La difficoltà nel calcolo delle varianti

» Analisi - Inserito da bini il 03/05/2009, 22:39:43

L'impiego del computer è diventato interessante da quando, su un qualunque personal, nel giro di qualche decina di minuti una posizione viene sufficientemente capita e una bella combinazione trovate (se c'è).

Ancor oggi, i detrattori del computer si limitano a farlo pensare solo pochi secondi per poi dire: "Visto? Gioca la mossa sbagliata!". In realtà, se lasciati pensare, programmi come Fritz 11 o Rybka 3 scoprono quasi tutto quello che c'è da scoprire. In pochi minuti risolvono posizioni la cui soluzione, da parte degli umani, è uscita dopo anni.

Questa difficoltà degli umani nel risolvere "facilmente" posizioni di partite ha cambiato il modo di pensare la didattica che vuole insegnare a calcolare.

Infatti si è ben compreso che:

- nell'analisi l'uomo ha limiti evidenti;
- si deve insegnare allo scacchista a pensare come un uomo e non come un computer;
- è inutile analizzare posizioni complicatissime per il livello di gioco dello scacchista, perchè le probabilità che le risolva sono risibili.

L'ultimo punto vale anche per i fortissimi giocatori dal momento che anche i grandi sbagliano facilmente in posizioni molto difficili. Infatti la differenza fra un grande giocatore e uno mediocre è che il primo sbaglia in percentuale trascurabile in posizioni facili.

Per cui non è tanto importante risolvere posizioni stratosferiche, quanto maneggiare bene posizioni abbordabili al livello di gioco cui si vuole arrivare.

Il vero punto critico nel calcolo per noi umani è che le ramificazioni sono troppo complesse e ci perdiamo nella foresta delle varianti. Ciò accade principalmente perchè non siamo in grado di vedere le candidate successive, quelle ai livelli successivi. Il doversi costruire in memoria le varie posizioni è come giocare alla cieca. Spesso non si è in grado di vedere cosa accade perchè lo scenario è decisamente mutato e si ritorna indietro all'infinito per cercare di chiarire il futuro. Sicuramente, data una posizione complessa, il giocatore più forte è avvantaggiato nell'analisi delle candidate ai livelli successivi perchè sa scartare molte possibilità francamente poco interessanti.

Nessuno è riuscito finora a trovare metodi abbastanza validi per velocizzare l'eliminazione di questo difetto.

I suggerimenti proposti spesso sono:

Poco pratici; per esempio: calcolare tutte le mosse legali.
Non praticabili; per esempio: decidere per eliminazione. Il consiglio dà già per scontato che si siano calcolate le giuste conseguenze delle mosse che vengono eliminate. In base a tale consiglio, il giocatore potrebbe eliminare una mossa semplicemente perchè ha visto la continuazione più forte. In altri termini, il metodo funziona se si già bravi a calcolare.
Particolari. Data una posizione, si identifica il modo di risolverla, modo che però vale per quella e poche altre posizioni simili. Vedere il modo trovato come generale non è particolarmente utile.
Psicologici. Consigli come "non calcolate inutilmente", "se la differenza fra due mosse è minima, non ha senso perdere tempo nell'analizzare quale è migliore" ecc. appartengono più al buon senso che alla teoria degli scacchi.

Fra i consigli psicologici c'è anche quello della profilassi, su cui sono stati scritti addirittura dei libri interi. Per profilassi si intende il prestare attenzione alle idee dell'avversario e inserirle nei nostri processi decisionali.
In linea teorica niente da eccepire, ma se si presta troppa attenzione ai piani dell'avversario si finisce per avere un gioco puramente passivo e difensivo. Nessuno riesce a spiegare quale sia e come si trovi il giusto equilibrio fra profilassi, passività e iniziativa.

Pochi sono i consigli che, in letteratura hanno validità generale. Eccone una breve rassegna.

Calcolare lentamente

Anzichè farsi prendere dalla frenesia di arrivare in fondo, forzarsi a non tornare sui propri passi, procedendo però lentamente.
Incredibilmente si guadagnerà comunque tempo sull'orologio. Il motivo è semplice: calcolando lentamente si fissano meglio le posizioni di passaggio e si gioca meglio alla cieca, tanto più importante quanto più lo scenario cambia procedendo nell'analisi.

Pensiero non forzante

Tutti siamo alla ricerca di sicurezze. Questa tendenza psicologica ci fa spesso trascurare possibilità come le mosse intermedie, la possibilità che il nostro avversario non catturi il nostro pezzo che ha appena eseguito una cattura oppure che lo catturi con un pezzo diverso da quello più "logico" ecc.

Inversione delle candidate

Molto spesso, in una combinazione, le prime due mosse sono invertibili. Prima di passare all'analisi di una di esse, è opportuno spendere un po' di tempo per fissarne la priorità.

Posizioni di passaggio

La tecnica dei punti di passaggio consiste nel fissare nella memoria una posizione "certa", alla quale siamo arrivati scartando tutte le alternative. Oltre a ottemperare al consiglio di Kotov di non tornare indietro nell'analisi della variante, la tecnica delle posizioni di passaggio è utile perchè abitua a fissare in mente posizioni evolute da quella originaria, impone di calcolare lentamente (altrimenti la posizione non si fissa) e fa un primo bilancio della situazione. Se siamo decisamente soddisfatti (per esempio abbiamo guadagnato un pezzo e non vediamo controgioco dell'avversario), possiamo considerare la posizione di passaggio come definitiva. A questo punto, alla fine della sequenza forzata, dobbiamo cercare le nuove candidate.

Attacco e numero di pezzi

Esistono regole che consentono genericamente di capire quando è ora di passare all'aspetto tattico della partita; purtroppo molte di esse sono empiriche, come quella che considera un pedone avanzato come un pezzo in attacco oppure come la regola dei tre pezzi (uno da sacrificare, uno per sostenere e uno per dare matto). Sicuramente quella di validità generale è che nell'attacco conta più il numero dei pezzi che il loro valore.

Mai rimuovere un pezzo in attacco per una manovra posizionale

Strane mosse di retrocessione dei propri pezzi non sono giustificate, se si sta attaccando. Oltre a rendere estremamente complesso il calcolo, danno il tempo all'avversario di riorganizzare la difesa. Non a caso, i computer scelgono sempre mosse attive che portano i propri pezzi a ridosso del fronte d'attacco.

Pensiamo al Natale!

Molto spesso ci capita di vedere la prima mossa, ma di non sapere cosa fare dopo. Può essere utile riposizionare i pezzi come se, per regalo (di Natale, l'espressione è di Aagaard), potessimo metterli dove vogliamo. Spesso si scopre che ci arrivano in fretta, grazie a una o più mosse prima non viste.
In questa posizione (Karpov - Tajmanov, San Pietroburgo, 1977) si può notare la posizione aggressiva del Nero con Donna e Cavallo.
abcdefgh
8
8
7
7
6
6
5
5
4
4
3
3
2
2
1
1
abcdefgh
Fen: 8/6k1/1P1p2p1/3Ppn2/3q4/8/6PP/rR2QB1K w - - 0 1

Il Cavallo può andare in g3, ma dopo hxg3 la Donna non può dare scacco in h4, nè può andare sulla colonna h perchè, fra l'altro, lascierebbe al Re la casa g1. Va bene, però non sarebbe matto se la Torre fosse giocabile in h8 (oppure h7, h6 o h5)? Ebbene, bastano due mosse; Ta8, Th8. Quindi: 1.... Cg3+ 2.hxg3 Ta8! e il Bianco abbandona.

fonte: www.albanesi.it
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