1) Come operi una scelta tra le varie opzioni suggerite dal software a tua disposizione, e perché?
AG: Uso contemporaneamente diversi motori di analisi ma ciò non significa che io mi trovi continuamente nella necessità di scegliere tra suggerimenti diversi, al contrario nel corso della partita ciò avviene solo in alcuni momenti critici. Nella fase iniziale, ad esempio, l’elemento “umano” è preponderante: sono io che scelgo l’apertura (preparandomi sull’avversario esattamente come farebbe un professionista in un torneo sulla scacchiera) ed a volte mi trovo a giocare anche più di venti mosse senza neppure “accendere” i motori, ma semplicemente seguendo il mio “libro” di aperture. Nei finali invece intervengono le “tablebases” ossia dei database di tutte le posizioni possibili (con pochi pezzi) cui attingere per scegliere la mossa. Quando rimangono non più di sei pezzi sulla scacchiera è teoricamente possibile giocare senza alcun motore di analisi ma esclusivamente consultando le tablebases (e con la certezza di giocare sempre la mossa migliore). Anche nel medio gioco, infine, (dove l’analisi è ovviamente indispensabile) spesso il problema della scelta non si pone, in quanto c’è una mossa che appare decisamente migliore delle altre e sulla quale tutti i motori concordano.
È nei momenti critici che l'esperienza del centauro diventa determinante. Egli sa bene di essere attorniato da uno stuolo di "assistenti stupidi" che spesso suggeriscono mosse che non hanno dietro alcuna strategia e deve allora decidere se dar più peso alla propria valutazione della posizione (vedi a questo proposito la risposta alla domanda successiva sul vantaggio di aver in team un forte giocatore)piuttosto che ad un "barlume di consapevolezza" di un motore che sembra orientarsi più di altri in quella specifica posizione o, ancora, ad elementi che vanno al di là degli aspetti squisitamente tattici o strategici: la mossa meno "compromettente", quella meno rischiosa, quella meno attesa. etc…
2) Credi che un freestyler abbia necessità di un umano molto competente nel merito, come un GM (Grande Maestro), con cui collaborare, e questo quanto è importante?
AG: Si tratta dal mio punto vista di una delle questioni più stimolanti. Premetto che io non sono un forte giocatore ma, al contrario, poco più che un amatore.
In un sfida alla scacchiera non avrei alcuna possibilità contro un professionista e certamente (al di là forse di qualche esibizione) non avrei mai avuto senza il Freestyle neppure l'opportunità di confrontarmi con un GM. La possibilità per chiunque (persino un principiante) di dar luogo ad appassionanti ed equilibrate sfide contro dei professionisti costituisce, a mio parere, uno dei motivi di interesse di questa disciplina.
Naturalmente molte volte nel corso dei tornei mi sono trovato a rimpiangere il fatto di non essere un forte giocatore o di non avere accanto a me un GM, sopratutto in quelle situazioni in cui ho avuto la netta e sgradevole sensazione di non potermi affatto fidare della macchina. Tuttavia c'è anche il rovescio della medaglia: difficilmente un forte giocatore che non abbia però un computer sufficientemente potente e sia privo di esperienza nell'uso dei software potrà essere competitivo ad alti livelli.
Ricordo che in una delle mie prime partite ufficiali (nel 2006) giocai con il nero contro il GM inglese Tony Kosten e più tardi ebbi modo di leggere alcuni suoi commenti sulla partita (il risultato fu di parità). Egli fece notare come, non avendo abitudine al gioco "assistito", non riuscì a trarre beneficio dall'uso computer ma, al contrario, si ritrovò in partita a corto di tempo avendone "sprecato" nell'analizzare suggerimenti del software alla fine poi scartati. In altre parole ammise tra le righe che probabilmente avrebbe giocato meglio senza alcun aiuto informatico.
Personalmente mi sono convinto in questi anni che il fatto di essere un forte giocatore può (in qualche caso limite) essere perfino controproducente, sopratutto laddove non si abbia (o non sia comunque patrimonio del team) una profonda conoscenza dei punti di forza e di debolezza dei motori scacchistici tale da scongiurare l'eventuale insorgere di conflitti di competenze. Il Freestyle è per definizione fondato sul binomio uomo macchina, ma non è facile dire in astratto quale dei due elementi contribuisca maggiormente al successo. Non si tratta di usare il computer semplicemente per un controllo sulle sviste tattiche (questo forse è ciò che avveniva nelle prime sfide di Advanced Chess, una specialità introdotta da Kasparov nella quale i ruoli erano maggiormente definiti e di cui l'odierno Freestyle può considerarsi un'evoluzione), piuttosto, di usare un sistema complesso di interazione tra risorse hardware, software, umane, processi decisionali e gestione dell'informazione. Non una gerarchia predeterminata, ma ruoli flessibili che assumono maggiore o minore importanza a seconda di una concreta posizione sulla scacchiera, di una determinata apertura o di un particolare avversario. Non è un caso che per indicare questo tipo nuovo di giocatore di scacchi si sia mutuato dalla mitologia il termine centauro.
3) Fai uso di statistiche, e di che tipo? Di contenuto (sulle posizioni raggiunte), sulla prestazione dei programmi, sulle prestazioni dell’avversario, e come fai a gerarchizzare queste informazioni?]
AG: Uso diversi database che contengono milioni di partite (selezionate per tipologia: GM, Computer, Corrispondenza, etc. ) e guardo abbastanza spesso le statistiche sia di una determinata posizione (durante il gioco lo faccio nel momento, sempre delicato, in cui l'avversario mi ha sorpreso con una mossa imprevista) sia di un particolare avversario (quando, ad esempio, conosco prima gli accoppiamenti ed ho la possibilità di preparare l'apertura).
Tuttavia tendo a non dare molta importanza alle statistiche in quanto il mio approccio è di tipo più qualitativo che quantitativo. Diciamo che le statistiche servono a darmi una prima idea delle mosse (o delle aperture nel caso di un avversario) su cui concentrare la mia attenzione, ma niente di più.
Le statistiche a volte mentono e per poterti fidare di loro devi guardare le partite ad una ad una cioè ... non devi usarle! E' un po' difficile da spiegare senza entrare in un territorio più da addetto ai lavori ... provo con un veloce esempio: immaginiamo che io sia il bianco e che a partire da una determinata posizione nel mio database ci siano 200 partite equamente distribuite tra 2 mosse possibili (A e B). La mossa A ha un percentuale di vittorie per il bianco del 75% quella B del 60%: è ovvio che secondo questo dato dovrei preferire la mossa A. Andando avanti di una mossa mi accorgerei che le cento riposte alla mossa A del mio database corrispondono a 75 vittorie (con la risposta C) e 25 sconfitte (con la risposta D). Ma io mi fido di quel 75% ... gioco la mossa A il mio avversario risponde con D e ... sono perduto! Forse sarebbe stato meglio accontentarsi di quel 60% della mossa B ...
Morale: basta una sola partita che confuti una variante per rendere inutili le statistiche, con buona probabilità (in un torneo di Freestyle) se quella variante è stata confutata il tuo avversario lo saprà…
Riguardo alle prestazioni dei programmi poi le statistiche mi interessano molto poco. Uso quotidianamente i più diffusi motori (e mi tengo costantemente aggiornato sulle nuove uscite) sia facendoli giocare tra loro online sia per le analisi delle mie partite per corrispondenza. Ciò mi consente di conoscere i motori più a fondo, di individuarne lo stile, la personalità, i punti di forza e di debolezza. Le performance o le classifiche in tornei tra motori non sono per me dati significativi, non perché non mi fidi (al contrario i test condotti dagli appassionati sono molto seri e rigorosi e costituiscono un riferimento indispensabile per chi vuole conoscere la forza dei motori) ma semplicemente perché so già attraverso l'esperienza diretta quali siano i più forti e le informazioni che invece possono essermi utili in partita sono altre. Le statistiche non mi dicono se un motore ha uno stile più solido o più aggressivo, se si trova più a suo agio nelle posizioni aperte o chiuse, se è egualmente affidabile in tutte le fasi della partita o se ha nel finale il suo tallone d'Achille ... non mi danno insomma proprio tutte quelle informazioni (di carattere qualitativo appunto) che mi permettono poi di vagliarne in partita i suggerimenti in termini di attendibilità.
4) È importante capire “cosa” sta usando il tuo avversario e come questo influenza le tue previsioni e decisioni?
AG: Nel Freestyle il fatto che l'avversario "usi qualcosa" è la regola e che giochi esclusivamente "da umano" la rara eccezione. Certamente può essere importante capire con quale motore si stia aiutando (ammesso che ne usi uno solo) poiché in quel caso le sue mosse diverrebbero prevedibili. Questa è una delle ragioni per le quali non è più consentito ai computer partecipare ai tornei di Freestyle in automatico: un esperto centauro riesce infatti a trarre un certo vantaggio dal fatto di sapere contro quale motore sta giocando. Un'altra ragione è che permettendo ad una macchina di giocare senza alcun intervento umano si tradirebbe un po' lo spirito del Freestyle che non vuole essere un torneo tra computer ma appunto tra centauri.
In generale io provo sempre durante la partita ad individuare l'origine "prevalente" delle mosse del mio avversario in modo da cercare di andare più in profondità di lui nell'analisi anticipandone le mosse. Ciò ovviamente non sempre è possibile e la mossa che giunge inaspettata spesso proviene proprio da un forte giocatore a tavolino il quale attua a sua volta una strategia che mira a disorientare un avversario "computer-dipendente". Visti gli enormi passi avanti compiuti negli ultimi tempi dai software scacchistici e la potenza di calcolo dei PC odierni comunque queste situazioni sono sempre più rare, i motori si lasciano sorprendere sempre meno facilmente e le mosse inaspettate sempre più spesso si rivelano alla lunga inferiori. Se alle origini del Freestyle ci si domandava se un amatore (per quanto ben attrezzato) potesse essere competitivo in questo genere di eventi oggi forse sarebbe più lecito chiedersi se mai un GM riuscirà a vincerne uno.
5) Quanto è importante il lavoro di squadra nel Freestyle? È utile o controproducente un team molto numeroso?
AG: Il lavoro di squadra è certamente utile ma un team molto numeroso può essere controproducente in termini di efficienza e coordinamento dei compiti. Non è un caso che i vincitori dei principali tornei sin qui disputati siano stati per la maggior parte team di non più di tre elementi e, in qualche caso, persino dei singoli giocatori. Insomma non è tanto importante che il team sia numeroso quanto piuttosto che sia ben assortito sul piano delle conoscenze\competenze e ben equipaggiato dal punto di vista hardware. Non sempre chi ha a disposizione un computer molto potente sa bene come servirsene (o viceversa) e questo è stato probabilmente anche uno dei motivi che ha spinto sin dall'inizio i freestylers ad aggregarsi. In alcuni team ci si distribuiscono i compiti anche durante la partita (chi cura l'apertura, chi analizza, chi esegue materialmente la mossa, etc.), in altri invece si collabora principalmente nella fase di preparazione al torneo (ricerca partite e manutenzione dei database, scelta delle aperture e lavoro sul libro, test sui motori, etc.) in altri ancora ci si limita a condividere la potenza di calcolo. Il freestyle è una disciplina troppo giovane perché ci siano in proposito degli orientamenti consolidati, al contrario ci si interroga sulle capacità di gestione delle risorse umane e hardware disponibili in quanto parte integrante della strategia vincente di un team\giocatore .
fonte:
Nuovi stili cognitivi per il secondo millennio: analisi di un caso, il Freestyle negli scacchi – D’Eredità.
montesannace
18/11/2010, 14:11:05