miglioranento step by step, credo, secondo me, che in ogni libro si possa trovare uno spunto per migliorare; l'importante è avere in mente un obiettivo, o meglio un programma di allenamento che includa argomenti che si possano trovare benissimo anche nei libri in questione. Quale tipo di allenamento e la sua eventuale realizzazione è ovviamente un altro paio di maniche...è ovvio che un giocatore agli esordi, come pure uno con un pò di esperienza in più si trovi sempre in alto mare riguardo le decisioni da prendere per il proprio percorso formativo...frown.gif
ciao.gif
Chess is, above all, a fight (Lasker)
Giorno: 19/01/2015, 07:42:59
Si, è questo il punto. Ogni scacchista "scafato" è passato attraverso una lunga serie di prove ed errori, navigando "a vista", con scelte spesso sbagliate o inadatte al suo livello.
Ora, se è vero che gli errori sono inevitabili, è anche vero che si rimpiange il molto tempo sprecato su cose inutili o inopportune, tempo che avrebbe potuto essere impiegato meglio con un percorso formativo mirato e ben strutturato.
A questo riguardo trovo ottimo il trittico di Pachman ("Apertura, medio gioco e finale nella moderna partita a scacchi") che seppur datato e non perfetto, offre una specie di corso completo per impadronirsi delle basi del gioco.

Quello che manca, secondo me, è una guida "pratica" da affiancare a quelle "teoriche". Questo manualetto dovrebbe fornire una specie di percorso formativo e una guida per risolvere i molti problemi pratici che affliggono gli scacchisti alle prime armi:

- cosa e come studiare;
- come costruirsi un repertorio di aperture adatto al livello attuale e come evolverlo;
- come preparasi ed allenarsi;
- come usare il computer per la preparazione e lo studio;
- un elenco di posizioni critiche riguardo ai temi tattici e strategici;
- quali finali studiare per primi e come proseguire nello studio;
- ecc. ecc...

Un buon esempio di questo tipo è "Cosa deve sapere il giocatore di torneo" di John Nunn.
Sono una carota in cerca di sè stessa...
Giorno: 19/01/2015, 16:33:25
Si ho sentito parlare de libro di Pachman.
In verità lo conosco da diversi anni; una volta mi proposi di comprarlo ma poi il mio istinto mi spinse a rifiutare l'acquisto. Perchè? Perchè mi sembrava strano che in un unico volume potevano essere trattate in maniera esaustiva le 3 fasi della partita. Ad oggi debbo dire di essermene pentito, dato che è uno dei migliori manuali di strategia mai esistiti, e Pachman oltre ad un bravo GM, è stato anche autore di diversi testi istruttivi di scacchi. Mi sembra anche che oggi il suo libro sia andato esaurito...
Inoltre io possiedo anche diversi testi di scacchi, accumulatisi durante la mia "carriera", alcuni dei quali non ho MAI studiato....rollo.gif
Ed ecco il "nocciolo" della questione. Perchè comprare libri che poi vengono chiusi in qualche posto senza vedere più la luce del sole? Libri che ci sono COSTATI, anche dei sacrifici economici...Ad oggi mi sono proposto di studiare tutti i libri in mio possesso e di non acquistarne altri finchè non ho completato lo studio di questi...
Il problema è sempre lo stesso: TEMPO-DENARO-SALUTE-MOTIVAZIONE-AFFETTI-FAMIGLIA-LAVORO-etc...
Siccome tutto sembra debba essere così per dire "centellinato" durante una giornata di 24 ore, anzi di meno se escludiamo le ore naturali di sonno di cui ha bisogno normalmente la nostra mente per funzionare correttamente, allora si capisce quanto importante, duro e costante debba essere il tipo di allenamento da fare per studiare. Senza contare poi che ci sono quelle tipiche giornate-no dove ti vien voglia di gettare tutto dalla finestra...comprese scacchiera pezzi orologi libri etc...biggrin.gif
Tralasciando dunque la MOTIVAZIONE, quali libri di scacchi ci conviene acquistare se vogliamo migliorare?
Secondo la mia modesta opinione, ci si dovrebbe orientare, e lo consiglio soprattuto ai neofiti, verso quegli autori, che siano, oltre ad accettabili giocatori(M, MF, MI, GM)anche dei validi istruttori.
Quindi:
1. Mark Dvoretsky(MI) e Arthur Jussupow(GM), tandem sperimentato di validi giocatori e istruttori;
2.Mickhail Shereshevskij(MI), istruttore e anche coadiuvatore della scuola Dvoretsky-Jussupow;
3.Jeremy Silman(MI)istruttore USA, certamente conosciuto;
4.Bruce Pandolfini(MI) istruttore USA altrettanto conosciuto;
5.Alexei Suetin(GM), autore di numerosi validi testi e forse non meno conosciuto di questi altri...
Questi sono i miei preferiti, ma è chiaro che ce ne sono tanti altri che non menziono ma che sono altrettanto validi.
La scelta deve essere fatta in base alle proprie esigenze; un CM può studiare Dvoretsky in maniera + proficua rispetto ad una 2a 3a o un NC credo. Ma può anche essere il contrario.
Su cosa basare la scelta, quindi?

Proviamo a tracciare un percorso tipo di allenamento-apprendimento graduale(secondo me):

1.Ci insegnano le mosse dei pezzi, il loro movimento, il loro valore relativo, la scacchiera, la notazione, i formulari, il funzionamento degli orologi, etc..
Come si prosegue?
a)all'inizio si perde come dei "brocchi", a stento ci ricordiamo come si muovono i pezzi, come si da il matto e se poi crediamo di averlo dato, ecco che ci dicono che la posizione è in stallo...biggrin.gif.
Queste ed altre difficoltà iniziali credo siano capitate a tutti; è normale e forse anche giusto così, per l'apprendimento:sbagliando si impara.
b)uno step successivo sarebbe di cominciare a vedere da subito dove sbagliamo:sarebbe assurdo già a questo livello di apprendimento cominciare ad analizzare le proprie partite; anche se c'è chi lo fa e io ovviamente non critico questo tipo di approccio; se difettiamo nella differenza fra scaccomatto e stallo è bene tornarci sopra e ri-studiare daccapo le regole del gioco;
c)se sappiamo dar matto ma non conosciamo tutti i vari tipi di matto, allora è consigliabile andarceli a memorizzare TUTTI, uno ad uno. Sembra assurdo, ma bisogna conoscere a menadito tutti i MATTI FONDAMENTALI; altrimenti quando si presentano alla scacchiera non sapremmo riconoscerli e ciò causerebbe una sconfitta o peggio una mancata vittoria, per non parlare delle frustazioni psicologiche di un tale evento...cry.gif
Inoltre è bene cominciare già da adesso a memorizzare e a pensare per BLOCCHI o SCHEMI. Ci sono vari GM che lo affermano, quindi un fondo di verità c'è.
Pensate, ad esempio di provare a risolvere test tattici e problemi di scacchi vari...Se non conoscete ad esempio il MATTO A CODA DI RONDINE(cfr. il pedone appoggia la donna nel matto al re avversario, che si trova incastrato fra le sue torri che gli impediscono la fuga in diagonale; una specie di MATTO CON LE SPALLINE), non riuscirete MAI a risolvere il test che lo racchiude, perchè non conoscete questo schema di matto...e così via, si potrebbe procedere con vari esempi.
d)cerchiamo allora di correggere questi difetti, impariamo i vari tipi di matto e riusciamo a riconoscerli durante una partita.Tutto OK, step successivo...

Come potrete notare, abbiamo già iniziato qualche rudimento sui finali e sulla tattica. Tutto sta nel proseguire nella direzione graduale dello studio.

2.Si comincia a studiare le nozioni base delle aperture:
1)controllo del centro, 2)sviluppo dei pezzi, 3)sicurezza del re. etc.

3.Si comincia a giocare:
1.Internet
2.Corrispondenza
3.PC
4.Amici
5.Tornei

4.SI PERDE

5.Si prova ad analizzare le nostre partite in possesso delle nostre nozioni "rudimentali", cercando di capire dove abbiamo sbagliato e PERCHE'. I motivi possono essere i + vari:psicologici, ambientali, scarsa preparazione etc.

6.Mettiamo il caso che abbiamo perso una partita perchè non conosciamo i "doppi di Cavallo". Benissimo, studiamoci i motivi tattici che riguardano il Cavallo, i vari tipi di combinazione dove esso è coinvolto, i vari schemi strategici dove viene impiegato e/o scambiato con vari pezzi e purtroppo sighdho.gif i vari tipi di FINALE dove partecipa...biggrin.gif

7.Aumentando l'esperienza, man mano si dovrebbero diminuire i vari tipi di errore nelle nostre partite...

8.Si comincia a studiare la strategia: 1)colonne e linee aperte; 2)la torre in 7a;
3)la coppia di alfieri;
4)il vantaggio qualità;
5)il valore relativo dei pezzi e il problema dei cambi;
6)l'attacco di minoranza;
7)il pedone isolato, arretrato, passato e debole;
8)il principio della doppia debolezza, etc etc...

9.Si studiano i finali fondamentali:
1.Finali di torre+ pp
2.Finali di pp
3.Finali di AA
4.Finali di CC
5.Finali di A vs C, etc etc

10.Una volta giunti a questo stadio, se si è fatto tutto correttamente, si è già credo CM o +...e quindi ci si può anche iniziare ad avventurarsi nell'immensità delle aperture, sceglierne qualcuna costruendo il proprio repertorio e così via, aumentando l'esperienza.

Come "tecnica di studio" consiglio di "giocare" prima un argomento e poi "studiarlo". Ciò potrebbe aiutare la nostra mente ad assimilarlo al meglio. Gli chiediamo prima di analizzarla secondo il proprio punto di vista e poi di confrontarla con quello degli esperti. Le differenze si noteranno eccome, ma poi man mano con la pratica si aumenta l'esperienza teorica nel gioco.
Forse avrete letto da qualche parte la tecnica di coprire le mosse sul libro e di giocarle voi stesse...ecco una tecnica simile a questa.

N.B: i consigli qui elencati sono solo di carattere personale. E' chiaro che esistono tanti programmi di allenamento + efficaci.zizi.gif

E voi, che programmi di allenamento suggerireste?
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Chess is, above all, a fight (Lasker)