Quante volte abbiamo raggiunto una posizione vincente ma poi, per effetto di un breve rilassamento o di una momentanea disattenzione, abbiamo sprecato tutto il vantaggio commettendo un grossolano errore e la partita da vinta si è trasformata subito in persa ?
Di solito i difetti dell’attenzione capitano in condizioni sfavorevoli, come quando siamo stanchi o in zeitnot e si verificano in particolare nelle partite tra dilettanti.
Ricordo ancora un mio svarione in un torneo semilampo di molti anni fa, quando ero già seconda nazionale: il mio avversario, un inclassificato, aveva perso un pedone nelle prime mosse dell’apertura per averlo spinto con troppa noncuranza tra le fauci della mia Regina. Questa però nel catturarlo si era portata pericolosamente al centro ed ora il mio avversario la stava minacciando con un Cavallo; devo subito spostarla pensai, ma siccome volevo giocare bene (e possibilmente concludere in fretta), mi concentrai e mi immersi in una lunga riflessione di un paio di minuti abbondanti per decidere il miglior set-up di sviluppo dei miei pezzi che erano rimasti ancora nelle case di partenza. Alla fine mossi un Cavallo in quella che mi sembrava la sua casa naturale …… solo che mi dimenticai di spostare prima la Regina che ovviamente il mio avversario non esitò a catturare immediatamente. Così la partita si concluse sì in fretta … ma con il mio immediato abbandono!
Siamo portati a credere che una tale disattenzione non potrebbe mai capitare ad un Grande Maestro, infarcito com’è di conoscenza scacchistica, ……. e invece no! Guardate cos’è successo al futuro campione del mondo Alekhine nel Torneo dei Grandi Maestri di San Pietroburgo del 1914.
Alekhine - Blackburne, S.Pietroburgo 1914
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Fen: r1bq1knr/pp3pbp/6p1/1B1p4/3p1P2/3P4/PPP3PP/RNBQ1RK1 w - - 0 1
Nella posizione del diagramma Alekhine pensò per lungo tempo se fosse meglio portare immediatamente minacce lungo la colonna “e” occupandola con un pezzo pesante (Donna o Torre), oppure completare lo sviluppo con la manovra Cd2-f3; alla fine optò per quest’ultima soluzione, giocò 1. Cd2?? e dopo 1. … Da5 2. a4 a6 perse l’Alfiere. Dopo la partita fu chiesto ad Alekhine come spiegasse questo errore ed egli rispose di essersi completamente dimenticato dell’Alfiere perché in quel momento quel settore della scacchiera non rappresentava per lui un elemento importante della posizione.
Ho riportato questi esempi perché i due errori commessi hanno, secondo me, un’origine comune da ricercarsi proprio in un difetto dell’attenzione. Come abbiamo detto all’inizio l’attenzione è la concentrazione dell’attività cerebrale su un certo oggetto che negli scacchi è rappresentato dall’area principale del conflitto. Quando un giocatore, per esempio, è concentrato sull’ala di Re, può trascurare facilmente la posizione sull’ala di Donna e questo proprio per effetto della natura selettiva dell’attenzione che, tra un grande numero di oggetti, sceglie quelli che sono più importanti in quel dato momento. Nelle nostre partite sia io che Alekhine non è che non avessimo “visto” le relative minacce a Donna e Alfiere, ma ce ne siamo entrambi dimenticati perché l’attenzione era focalizzata su altre cose, come il completamento dello sviluppo, che in quel momento ritenevamo essere le più importanti e che hanno completamente assorbito i nostri pensieri.
Poiché, come abbiamo detto, l’attenzione non è uniformemente distribuita su tutti i settori della scacchiera e su tutti i pezzi e simili errori non sono infrequenti neppure tra i Grandi Maestri, ecco che un giocatore dovrebbe imparare a regolare la propria attenzione e dirigerla inizialmente verso i punti più importanti, e solo dopo considerare altri oggetti. Probabilmente l’antica raccomandazione di imporsi, come ordine verbale prima di muovere, qualcosa del tipo: “Sto trascurando qualche minaccia, controlla ancora una volta!” potrebbe tornare sempre utile.
Altri difetti dell’attenzione negli scacchi derivano dal fatto che l’attenzione non è focalizzata su oggetti immobili, ma è in relazione a situazioni che cambiano costantemente sulla scacchiera. Infatti quando cerchiamo di visualizzare la futura posizione dei pezzi o calcoliamo una combinazione, siamo costretti ad analizzare la ridistribuzione dei pezzi e le nuove posizioni che si possono formare. L’attenzione è dunque un processo attivo e mobile e questo è particolarmente importante per il giocatore di scacchi che deve essere in grado di spostare l’attenzione da un oggetto ad un altro a seconda dei continui cambiamenti nella posizione sulla scacchiera. Un’attenzione sufficientemente mobile è di grande d’aiuto, non solo per trasferire la propria attenzione da una posizione ad un’altra in modo appropriato, ma anche per dedicare ad ogni posizione l’attenzione necessaria per la scelta della mossa.
Purtroppo i difetti di trasferimento dell’attenzione sono causa di almeno altri due tipi di disastri che capitano non di rado in partita.
Il primo problema si verifica quando continuiamo a lavorare su una posizione immaginata, ma non più esistente sulla scacchiera, rimasta impressa nella nostra mente e tale da interferire in modo dannoso col calcolo delle varianti e la valutazione della posizione. Vediamone un esempio.
Romanovsky - Kasparjan, URSS 1939
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Fen: 8/p4p2/3p1k2/2pPnPp1/2P3B1/r6P/1Q4RK/4q3 b - - 0 1
Il Bianco, in posizione completamente persa, aveva appena giocato 1. Db2 minacciando la Torre nera. Il famoso creatore di studi Kasparjan non vi prestò particolare attenzione perchè già da qualche mossa aveva intravisto la possibilità di concludere con una combinazione appunto da studio per cui, con gesto deciso, giocò 1. … Txh3+?? (aveva previsto 2. Rxh3 Dh4# oppure 2. Axh3 Cf3#). Il Bianco rispose con 2. Axh3 e nello stesso tempo bloccò la mano di Kasparjan che, veloce e sorridente, stava per spostare il Cavallo, mostrandogli che era inchiodato sul Re!.
Un secondo caso riguarda la persistenza dell’immagine nella mente, che capita quando un pezzo rimosso dalla scacchiera continui una seconda vita nella mente del giocatore! Eccone un esempio grottesco.
Darga - Lengyel, Amsterdam 1964
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Fen: 6k1/p6p/1p1r1bp1/8/5P1P/P2RKP2/1PR1N3/4r3 b - - 0 1
La partita continuò con 1. … Te6+ 2. Rf2 ed ora il Nero giocò 2. … T6xe2+??, pensando che dopo 3. Txe2 Axh4+ il Re bianco avrebbe potuto ritirarsi solo in g2. Darga, che sicuramente pensò allo stesso modo, abbandonò. Entrambi i giocatori furono molto sorpresi quando, dopo la partita, fu loro mostrato che Darga avrebbe potuto conservare il proprio vantaggio con la semplice 4. Re3. L’unica spiegazione di questa doppia “cecità” è che entrambi pensarono che la casa e3 fosse ancora difesa dalla Torre rimossa dal gioco!
E’ possibile migliorare la mobilità dell’attenzione col gioco lampo o blitz, poichè in queste partite la posizione dei pezzi cambia velocemente e la necessità di orientarsi rapidamente, e conseguentemente di trasferire velocemente l’attenzione, è piuttosto evidente. D’altra parte un’eccessiva dedizione al gioco lampo può ridurre la concentrazione e l’impegno necessari alle condizioni di torneo e portare il giocatore verso un tipo di gioco più “leggero”. Tuttavia il gioco lampo, entro termini ragionevoli, sembra benefico ed è prassi comune che molti giocatori, come allenamento per una competizione, cerchino la forma migliore giocando 10-15 partite lampo una o più volte al giorno. Oltretutto le lampo sembrano poi essere molto utili per quei giocatori che non competono da molto tempo e desiderino recuperare rapidamente il ritmo della battaglia scacchistica.
fonti:
Pensa come un Grande Maestro – Kotov
Il ruolo della psicologia negli scacchi - Pollini












