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Giorno: 07/08/2013, 15:48:30
Scacchi e conflitto di interessi culturale
A distanza di due anni esatti dall'inizio del mio attuale "periodo-scacchi" - il più lungo della mia non più così breve esistenza - mi guardo bene dal fare un punto della situazione, dal portare in banca i miei progressi per capire quanto possano essere valutati. Ho la coscienza sporca. So che avrei potuto fare parecchio di più.

Non mi sorprendo più di tanto perché, modestamente, ho capito da tempo i motivi del mio non miglioramento (o miglioramento lento). Che poi è principalmente uno: il rifuto di riconoscere agli scacchi un ruolo significativo nella crescita culturale degli individui.

Ad aprire chess.com e a disputare partite più o meno lunghe, ossia a gettare via il tempo, siamo capaci tutti. Se però ci si appassiona e ci si affeziona all'idea di diventare scacchisti nel vero senso della parola, ecco allora nascere in noi la consapevolezza di dover dedicare allo studio non più i ritagli di tempo, bensì una porzione di ore standard al giorno, alla settimana, al mese.


Ora, per come la vede parte di me, ogni ora dedicata allo studio scacchistico è un'ora guadagnata per il progresso nel gioco, ma completamente perduta per il progresso del proprio edificio culturale. Conoscere a memoria i nomi di tutti gli scacchisti, avere un ELO superiore ai 2000, destreggiarsi senza problemi nelle varianti di apertura, aver letto e sottolineato decine di manuali in lingue diverse, è certamente cultura. Ma è - sempre per come la vede parte di me - cultura di serie B.

Dal momento che il tempo esiste e dobbiamo riempirlo, perché non investirlo per qualcosa di più alto? In questo forum - e in altri siti - ho avuto peraltro la dimostrazione del livello di meschinità che un essere umano abituato al solo calcolo delle varianti può raggiungere. Naturalmente non bisogna mai generalizzare.

Come se non bastasse il gioco un giorno verrà risolto.

Vabbè, volevo argomentare meglio, ma mi è passata all'improvviso la voglia. In ogni caso avrete capito cosa intendo, per cui se avrete voglia potrete esprimere pareri concordi o critici. Non aggreditemi perché, come ho più volte scritto, a pensarla così è solo una parte di me ed è comunque meglio parlare in faccia che parlare o scrivere da dietro.
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Giorno: 26/10/2020, 10:47:25
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Giorno: 08/08/2013, 07:49:10
Guarda, la penso ESATTAMENTE come te.
Anzi quasi esattamente perchè non sono così sicuro che il gioco un giorno verrà risolto, e se questo avverrà non sarà certo nei prossimi vent'anni.
Per il resto condivido tutto.
Alla fin fine, se ci riflettiamo bene, la maggiorparte dei giocatori ha in cuor suo il desiderio di sopraffare gli altri; a questo giocatori non frega nulla dell'elemento scientifico del gioco, ancor meno di quello artistico.
Sono quelli che ti preferiscono un noioso maratoneta come carlsen a degli artisti come kramnik o aronian...
Vogliono solo vincere, anche giocando da schifo, ed avere l'elo più alto possibile, perchè così possono vantare coi colleghi, anzi millantare, una scientia, una sapienza che in realtà non hanno.
Quando vedo/sento certi candidatini o maestrini pontificare dall'alto dei loro 2100 o 2200 (...), ecco provo una tenerezza infinita (sia ben chiaro che non mi sto riferendo a nessuno in particolare, è semplicemente qualcosa che ho notato in giro).
Sono queste cose che fanno venir voglia si smettere di occuparsi di scacchi, che alla fin fine è cmq solo un gioco.
Ma dopo tutto meglio giocare a scacchi che drogarsi o bere, no?
Meglio giocare a scacchi che guardarsi un reality.
Meglio giocare a scacchi che falegnamarsi di fronte a tuttemonelle.org!
Giorno: 08/08/2013, 11:57:43
Discussione interessante. innanzitutto sono anche io convinto che prima o poi gli scacchi verranno risolti. Succederà quello che è già successo con la dama: ci sono troppi fattori matematici che possono essere risolti dai computer che ogni giorno si perfezionano sempre di più.

Sul secondo punto devo dire che mi sfugge il senso. E' ovvio che negli scacchi la componente agonistica è fondamentale e nella componente agonistica entrano in gioco vari fattori quali il carattere, la preparazione, le inclinazioni personali ecc. ecc. Non ci vedo nulla di male nè ci vedo nulla di negativo.

Carlsen un maratoneta? Forse, ma quando affronta i GM suoi pari. Se affrontasse gente più "normale" il suo gioco cambierebbe. Del resto non si arriva dove è arrivato lui solo perchè si ha il culo di piombo. Aspettiamo il prossimo match mondiale e vedremo...
Quanti psicologi ci vogliono per cambiare una lampadina? Solo uno ma a patto che la lampadina voglia veramente cambiare
Giorno: 08/08/2013, 20:14:20
Beh è innegabile che carlsen abbia una tenuta fisica e ancor di più psicologica veramente abnormale.
Mentre sul piano del gioco...
Basta riguardarsi le su partite per accorgersi che in pieno mediogioco viene spesso sopraffatto, disintegrato sia tatticamente che posizionalmente, ma ancora di più sul piano delle idee.
Poi però, come spesso accade, si mette lì a riccio, e approfitta delle svistarelle altrui che piovono copiose dalla 4a/5a ora di gioco in poi (a volte anche prima).
Insomma una specie di martello pneumatico, ma non molto potente...
Essendo il massimo kramnikologo vivente, ti potrei mostrare almeno tre partite in cui l'orco di tuapse grazia il vichingo in posizioni veramente penose (per quest'ultimo).
E di esempi se ne possono fare anche altri, con ltri avversari (per esempio radjabov ha perso una marea di finali strapatti contro carlsen).
E non è un caso però che carlsen abbia gli scores peggiori proprio contro kramnik, e poi contro altri giovani (vedi caruana, karjakin, giri, nepom, volokitin... tutta gente con un tenuta psicofisica di alto livello e quasi paragonabile).
Giorno: 09/08/2013, 00:24:28
Il punteggio di carlsen contro kramnik è di parità, tra l'altro è dal 2011 Amber rapid che kramnik non riesce a vincere.
Parità contro caruana e contro volokitin ha perso solo che carlsen nel frattempo è migliorato superando i 2800 elo, volo è rimasto sotto i 2700.
Se kramnik ""grazia"" come dici tu il vichingo non gli si può addebitare la colpa a lui che sa vincere e non fa patte d'accordo con gli amici russi.
Giorno: 09/08/2013, 19:17:51
Esempio i testimoni di Geova, rifiutano gli scacchi come il calcio, perchè dicono: "sono attività agonistiche, quindi aggressive, contro.., antagoniste). Ma a ben vedere non hanno tutti i torti, almeno sotto un certo punto di vista.
D'altronde senza agonismo, che senso avrebbe il gioco? Uno studio scientifico sul movimento di pezzi? __ L'agonismo è l'ossigeno degli scacchi, d'altronde come di qualunque altro gioco o sport. Ma vi immaginate un torneo di poker senza soldi?
Forse è anche vero che c'è una certa esasperazione di questo agonismo. Io ho trovato sempre un po' antipatico la rigida divisione in categorie negli scacchi, l'ostentazione e i gruppi riferiti alla categoria di appartenenza, che si verifica nei circoli. A volte sembra quasi un mondo dietro al mondo, come se gli iscritti entrando nel circolo perdessero il contatto con la realtà vera, entrando in un'altra dimensione.
Spesso si perde la misura delle cose senzasperanza.gif
Giorno: 13/08/2013, 21:22:51
Io ho trovato sempre un po' antipatico la rigida divisione in categorie negli scacchi, l'ostentazione e i gruppi riferiti alla categoria di appartenenza, che si verifica nei circoli. A volte sembra quasi un mondo dietro al mondo, come se gli iscritti entrando nel circolo perdessero il contatto con la realtà vera, entrando in un'altra dimensione.

@Albitex

Invece, ho sempre pensato che fossero solo degli ignoranti che oltre la prima mossa non sappiano pensare ad una seconda. Ma in fondo la suddivisione in categorie serve a questo, tutto purchè si sentano realizzati. Basta dare uno sguardo alle loro partite in tornei di provincia, se mai arrivassero a giocarsi una fase finale di partita
Giorno: 21/08/2013, 16:08:40
Ho vinto la mia quarta o quinta partita lampo su chess.com. Naturalmente non mi illudo, è il caso. A volte si vince altre volte si perde. E poi i miei avversari sono talmente scarsi! Comunque. Vediamo di buttar giù altre considerazioni, così da spiegare meglio il mio punto di vista.

Sono d'accordo sul fatto che l'agonismo dia ossigeno al mondo scacchistico, per quanto, debbo aggiungere, credo sia innegabile che tutto il sistema, più che al bene degli scacchi, miri alla produzione di ricotta. Ma questa è un'altra storia.

Sono anche d'accordo sulla propensione riottosa e prevaricatrice della maggior parte degli scacchisti. Molti scacchisti, soprattutto ragazzi, magari in una fase un po' nerd o sfigatella, si sfogano attraverso il gioco, rivendicando una sorta di supremazia intellettuale. Del resto è così anche più in generale, quando sei bruttino o introverso maturi una sensibilità diversa rispetto al più dotato fisicamente e perciò perennemente distratto dalla patonza.

Comunque, a parte tutto ciò, nell'intervento originario mi riferivo più che altro al sacrificio di tempo ed energie. Se ho del tempo libero, la prima cosa che faccio è leggere o ascoltare musica (quando il computer non mi risucchia, ma anche questa è un'altra storia). Poniamo che voglia inserirci anche il gioco degli scacchi a un livello più alto. Comincio con un'ora di studio al giorno, di meno non ha senso. Dopo l'ora di studio, devo trovare il tempo di giocare, senza tempo o a tempo lungo. Siamo allora almeno a 2 ore (1 di studio e 1 di gioco). Ma, ragionevolmente, più si studia, più si comincia a vincere, più si entra nel giro, più si matura il desiderio di studiare di più. Ed ecco la spirale. Io vorrei poter dedicare agli scacchi tanto tempo, ma poi mi dico: a che pro? Perché assecondare un bisogno sempre più impellente, giorno dopo giorno, anziché estirparlo sul nascere? In cosa lo studio degli scacchi migliora la mia persona, il mio carattere? In niente. Più studio più prentenderò di vincere. E se perderò mi deprimerò e farò veleno, forse insulterò l'avversario. E poi per placarmi mi dirò: ma è solo un gioco. Ma allora se è solo un gioco compriamoci la play station. Quando avevo la PS compravo le guide per avventure complesse, e le studiavo. Ma era un'abitudine non paragonabile con quella dello studio scacchistico.

Insomma, gli scacchi sono un'amante estremamente esigente, un'ape regina priva di pietà e in fin dei conti ingenerosa. Anni e anni di sacrifici, libri e libri non letti, sinfonie e sinfonie non ascoltate, film e film scaricati e non visti, ecc. ecc. Per un ELO? E poi col tempo si peggiora, l'ELO non lo si mantiene, ci si inacidisce e si finisce come certi che conosco.

Per questo non prenderò mai seriamente gli scacchi.
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Giorno: 21/08/2013, 20:17:30
@pincopalla
Per questo non prenderò mai seriamente gli scacchi.

La sai quella della volpe e l'uva ?

Ti racconto questa.
Abitavo sul lungomare di Bari, vicino ai giardini della RAI. A quindici anni decisi di incominciare una vita sana: sport e socializzazione che prevedeva jogging sul lungomare (niente di importante, da casa mia al circolo della vela, vicino al cine-tearto Margherita). Cinque di mattina, tuta nuova,scarpe e via. All'altezza di 'ind'lalanz' vedo davanti a me un uomo di una sessantina d'anni, o meno,in bicicletta che si ferma, appoggia i gomiti sul manubrio ed arrivato alla sua portata di voce mi dice "ma tu ma-da-disc' a me c' cazz sta a fasc' do a chess'or". Abbandonai la corsa per darmi alla vela.
Dopo ti racconterò la mia prima esperienza in vela alle "vele di pasqua" a Cesenatico, su un cataramano. Da scompisciarsi dal ridere : come si sperona un catamarano concorrente avendo tutto un mare libero davanti
Giorno: 22/08/2013, 14:49:54
@ maestro

No, la storia della volpe e dell'uva è inappropriata, non c'entra appieno la questione. Non ho detto che gli scacchi sono una perdita di tempo e che gente come Cucinella, Pizzuto e Tarascio (tanto per citare, in ordine rigorosamente alfabetico, tre scacchisti che hanno fatto la storia del gioco nella mia regione, la Puglia) avrebbero fatto meglio a dedicarsi all'homemade.

La questione è a monte: per chi, come me, ha molti interessi, diventa essenziale operare una selezione. Perché, purtroppo, le giornate sono solo di 24 h e un terzo le passiamo a dormire. E dunque, sempre per chi, come me, cerca di ricavare, dal diletto, qualcosa di utile e formativo, che cerca, insomma, di migliorare e migliorarsi nella vita, è difficile accettare che gli scacchi monopolizzino la gran parte del già poco tempo libero.

Spero tu abbia capito a cosa mi riferisco.
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