Ci volle del tempo prima che iniziassi a capire che, il più delle volte, era sufficiente giocare secondo principi generali, senza addentrarsi in un calcolo profondo delle varianti.
Mano a mano che la mia forza di gioco è andata aumentando, e soprattutto leggendo diversi libri di scacchi, ho piano piano capito che, nel corso di una partita, esistono comunque dei "momenti critici" nei quali vale la pena spendere parecchio tempo per il calcolo.
Questi momenti si verificano:
- quando finisce la fase d'apertura e si deve elaborare un piano. La fase d'apertura termina quando abbiamo esaurito le mosse teoriche che conosciamo e/o non ricordiamo più che cosa è stato giocato precedentemente nella posizione presente sulla scacchiera;
- quando esistono potenziali svolte decisive. Ciò si verifica quando si presenta la possibilità di cambiare una posizione cattiva in una più o meno pari o in una a doppio taglio, oppure di trasformare una posizione pari in una favorevole, o ancora una favorevole in una vinta, oppure quando si individua una candidata che pare offrire un vantaggio enorme se non addirittura vincente.
- quando c’è la possibilità di uno scambio di pezzi e/o della struttura pedonale non forzati;
- nel mediogioco, quando non possiamo migliorare la nostra posizione più di quanto l'avversario possa migliorare la sua. In questo caso si rende indispensabile prendere in considerazione una reazione immediata;
- alla fine di una serie di mosse forzate, dopo una serie di complicazioni tattiche;
- quando ci sembra che la partita ci stia sfuggendo di mano e diventa necessario operare un cambio di rotta. Un segnale è l'esistenza di una tendenza in atto: se vedete che la posizione del vostro avversario gradualmente migliorerà con mosse di routine, mentre voi non avete niente di costruttivo in vista, avete a che fare con una tendenza negativa ed è in questo momento preciso che bisogna cambiare rotta, prima che la situazione precipiti irrimediabilmente.
Utente: bini
29/12/2008, 15:25:36