La domanda è legittima, dal momento che i sacri testi ci hanno sempre abituato a suddividere il concetto di vantaggio in due categorie ben distinte e facilmente comprensibili: materiale o posizionale. Siamo pure disposti ad accettare che un vantaggio possa scaturire da una combinazione di queste due categorie, …….. ma parlare di vantaggio psicologico!!!
Il discorso è invece, a mio avviso, di particolare importanza soprattutto per tutti noi che non siamo Grandi Maestri, e ciò per il semplice motivo che le partite di torneo sono giocate da esseri umani e non da fredde macchine.
A riguardo, proviamo a vedere alcune idee espresse su questo argomento da Nikolai Krogius, uno dei massimi esperti nel campo della psicologia scacchistica. Egli scrive: “Negli scacchi, come in ogni altro campo dell’attività umana, ci sono due aspetti da considerare: quello oggettivo e quello soggettivo. Tali componenti non possono essere separate né considerate in contrapposizione tra loro, così non è possibile comprendere gli scacchi considerando solo gli elementi oggettivi, ossia lasciandosi guidare esclusivamente dalla teoria scientifica (tecnica) elaborata su di essi. Le leggi e i principi della teoria specifica degli scacchi sono impiegati da tutti i giocatori, seppure il loro pensiero può procedere in maniera similare anche se diversa …. “.
Il concetto di “vantaggio psicologico” nel finale si manifesta quando, per quanto l’oggettiva valutazione della posizione lo faccia apparire equilibrato, giocarlo per una parte può essere alquanto spiacevole: per pareggiare dovrà trovare tutte le mosse migliori, mentre l’altra parte può giocare praticamente senza alcun rischio di perdere.
E’ in simili situazioni che l’emozione produce effetti molto maggiori sul pensiero che non l’oggettiva valutazione della posizione, e la probabilità di commettere un errore cresce considerevolmente essendo associata a certi aspetti del carattere del giocatore: se è un tenace lottatore ed ha una forte volontà e un ferreo autocontrollo, può riuscire positivamente in tale compito, se invece è debole in una di tali componenti essenziali, il risultato può essere disastroso.
Inoltre c’è un altro aspetto da considerare: un conto è commettere un errore in situazione oggettivamente vincente, nel qual caso il risultato sarà probabilmente una patta, con l’irritante perdita di mezzo punto, ma quale più grave catastrofe è subire una sconfitta in una posizione obiettivamente pari! Nei due casi il passivo di punti è esattamente lo stesso, ma la “botta psicologica” che si subisce è ben diversa, in quanto la differenza consiste nella difficoltà, ben maggiore, di saper accettare la sconfitta.
Sul tema proviamo a considerare un esempio pratico (vedi diagramma) tratto da una mia partita (io sono il Bianco e ho la mossa).
| a | b | c | d | e | f | g | h | ||
8 | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | 8 |
7 | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | 7 |
6 | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | 6 |
5 | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | 5 |
4 | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | 4 |
3 | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | 3 |
2 | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | 2 |
1 | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | 1 |
| a | b | c | d | e | f | g | h |
Fen: 8/3K3p/1R1P1kp1/5p2/2B5/5Pb1/3r2P1/8 w - - 0 1
Il finale è oggettivamente pari anche se, da un rapido sguardo alla posizione, potrebbe sembrare che il Bianco si trovi persino in vantaggio: ha un Re molto attivo, un pedone passato avanzato e sembra non aver nulla da temere da 1. … Txg2 che costringerebbe il Nero a immolare il proprio Alfiere sul pedone d6 dopo 2. Re8. In realtà, analizzando più a fondo, vediamo invece che il Bianco si trova in situazione di impasse: vorrebbe avanzare il pedone d6, ma per farlo dovrebbe prima spostare il Re; se questi andasse in c7 il pedone non potrebbe ugualmente essere spinto per via dell’inchiodatura dell’Ag3.
In finali come questo si presenta dunque un dilemma: meglio attendere gli eventi o meglio intraprendere qualche azione costruttiva?
Nel nostro caso il Bianco può giocare mosse d’attesa, come portare l’Alfiere in f1 e oscillare la Torre tra le case a6 e c6, aspettando di vedere come il Nero intende muoversi, prima di intraprendere qualche azione particolare. Il pericolo insito in una condotta attendista è che l’avversario trovi un qualche modo per migliorare gradualmente la posizione, perciò alla fine si sarà comunque costretti ad agire, ma in circostanze meno favorevoli rispetto a quelle iniziali. C’è quindi innanzitutto da chiedersi: “cosa farà il Nero nel frattempo?”. E’ ovvio, avanzerà indisturbato i propri pedoni in h5, h4, g5 e g4, costringendo il Bianco al cambio fxg4, poi sposterà l’alfiere in e5 e spingerà in g3 minacciando … Td1, … h3 e dopo gxh3 … g2 con promozione a Donna; per evitare …. Td1 il Bianco sarà costretto a portare la sua Torre sulla prima traversa, perdendo di conseguenza il pedone d6, tuttavia ciò avverrà in una situazione meno favorevole rispetto a quella del diagramma iniziale, perché i pedoni neri risultano già spinti in profondità.
Dal punto di vista psicologico è quasi sempre più facile agire per primi anche se purtroppo, per scegliere la mossa da giocare, non esistono formule magiche e bisogna assicurarsi che la decisione presa sia dettata da una valutazione obiettiva della posizione e soprattutto da un calcolo profondo. Infatti, molto spesso, agire per primi può semplicemente causare l’insorgere di ulteriori debolezze, offrendo all’avversario opportunità prima inesistenti: per esempio, sempre a partire dal diagramma iniziale, se il Bianco spostasse subito il Re in c8, d8 o e8 perderebbe semplicemente il forte pedone d6.
Ecco un chiaro caso di “vantaggio psicologico”: il Nero ha una semplice manovra a disposizione, molto probabilmente vincente, senza nessun pericolo di sbagliare, mentre il Bianco dovrà in ogni caso ripiegare su un piano alternativo per non venir sopraffatto. Tutti noi sappiamo quanto la storia degli scacchi sia ricca di esempi in cui, a causa di un gioco privo di piano, si sono perdute posizioni “completamente pari”.
Anche se la decisione per il Bianco è impegnativa, nel presentare il diagramma iniziale abbiamo detto che la posizione è di oggettiva parità. Che piano deve dunque adottare il Bianco per salvarsi?
Ecco come è proseguita la partita:
1. Re8!
Sembra una follia ….. il Bianco abbandona al suo destino il pedone d6 avanzato! In realtà non è tanto la mossa in sé ad essere forte, quanto l’idea che c’è dietro. Ora il Nero non può certo permettere al pedone di avanzare ed è costretto a catturarlo.
1. … Axd6
Praticamente forzata. Dopo 1. … Txd6 2.Txd6 Axd6 si ha un chiaro finale patto di Alfieri di colore contrario.
2. Rd7
Ecco l’idea che salva la partita. Il Re torna sui suoi passi e inchioda l’Ad6.
2. … Re5 3. Tb5+! Rf4
Se 3. … Rf6 4. Tb6 o anche 4. Td5 sempre con parità.
4. Td5
Ormai è tutto chiaro: ancora una volta funziona l’idea di rifugiarsi in un finale di Alfieri contrari facilmente pattabile.
4. … Txd5
Oppure 4. … Ab4 5. Txd2 =. L’unica vera alternativa, che andava verificata col calcolo, era data da 4. … Txg2!? 5. Rxd6! Rxf3 6. Re5! con le seguenti possibilità:
a) 6. … f4 7. Td3+ Rg4 8. Ae6+ Rg5 9. Ad5 Tg3 (9. … Te2+ 10. Ae4 Rg4 11. Td1 f3 12. Tg1+ Rh3 13. Rf4 Txe4+ 14. Rxf3 Rh2 15. Tg2+ Rh1 16. Txg6 Te7 17. Th6+ Rg1 18. Th5 =) 10. Af3 Rh4 11. Rxf4 g5+ 12. Rf5 g4 13. Ae2 h5 14. Txg3 Rxg3 15. Rg5 h4 16. Axg4 =
b) 6. … Rg4 7. Td7 h5 8. Rf6 Tb2 ( 8. … f4 9. Rxg6 h4 10. Ad5 =) 9. Ae6 Tb6 10. Tg7 Rf3 11. Txg6 f4 12. Th6 =
c) 6. … Tc2 7. Td3+ Rg4 8. Ae6 h5 9. Rf6 Tc6 10. Te3 Rf4 11. Te1 Rg3 (11. … g5 12. Tf1+ =) 12. Tg1+ Rf2 13. Txg6 f4 14. Rg5 f3 15. Rxh5 Re3 16. Tf6 f2 17. Txf2 =
d) 6. … Rg3 7. Td7 h5 (7. … Tc2 8. Ae6 f4 9. Txh7 =) 8. Td6 Rh2 9. Af7 Te2+ 10. Rf4 Tf2+ 11. Rg5 Tg2+ 12. Rf4 Tf2+ =
5. Axd5 Ab8 ½ - ½
Concludendo, gli insegnamenti che si possono trarre da questo finale sono:
1) bisogna prestare particolare attenzione alle posizioni “completamente pari”; bastano pochi errori per trasformarle da “pari” in “perse”;
2) per quanto possibile, sempre che si abbia tempo sull’orologio, il finale andrebbe calcolato con la massima precisione almeno fino al punto in cui si è sicuri di poterlo pattare (ammesso che si possa pattare ovviamente!);
3) l’elaborazione del piano di gioco corretto spesso ci viene suggerita da alcuni indizi presenti nella posizione che si amalgamano tra di loro: nel nostro caso questi indizi erano il desiderio di spingere il pedone d6, la minaccia a “raggi x” esercitata dalla Tb6 sul Re nero e l'idea di cambiare le Torri per rifugiarsi in un finale patto di Alfieri di colore contrario.








