Josè Raul Capablanca
Dalle parole di Capablanca si evince subito quanto importante sia lo studio del finale. Se paragoniamo il gioco degli scacchi ad una casa, si potrebbe dire che il finale sono le fondamenta, il mediogioco i muri esterni e il tetto l’apertura; non possono esistere i muri senza fondamenta, così come non può esistere il tetto senza i muri. Negli scacchi non si può quindi studiare un’apertura senza conoscere le strutture pedonali e i piani a cui dà origine nel mediogioco, così come non si può assimilare il mediogioco senza considerare le debolezze pedonali e i possibili finali che ne possono derivare.
I giocatori meno esperti, invece, hanno paura di addentrarsi nel finale e solitamente nutrono la speranza di poter concludere la partita nel mediogioco, magari con un brillante attacco al Re nemico. Non conoscendo bene i finali, preferiscono evitarli ad ogni costo e così rovinano di continuo posizioni nelle quali avrebbero potuto forzare l’ingresso in un finale lievemente inferiore, patto o peggio ancora favorevole.
Ma perché il finale è così poco amato ?
Uno dei più diffusi e radicati pregiudizi per cui molti giocatori non lo apprezzano vuole che lo studio del finale sia noioso perchè in questa fase della partita l’aspetto scientifico del gioco prevale su quello creativo. Così per molti il finale non permette di esprimere il proprio talento artistico dal momento che gli aspetti tattici e dinamici che caratterizzano le posizioni del mediogioco scompaiono per la natura stessa del finale.
Niente di più falso ! Chi si accosterà allo studio del finale con lo spirito giusto si renderà presto conto che anche questa è un’arte.
Tutti i più forti giocatori, compresi i campioni dell’attacco quali Alekhine, Tal, Fischer e Kasparov sono stati fortissimi finalisti, sempre pronti ad adeguare lo stile del loro gioco alle necessità oggettive della posizione e non viceversa.
Alekhine scriveva: “Giocare per complicare ha senso solo quando non è possibile trovare una continuazione chiara e logica.”
Ecco perché il finale non è solo un inutile prolungamento della partita: al contrario, cambiare i pezzi è, in molti casi, il sistema più sicuro e implacabile per realizzare un vantaggio di posizione o di materiale acquisito nel mediogioco. Se si vuole eccellere nel gioco degli scacchi bisogna quindi possedere una solida tecnica del finale.
A mio modo di vedere lo studio dei finali andrebbe fatto per gradi.
Innanzitutto si dovrebbe cercare di assimilare la teoria del finale, cioè quelle posizioni teoriche fondamentali del finale con un numero molto limitato di pezzi. In questo caso la cosa più importante non è la memorizzazione di centinaia di posizioni, ma la comprensione approfondita di pochi principi generali, procedimenti standard e idee basilari di un numero limitato di posizioni tipiche importanti, che ricorrono con maggiore frequenza, spiegate e analizzate esaurientemente. Le letture consigliate sono “Il manuale dei finali” di Dvoretskij e il CD-ROM “Cosa bisogna sapere sui finali” di Averbakh.
Successivamente si può passare ai finali tattici, la maggioranza dei quali sono noti sotto forma di studio, per poter apprezzare anche l’aspetto tattico-artistico del finale, senza mai perdere di vista la possibilità di applicare in partita le suggestive idee che si sono apprese. Si consiglia qui la lettura di “La tattica nel finale” di Nunn.
Infine ci si dovrebbe dedicare allo studio dei finali più complessi, quelli che iniziano con un maggior numero di pezzi, al fine di padroneggiare la tecnica del finale attraverso l’analisi minuziosa di finali commentati, tratti da partite di famosi giocatori. Nello specifico i testi consigliati riguardano il modo di pensare nel finale e sono “La strategia nel finale” di Shereshevskij e “Lezioni tecniche per diventare maestro di scacchi” di Dvoretskij.
Come per tutte le discipline, infine, è poi essenziale mettere alla prova quanto si è studiato esercitandosi contro un valido avversario, anzi è indispensabile altrimenti non si ha modo di verificare nella pratica quanto si è appreso. Ovviamente il valido avversario è il computer. Il concetto dunque è questo: studiate per bene un finale sul libro, lo caricate poi in un programma e lo giocate contro tutti i motori che avete. Non vi dico la soddisfazione che proverete quando, dopo aver perso un paio di volte, riuscite ad applicare il metodo letto e a vincere il finale contro i motori con facilità irrisoria perché avete afferrato “il concetto” che sta alla base di tutto.
Utente: ghiceda
21/01/2010, 09:34:19