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Giorno: 16/01/2012, 19:17:55
Cosa cerchi (o cercheresti) in un allenatore?
Mi collego direttamente con il forum aperto da ghiceda dal titolo “istruttori”, in particolare per quanto riguarda l’ ultima parte del primo post nel quale ghiceda, a mio avviso molto correttamente, ritiene di porre particolare attenzione nella scelta dell’allenatore sull’esperienza di gioco e di insegnamento dell’istruttore.

A questo punto la domanda che credo bisognerebbe porsi è: “Come fare a scegliere l’allenatore giusto ?”.

Questa domanda mi ha spinto ad aprire questo spazio nel quale tutti gli utenti sono invitati a scrivere quali siano (o quali non dovrebbero essere) le caratteristiche che il loro (ipotetico) allenatore perfetto dovrebbe (o non dovrebbe) avere se dovessero effettuare una scelta.

….. sotto con le risposte! biggrin.gif

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Giorno: 24/10/2020, 00:25:32
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Giorno: 17/01/2012, 10:53:43
Secondo me un buon allenatore dovrebbe:

1) Spiegare con semplicità le cose più difficili
2) Proporre esercizi mirati a migliorare i problemi di un allievo ma anche esercizi che esaltino (e migliorino) le sue qualità)
3) Essere un MOTIVATORE
4) Seguire il proprio allievo nel suo percorso e offrirgli un punto di vista fortemente critico-costruttivo anche in presenza di buone prestazioni
Memento Audere Semper
Giorno: 17/01/2012, 20:32:36
Per capire se l’allenatore è quello giusto per me io dovrei sentirmi innanzitutto in completa sintonia con lui come persona e con quello che fa e, in secondo luogo, cercare di capire se sia sufficientemente esperto e qualificato e voglia davvero aiutarmi a migliorare il mio gioco.

E’ per questo motivo che sono molto diffidente nei confronti dei corsi online (da chiunque siano tenuti).

Per rendermi conto se l’allenatore soddisfa le mie esigenze lo proverei per 3 – 4 lezioni e verificherei i seguenti punti:

1) Non deve passare tutto il tempo della lezione a giocare con me.
2) Deve analizzare le mie partite per cogliere i punti di forza e di debolezza del mio gioco.
3) Deve aiutarmi nella messa a punto del repertorio di aperture, cercando di capire se le aperture che gioco corrispondono al mio stile di gioco, senza volere a tutti i costi impormi le sue aperture.
4) Deve essere sufficientemente esperto in tutte le fasi del gioco (apertura, mediogioco e finale) e nella tattica e strategia.
5) Deve spiegarmi il ragionamento che sta dietro i miei errori.
6) Deve essere in grado di elaborare un piano specifico d’allenamento calibrato ad hoc su di me ed incentrato ad eliminare le mie debolezze, senza insistere troppo sui punti di forza, in modo che il mio gioco sia il più possibile equilibrato.
7) Deve disporre di una vasta biblioteca di materiale scacchistico: libri da farmi studiare ed esercizi da sottopormi.
8) Deve aiutarmi a risolvere i problemi di scacchi dal punto di vista psicologico.
9) Deve spingermi a cercare di superare i limiti delle mie capacità.

Ecco, per un allenatore così sarei anche disposto a pagare.

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Giorno: 17/01/2012, 22:07:26
Dan Heisman è un famoso istruttore pur essendo solo Maestro.

Questo è il suo elenco di cosa può fare un buon allenatore. C'è qualcosa in più rispetto a quello che ha elencato Bini. E' in inglese ma è un inglese molto semplice:

A good instructor can:

1. Look at your games and see what you are doing wrong. Not just pointing out weak moves, but every possible weakness, such as misconceptions about how to play positions, planning and position errors, etc.

2. Talk with you and find out what you know and what you don’t. If you don’t know that both sides should try to attack when castling opposites sides with Queens on the board, he will see that and quickly tell you.

3. Answer questions and explain things to you that you don’t understand. Suppose you read in a book, “Passed pawns must be pushed” and you don’t know when or why, then if you ask a good instructor, he should be able to explain it to you until you are satisfied.

4. Work on your thought process. Listen to you think and make constructive suggestions on how to improve your technique.

5. Suggest a practice routine, including what tournaments to play, how to prepare, and what time limits would be the most helpful.

6. Suggest a way to learn new information and patterns, whether it be through reading books, watching videos, listening to tapes, etc.

7. Work on your time management. Show you when it is important to take your time and when you are wasting your time.

8. Provide psychological support. Teach you that you will not go straight up and that setbacks are normal and to be expected; teach you how to deal with and learn from your losses. Encourage you when you are down and keep you on an even keel if you get overconfident.

9. Help you pick an opening repertoire if you need help. Teach you what moves you will encounter the most frequently and the best ways to learn more.

10. Help you judge your progress and figure out what that means for your future play, practice, and study.

11. Show you themes and patterns that occur frequently so you know how to handle them when they do.

12. Listen to your concerns and desires and help you decide what are reasonable expectations; when you just need to accept what is happening and when you might need to do more.

There are more, but I think you get the idea!
Giorno: 17/01/2012, 22:41:40
Non sto a ripetere cose già scritte, ciò che avete scritto per voi può essere sufficente anche per me.

Sottolineo ciò che mi pare traspare nei punti di Dan: in tutti i suoi punti è data particolare importanza al rapporto diretto e personale tra allievo e insegnante. L'insegnante in particolare prende "a cuore" il miglioramento dell'allievo. Così leggo.

Ecco, io credo che ci debba essere un rapporto di fiducia elevato, l'allenatore in questo caso ha piena libertà di usare metodi qualsiasi ma con una premessa oltre alla fiducia: deve essere stabilito un obiettivo serio, condiviso e raggiungibile, eventualmente diviso in sotto obiettivi.

Un allievo che si presenta con un "voglio migliorare un pò", non mi piace molto, magari è molto umile, oppure non ha le idee chiare. Per carità può esserci anche quello che dice "non voglio migliorare più di tanto, mi basta avere un supporto a cui chiedere quando sento necessità" ma sempre deve definirsi a priori il tipo di collaborazione che si intende instaurare.

Così non mi piacciono (e dubito molto sulla loro serietà) quegli allenatori che non cercano di stabilire prima le regole della collaborazione, che accettano allievi con un "vedremo poi...intanto cominciamo", che non indicano spazi temporali ("con me migliorerai sicuramente, in quanto tempo? dipende da te"), che non perdono occasione per denigrare i loro colleghi, o per sentenziare su libri o su chi prova a far da solo.


E se nel percorso stabilito qualcosa non funziona deve essere l'allenatore ad accorgersi ed imporre una verifica, prima che il corso finisca. Una persona seria che vede il proprio lavoro sprecato non finge di niente.

Per quanto scritto sopra, direi quindi che una caratteristica necessaria sia la possibilità di incontrarsi di persona, anche solo saltuariamente.
Giorno: 17/01/2012, 23:22:47
Credo anch´io che il rapporto personale con un docente rappresenti il vantaggio fondamentale dell´apprendimento guidato rispetto alla ´solitudine´ dell´autodidatta.

Ogni docente lavora sostanzialmente su tre piani:

- disciplinare: ha le conoscenze/competenze che deve trasmettere

- didattico: ha la strumentazione e la capacitá di trasmettere conoscenze/competenze

- relazionale: ha un carattere e una sensibilitá che rendono interessante e piacevole il dialogo didattico

E´ chiaro che in realtá ogni docente ha i suoi punti di forza e le sue debolezze e che raramente riesce ad essere ´perfetto´ su tutti e tre i piani. Tuttavia, come diceva Ghiceda, il piano relazionale é uno dei piú influenti e motivanti in rapporto all´apprendimento degli studenti.

Se invece pensiamo alla condizione dell´autodidatta, strumenti quali libri, video, ecc. possono tutto sommato coprire in maniera soddisfacente il piano disciplinare. Ma gli sará praticamente impossibile operare da solo sul piano didattico e relazionale.

Il MAAG mi pareva un interessante tentativo di aiutare l´autodidatta sul piano didattico.

Il piano relazionale si puó forse ´sostituire´ con i rapporti amicali e il dialogo fra pari (come per esempio avviene su un forum), ma credo che per l´autodidatta rimanga comunque molto difficile collegare e saldare fra loro i tre piani.
Giorno: 17/01/2012, 23:34:49
Sottolineo ciò che mi pare traspare nei punti di Dan: in tutti i suoi punti è data particolare importanza al rapporto diretto e personale tra allievo e insegnante. L'insegnante in particolare prende "a cuore" il miglioramento dell'allievo.

Questo è forse il punto più importante di tutti, tanto da arrivare adirittura ad un paradosso.

Per esempio capita spesso che un allievo richieda determinate cose all'allenatore (come lezioni su particolari tematiche ecc.). In ultima analisi però un allenatore che vuole essere veramente coerente e onesto e portare qualcosa di utile per lo studente è colui che sa dirgli con precisione di cosa ha bisogno e sa cosa fare per farglielo ottenere, anche non piegandosi di fronte alle richieste dello studente che vorrebbe allenarsi solo su cosa vuole lui.

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Giorno: 18/01/2012, 08:46:57
ciao
non ho mai avuto esperienza con allenatori di scacchi
ma ho visto diversi maestri di arti marziali
in fondo la lotta sulla scacchiera sempre un arte e'
cosa distingue il mio ottimo maestro di jujitsu da altri anche tecnicamente superiori?
(ne ho visti diversi tecnicamente molto bravi, atleti quasi perfetti... ma pessimi maestri! il concetto che per insegnare uno deve essere campione, e' fumo negli occhi)

mi hanno colpito queste cose
sa cosa e' essenziale e cosa non lo e' (questo e' il vero frutto dell'esperienza) e sa perseguire una strada
sa valutare gli altri, l'esterno (non e' arroccato nella sua bravura), gli avversari ovviamente ma anche gli allievi
sa comunicare, tutti sanno parlare, ma pochi sanno trasmettere

mi sono accorto che mi ha trasmesso molto anche nella capacita' di comprendere oltre che nella banale tecnica
da qui in poi il rapporto di fiducia nasce spontaneamente e cosi' e' soddisfatto anche il requisito fondamentale indicato da bini

secondo me queste cose si possono perfettamente applicare nell'arte scacchistica
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- Comandante Logar? C'è un oggetto in avvicinamento. - Quello è il nostro pianeta! Deficiente! Ma dove vivi?
Giorno: 18/01/2012, 11:14:40
C´é un bellissimo post di Bohemien sull´altra discussione ma, che come dice anche Bohemien, sarebbe piú logico avere qui!

Un altro requisito fondamentale di un buon istruttore mi sembra sia la capacitá di lavorare sugli errori.

In pedagogia si usa il termine ´didattica dell´errore´ per indicare l´analisi e la riflessione sugli errori degli studenti allo scopo di personalizzarne il percorso e rafforzarli lá dove sono piú deboli.
Giorno: 18/01/2012, 11:42:13
Si, un istruttore dovrebbe diventare per noi un Maestro, un Guru. Prenderci per mano ed insegnarci ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, guidarci nei meandri della vita oltre che negli scacchi, rassicurarci ed illuminare il nostro cammino.

Io sarei disposto a pagare oro per questo!
Sono una carota in cerca di sè stessa...