La forza di un chess engine risiede nella capacità di assegnare i punteggi alle posizioni generate, in modo che l’algoritmo di ricerca (il famoso minimax) possa prendere le decisioni corrette. Si comincia con la valutazione base del materiale (cioè la differenza tra i pezzi amici e quelli nemici) assegnando dei valori che vanno dal più basso (pedone) al più alto (Regina); il Re non è tenuto in considerazione per il calcolo materiale. Seguono poi altri aspetti importanti riguardo la realizzazione della funzione di valutazione: la mobilità, la struttura dei pedoni (pedoni passati, pedoni isolati, pedoni doppiati ecc.), la sicurezza del Re …. In generale la funzione di valutazione avrà la forma di una “somma pesata” di vari fattori; se questa fa considerazioni scorrette sui punteggi relativi delle diverse configurazioni raggiunte, allora l’algoritmo di ricerca ci fornirà mosse deboli e il programma giocherà male.
In questa sede non si desidera certo stabilire se siano i computer o gli umani i più forti nel valutare posizioni, ma solo vedere un paio di posizioni nelle quali le valutazioni fatte dai giocatori in carne e ossa differiscono abbastanza nettamente da quelle fatte dai software … in questo caso a favore dei primi. Le due posizioni presentate sono prese dall’ottimo libro Gli scacchi tra fosforo e silicio di Pepino e Vozza.
Per l’esperimento si sono utilizzati i seguenti 5 motori: IvanHoe 999952a, Stockfish 1.9.1, Rybka 3, Fire 1.31 e Houdini 1.03a.
Spassky - Simagin, Mosca 1961
| a | b | c | d | e | f | g | h | ||
8 | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | 8 |
7 | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | 7 |
6 | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | 6 |
5 | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | 5 |
4 | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | 4 |
3 | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | 3 |
2 | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | 2 |
1 | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | 1 |
| a | b | c | d | e | f | g | h |
Nella posizione del diagramma tutti e cinque i software utilizzati danno una valutazione di parità. Nel suo libro Modern Chess Analysis, Robin Smith ci spiega il perché di questo giudizio e scrive: “Nella maggior parte dei casi, i programmi vedrebbero i pedoni mobili del Nero, la qual cosa gli vale un bonus, poi vedrebbero l’Alfiere in c6 con poche prospettive, ed anche questo sarebbe un bonus per il Nero, ma soprattutto vedrebbero un pedone passato e protetto in d5, con un grande bonus per il Bianco, con una conclusione di all’incirca pari”.
Anche Mark Dvoretsky analizza questa posizione nel suo libro Corso avanzato di strategia scacchistica ma fa notare invece che il Nero è in vantaggio per i seguenti motivi: i suoi pedoni sono mobili ed il Bianco dovrà continuamente guardarsi dalle spinte h5-h4 ed e5-e4; inoltre il Bianco ha un pedone bloccato che è su casa dello stesso colore del suo Alfiere. Secondo Dvoretsky, sarebbe persino meglio per il Bianco non avere affatto un pedone in d5. L’Alfiere in c6 non ha nessuna prospettiva, ma la sua situazione non cambierebbe nemmeno se fosse in g2 o in qualsiasi altra casa.
In sostanza i software attribuiscono troppo valore al pedone d5 passato, mentre questo pedone non può essere spinto perché ben bloccato dai pezzi pesanti del Nero. Così, non avendo molte possibilità di avanzare, in realtà non fa altro che rendere inefficace l’Alfiere campochiaro del Bianco. Dunque, fino a che i pezzi pesanti rimangono sulla scacchiera, la presenza degli Alfieri di colore contrario è un vantaggio per il Nero. In posizioni come questa, nella quale sono presenti squilibri, i software non sono in grado di valutare correttamente quanto essi siano realmente importanti per la posizione.
Shirov - Kasparov, Linares 1997
| a | b | c | d | e | f | g | h | ||
8 | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | 8 |
7 | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | 7 |
6 | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | 6 |
5 | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | 5 |
4 | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | 4 |
3 | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | 3 |
2 | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | 2 |
1 | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | 1 |
| a | b | c | d | e | f | g | h |
Anche nella posizione di questo secondo diagramma i cinque software danno una valutazione di sostanziale parità.
Ma vediamo come Kasparov commenta la posizione: “L’importanza della grande diagonale a8-h1 non è ancora certa, ma l’esperienza mi garantisce che il Re bianco è potenzialmente debole in posizione decisamente peggiore rispetto al collega nero.
Ogni ulteriore apertura della grande diagonale o l’arrivo della Donna sulla seconda traversa creerebbe una minaccia letale in g2. Di fatto il pedone h3 può essere considerato un vantaggio di materiale per il Nero, perché è così importante da valere tanto quanto un pezzo. Oltre a collaborare con la Donna per creare minacce di matto, in molti finali questo pedone garantisce al Nero un vantaggio decisivo grazie alla possibilità di creare minacce sul pedone h2 con il pedone nero molto vicino alla casa di promozione”.
Nel libro I sette peccati capitali degli scacchi del GM scozzese Jonathan Rowson si trovano riportate le parole dell’esperto di programmi scacchistici Dave Gomboc circa l’analisi di questa posizione fatta dai software: “Il computer assegnerebbe punti di penalità per la scarsa sicurezza del Re bianco e per la debolezza delle case chiare … Come se non bastasse il Bianco non ha nemmeno l’Alfiere campochiaro con cui tentare di limitare i danni. Tuttavia, a seconda del programma, la penalità rischia di assumere proporzioni rilevanti solo quando il Nero inizia a sfruttare questi fattori e allora potrebbe essere troppo tardi”.
Anche in questa posizione, in fase di valutazione, i software non riescono a rilevare il “valore” del pedone h3.
In conclusione possiamo affermare che il differente modo di “vedere” una posizione tra un giocatore umano ed uno elettronico è ancora uno dei motivi che rende ricco e affascinante il nostro gioco.
Ah, dimenticavo, … inutile dire che entrambe le partite sono state vinte dal Nero!
fonti:
"Gli scacchi tra fosforo e silicio" - Pepino e Vozza
"Modern Chess Analysis" - Smith
"Corso avanzato di strategia scacchistica" - Dvoretsky
"I sette peccati capitali degli scacchi" - Rowson













Damiano
09/10/2010, 20:34:25