Quante mosse in avanti bisogna calcolare ?

» Analisi - Inserito da bini il 24/10/2009, 16:26:14

Quello del titolo è in assoluto il quesito che più di ogni altro viene posto, tra gli scacchisti e non, e sul quale quasi tutti hanno un'opinione.

I principianti, ad esempio, pensano che i Grandi Maestri siano tanto più forti quante più mosse riescono a calcolare in avanti e si chiedono spesso quante mosse un Grande Maestro riesce a calcolare.

Quando la domanda venne posta al grande Richard Reti questi rispose: "Quando mi chiedono quante mosse in avanti calcolo al momento di dar vita ad una combinazione, restano esterefatti allorchè in tutta sincerità rispondo: di regola nessuna".

Alekhine, al contrario, amava indicare le combinazioni presenti nelle proprie partite sottolineando come "la punta" della combinazione sarebbe arrivata solo una dozzina di mosse dopo, con ciò sottolineando che aveva visto tutto fino alla fine.

Forse che uno dei due leggendari Grandi Maestri ci stava prendendo in giro ? Oppure esistono forti giocatori che non sanno calcolare ?

E' ovvio che alcuni Grandi Maestri sono in grado di calcolare meglio di altri (Alekhine è stato uno dei migliori in assoluto), tuttavia ogni Grande Maestro possiede la capacità di vedere molte mosse in avanti.

Il fatto è che in molte posizioni non c'è nessun bisogno di calcolare: è così che va intesa l'affermazione di Reti.

E proprio qui sta il punto saliente della nostra domanda iniziale.

Onestamente quante volte in partita vi capiterà di dover calcolare dieci mosse avanti per giocare bene a scacchi ?

Anche a livello di Grandi Maestri non capita spesso di dover ricorrere a calcoli molto profondi. Solitamente uno guarda due o tre mosse in avanti per accertarsi che tutto funzioni prima di decidere quale candidata scegliere.

Si diceva che Tigran Petrosjan non calcolasse più di una mossa in avanti eppure vedeva tutto quello che c'era da vedere; quando ce n'era bisogno, tuttavia, era in grado di analisi che richiedevano calcoli profondi, ma per sua stessa ammissione ricorreva al suo "apparato di calcolo" solo una o due volte nel corso della partita.

Una volta Botvinnik, dando una valutazione di gioco dei suoi principali rivali, scrisse: "La vera forza di Reshevsky è il calcolo; egli calcola due o tre mosse, ma riesce a vedere molto".

Anche Garry Kasparov, che si affidava al calcolo molto più di Samuel Reshevsky, dichiarò che nella maggior parte delle posizioni tiene l'analisi al minimo. "Normalmente calcolo dalle tre alle cinque mosse. Non serve calcolarne di più".

Cercando quindi di rispondere al nostro quesito iniziale, dopo aver individuato una valida candidata, fin dove bisogna spingersi col calcolo ?

Come abbiamo visto una risposta univoca non può essere data, tuttavia è questo il caso in cui meno è meglio di più.

A mio parere la risposta giusta è: non più di quanto richiesto dalla posizione. La giusta dose di calcolo vi eviterà problemi di tempo, mal di testa e dispiaceri.

In posizioni molto tranquille, potete giocare praticamente senza alcun calcolo la candidata prescelta, per il semplice motivo che ad ogni diramazione l'avversario disporrà di troppe risposte. Chi prova a calcolare più di una mossa in avanti, gioca a indovinare le intenzioni dell'avversario, e solo eccezionalmente la cosa gli riuscirà. Giocando una mossa a basso livello di calcolo potete lasciarvi guidare quasi esclusivamente da indizi piuttosto sommari, come possono essere i principi generali.

Anche quando la struttura pedonale è piuttosto statica e il controgioco dell'avversario limitato, la quantità di calcolo necessaria si abbassa drasticamente e non vale la pena sprecare molto tempo analizzando varianti che molto probabilmente non si verificheranno mai.

Invece in posizioni molto taglienti, nelle quali raramente vengono scelte mosse a basso livello di calcolo, non si può prescindere da un calcolo esauriente, perchè può essere alto il prezzo da pagare se si rinuncia a guardare due o tre mosse avanti.

Una cosa comunque da non fare è, come diceva John Nunn, analizzare tatticismi se non è necessario. Soprattutto i giovani desiderosi di migliorare sono vulnerabili alla tentazione di sovracalcolare, sentendosi autorizzati a calcolare parecchie mosse in avanti, semplicemente perchè sono in grado di farlo. Ricordatevi che il calcolo serve per fare una scelta, per cui non innamoratevi del calcolo fine a se stesso.

Personalmente non credo nel fare troppo affidamento sul calcolo e temo che quest'abitudine possa rivelarsi un ostacolo allo sviluppo del talento scacchistico di chiunque.

La lezione è molto chiara: se siete in grado di calcolare molto bene, dovete utilizzare questa capacità a vostro vantaggio; se invece non siete grandi calcolatori, non sentitevi assolutamente in dovere di giocare come se lo foste, ma usate anche l'intuito e le altre facce della vostra abilità scacchistica per trovare il vostro equilibrio.

C'è un'unica situazione in cui tutti sono concordi sulla lunghezza del calcolo delle varianti: è il caso in cui si entri in varianti forzate.

Quando si forza la situazione la linea guida è che bisogna calcolare tutta la sequenza forzata dall'inizio alla fine in tutte le varie ramificazioni, facendo particolare attenzione alle mosse intermedie e agli scacchi, che troppo spesso tendono a sfuggire al calcolo; non importa se la sequenza forzata è lunga tre, sei, nove o dodici mosse, va calcolata tutta quanta fino a dove non ci sono più mosse forzanti lungo l'albero.

Il mio consiglio è di cercare le mosse candidate anche alla fine della sequenza forzata. Così facendo capirete che la variante non finisce affatto qui, ma prosegue ancora per qualche mossa.

Inoltre, per evitare di trascurare qualche possibile difesa, ritengo opportuno terminare l'analisi con una mossa del vostro avversario.

Quindi, se avete tempo sull'orologio, dovreste analizzare la posizione fino a quando non avrete più mosse forzanti, e poi guardare una mossa avanti.

Per cui:
- se la variante forzata termina con una vostra mossa, ricercate anche la possibile migliore candidata del vostro avversario;
- se la variante forzata termina invece con una mossa dell'avversario, ricercate anche la vostra migliore candidata successiva e la possibile risposta del vostro avversario.
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Commenti

  1. Utente: vic fontaine

    24/10/2009, 19:38:14

    Spesso si calcola anche per una forma di piacere estetico: vari analisti hanno parlato della singolare abitudine di valutare tutte insieme le mosse candidate approfondendo l'analisi di una mossa per volta su tutte le linee, invece di cercare subito una linea e poi analizzare quella il più in profondità possibile.
    Perchè spesso si fa così? Forse perchè una posizione oltre alla scelta della miglior mossa suscita anche una sorta di piacere estetico?
  2. Utente: bini

    24/10/2009, 21:03:47

    Il metodo di muoversi da una candidata all'altra, anzichè seguire il consiglio di Kotov di analizzare a fondo una linea per volta, credo possa rivelarsi particolarmente utile in due casi specifici:
    - analizzando brevemente una candidata, spesso certi motivi che vi si colgono possono servire per migliorare l'analisi di un'altra candidata;
    - andare avanti e indietro da una candidata all'altra funziona bene anche quando si è in dubbio tra due candidate e l'esame delle idee comuni alle due spesso ne fa emergere una terza.

    Calcolare per un puro senso estetico lo trovo invece un comportamento veramente poco pragmatico.
    Tanto per fare un esempio, dopo il match tra Adams e Rowson (vinto dal primo con il punteggio di 5 a 1) emerse con evidenza che Rowson, durante il gioco, aveva analizzato molte più varianti (alcune anche molto bizzarre!) di Adams, ma ciò non gli era bastato per vincere.
    Vedi, se io analizzo con profondità diciamo per 45 minuti una particolare risposta del mio avversario e poi quella mossa non viene giocata, tutto il mio calcolo non sarà servito a niente; mi sarò affaticato inutilmente e, con ogni probabilità, anche la qualità delle mie mosse successiva ne risentirà negativamente.
    Ecco perchè, secondo me, non conviene calcolare troppo.
    L'ideale sarebbe calcolare solo ciò che serve, ma se tutti ci riuscissimo saremo tutti Grandi Maestri!
    Ma forse mi esprimo così perchè non sono mai stato un grande amante del calcolo!
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