Quando calcolare!

» Analisi - Inserito da bini il 29/12/2008, 15:17:09

Appena imparate le regole degli scacchi, quando ero ancora un principiante, credevo che un giocatore fosse tanto più forte quante più mosse riuscisse a vedere in avanti, per cui mi impegnavo a calcolare fin dall’ apertura col risultato che, nei primi tornei a tempo lungo, mi trovavo quasi sempre in zeitnot e con un gran mal di testa!

Ci volle del tempo prima che iniziassi a capire che, il più delle volte, era sufficiente giocare secondo principi generali, senza addentrarsi in un calcolo profondo delle varianti.

Mano a mano che la mia forza di gioco è andata aumentando, e soprattutto leggendo diversi libri di scacchi, ho piano piano capito che, nel corso di una partita, esistono comunque dei "momenti critici" nei quali vale la pena spendere parecchio tempo per il calcolo.

Questi momenti si verificano:

- quando finisce la fase d'apertura e si deve elaborare un piano. La fase d'apertura termina quando abbiamo esaurito le mosse teoriche che conosciamo e/o non ricordiamo più che cosa è stato giocato precedentemente nella posizione presente sulla scacchiera;

- quando esistono potenziali svolte decisive. Ciò si verifica quando si presenta la possibilità di cambiare una posizione cattiva in una più o meno pari o in una a doppio taglio, oppure di trasformare una posizione pari in una favorevole, o ancora una favorevole in una vinta, oppure quando si individua una candidata che pare offrire un vantaggio enorme se non addirittura vincente.

- quando c’è la possibilità di uno scambio di pezzi e/o della struttura pedonale non forzati;

- nel mediogioco, quando non possiamo migliorare la nostra posizione più di quanto l'avversario possa migliorare la sua. In questo caso si rende indispensabile prendere in considerazione una reazione immediata;

- alla fine di una serie di mosse forzate, dopo una serie di complicazioni tattiche;

- quando ci sembra che la partita ci stia sfuggendo di mano e diventa necessario operare un cambio di rotta. Un segnale è l'esistenza di una tendenza in atto: se vedete che la posizione del vostro avversario gradualmente migliorerà con mosse di routine, mentre voi non avete niente di costruttivo in vista, avete a che fare con una tendenza negativa ed è in questo momento preciso che bisogna cambiare rotta, prima che la situazione precipiti irrimediabilmente.
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Commenti

  1. Utente: bini

    29/12/2008, 15:25:36

    Chiedo scusa a tutti per l'errore nel titolo.
  2. Utente: Nophiq

    29/12/2008, 17:09:34

    Ho corretto il titolo, tutto ok ora! :)
  3. Utente: krikko1989

    29/12/2008, 17:31:43

    Già vero! nonsrve sempre vedere 5,10 mosse dopo,la cosa importante è che la mossa dopo che si prevede,che sia la migliore!
  4. Utente: vic fontaine

    29/12/2008, 17:50:54

    In aggiunta a quanto già detto da tutti, bisogna anche distinguere tra apertura e apertura: nel gioco chiuso, può bastare avere un'idea chiara sulle case ove collocare i pezzi, e solo di tanto in tanto calcolare per evitare (o per tendere) trappole tattiche; nel gioco aperto (specie in aperture da mal di testa come Max Lange, Due Cavalli, Italiana ecc.) credo proprio che non si possa fare a meno di calcolare già dalle prime mosse.
  5. aaaron

    05/01/2009, 10:08:18

    La base di ogni operazione di calcolo è "un motivo" che viene messo in luce da una possibile "minaccia". A questo punto il numero delle risposte sensate dell'avversario si riiduce drasticamente e se si è in grado di trovare una continuazione forzata - anche di poche mosse - allora val la pena calcolare. Naturalmente il calcolo deve avere uno scopo oggettivo: che può essere il matto, il guadagno di materiale (anche un semplice pedone!) o posizionale; mentre non serve a nulla se nella posizione obiettivo del calcolo si nasconde invece un motivo ancora più grande a nostro svantaggio...
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