Il muro di Boleslavsky

» Apertura Nero - Inserito da bini il 02/08/2009, 08:47:48

Alla fine della 2ª Guerra Mondiale gli scacchi ripresero gradualmente la loro attività e si iniziò subito con un match via radio fra le due potenze vincitrici del conflitto, U.S.A. ed U.R.S.S.

Gli Stati Uniti d'America erano generalmente considerati la nazione scacchisticamente più forte, anche perchè molti campioni europei vi si erano trasferiti per sfuggire alle persecuzioni naziste.

L'Unione Sovietica invece, con l'eccezione di Mikhail Botvinnik, rappresentava un'incognita.

Alla fine del match però risultò chiaro a tutti che i sovietici avevano sfornato una nuova generazione di maestri fortissimi, tanto che nel succesivo match (sempre via radio) fra U.R.S.S. e Gran Bretagna, i russi stravinsero quasi senza difficoltà.

L'altissimo livello di gioco dimostrato dai sovietici era il frutto dell'enorme sforzo organizzativo che il loro governo aveva fatto per diffondere metodicamente gli scacchi in tutto il paese. Questi diventarono materia di studio obbligatorio nelle scuole e nelle università e vennero diffusi anche nei circoli ricreativi delle fabbriche e dell'amministrazione pubblica.

I sovietici finanziarono un numero enorme di corsi e lezioni, invitarono numerosi maestri esteri (come Capablanca) e stipendiarono ricercatori e allenatori.

In pochi anni la Scuola Sovietica ebbe un'incredibile crescita quantitativa e qualitativa e si avviò ad assumere quel predominio quasi assoluto nelle competizioni internazionali che mantenne per più di 50 anni.

Uno dei giocatori più rappresentativi fu il giovane Igor Boleslavsky che introdusse nuove e rivoluzionarie idee strategiche e dei sistemi di aperture destinati a supportarle. Le nuove idee venivano poi "passate" a un' enorme schiera di ricercatori, maestri ed appassionati che provvedevano a correggerle, integrarle e completarle.

Ma vediamo una delle prime applicazione della nuova scuola, dove Boleslavsky malmenò l'allora campione svedese Lundin.

Lundin - Boleslavsky Groningen 1946

1.d4 Cf6 2.c4 d6 3.Cc3 e5

La moderna Est Indiana è nata in questa forma atipica. I giovani maestri sovietici avevano ben chiaro il finale risultante da 4.dxe5 dxe5 5.Dxd8 Rxd8 6.Ag5 Ae7; (e il Nero si consolida in buona posizione) e non temevano certo la perdita dell'arrocco.

4.Cf3 Cbd7 5.e4 g6 6.Ae2 Ag7 7.0-0 0-0

abcdefgh
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abcdefgh
Fen: r1bq1rk1/pppn1pbp/3p1np1/4p3/2PPP3/2N2N2/PP2BPPP/R1BQ1RK1 w - - 0 1


Signore e signori, ecco la Difesa Est Indiana! Isaac Boleslavsky e la nuova generazione di maestri della Scuola Sovietica dimostrarono al mondo intero le enormi potenzialità dinamiche di questo impianto. La pressione dell'Ag7 sulla grande diagonale (e sulla casa d4 in particolare), la pressione sulla colonna "e" e la spinta in profondità del pedone "a", sono solo alcune delle moltissime risorse a disposizione del Nero per impiantare un energico controgioco. L'Est Indiana non si presta ad una rigida elencazione di varianti e il Nero non esita a crearsi seri indebolimenti posizionali pur di rendere il gioco estremamente dinamico, ma per fare questo bisognava cambiare radicalmente la concezione strategica attuale ed i giovani maestri sovietici si dimostraroro insuperabili.

8.Te1 Te8 9.Af1?!

Probabilmente era più corretto cambiare in e5.

9.... exd4!

La prima sorpresa: il Nero cede il suo caposaldo centrale senza necessità alcuna, ma così facendo apre la strada all'Ag7.

10.Cxd4 c6

abcdefgh
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abcdefgh
Fen: r1bqr1k1/pp1n1pbp/2pp1np1/8/2PNP3/2N5/PP3PPP/R1BQRBK1 w - - 0 1


La seconda sorpresa: questa mossa costituisce il "mistero dell'Est Indiana". Il Nero indebolisce in modo piuttosto grave il Pd6, posto fra l'altro su colonna aperta e facilmente attaccabile anche con Af4. In realtà il Nero impedisce l'occupazione delle case d5 e b5, costruisce un forte "centro arretrato" e prepara una futura espansione sull'ala di Donna. Questa formazione pedonale suggestionò così fortemente i teorici di allora che la chiamarono il "Muro di Boleslavsky", in onore del suo ideatore. La pratica ha dimostrato che il Pd6 è osso molto duro da rodere e spesso il Nero può permettersi di sacrificarlo in cambio di una pericolosa iniziativa. In molte varianti inoltre il Nero può spingere in d5 (sacrificando un pedone) ed ottenere anche qui un vigoroso gioco di pezzi. Sembrerebbe che il Bianco possa semplicemente spostare il Cd4 per premere sul Pd6; ma il punto è che il Cavallo è putroppo necessario in d4, dove ha lo scopo di controllare le case b5, c6, e6 e f5, nonchè quello di neutralizzare l'Alfiere in fianchetto del Nero. Il Cavallo si può in effetti muovere solo dopo che il Bianco si sia sufficientemente garantito da attacchi come la spinta a5-a4-a3, Cc5 seguita da Ae6 o f5 da parte del Nero. Ma intanto il Nero avrà completato l'organizzazione della sua posizione, quindi la debolezza del pedone "d" del Nero è illusoria.

11.Ag5 h6 12.Af4 Db6!

Attaccando il Pb2 e minacciando di guadagnare un pezzo con 13... Cxe4! L'azione "occulta" dell'Ag7 comincia a farsi sentire.

13.Ca4 Da5 14.b4 Dd8

E' evidente che la presa in b4 è impossibile per via di 15.Ad2!.

15.Cc3 Ce5 16.f3?!

La spinta in h3 era probabilmente meno rischiosa.

16.... a5!

Spinta tipica degli impianti basati sul Muro Boleslavsky.

17.b5?

Era meglio proseguire con 17.a3!

17.... Ch5! 18.Axe5?

Il Bianco cede il controllo delle case scure al Nero... Nella Difesa Est Indiana costituisce un vero e proprio suicidio posizionale!

18.... Axe5! 19.Dd2 Dh4!

abcdefgh
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Fen: r1b1r1k1/1p3p2/2pp2pp/pP2b2n/2PNP2q/2N2P2/P2Q2PP/R3RBK1 w - - 0 1


Ecco l'Est Indiana! Il Nero era in una posizione chiusa, in svantaggio di spazio e con una seria "tara" posizionale in d6, ma in una manciata di mosse, quasi per magia, ha conseguito un attacco mortale... Il resto è sangue e distruzione.

20.g3 Cxg3!! 21.hxg3 Dxg3+ 22.Ag2 Ah3

Dopo 23.Te2 (l'unica che salva il pezzo) c5! 24.Cc2 Dh2+ 25.Rf1 Dh1+! 26.Rf2 Dxg2+ e per il Bianco è la fine.

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Commenti

  1. ReDelSilenzio

    11/09/2009, 15:42:33

    Mi capita spesso di usare questa apertura con il Nero; il fatto curioso è che solo ora, leggendo questo articolo, ho scoperto che usavo il "Muro di Boleslavsky". Gli sviluppi successivi e positivi, dipendono comunque sempre dall'abilità del giocatore stesso. Io credo che ancora ho tanto da imparare e da studiare. Saper giocare a scacchi è un'arte, e quindi un dono di natura. Ciao a tutti
    Lorenzo
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