Ricordiamo che prima di questa partita il risultato del match era in perfetta parità: 3,5 a 3,5.
Ecco la partita:
1. e4 e5 2. Cf3 Cc6 3. Ab5 a6 4. Aa4 Cf6 5. 0-0 Ae7 6. Te1 b5 7. Ab3 0-0 8. c3 d5 9. exd5 Cxd5 10. Cxe5 Cxe5 11. Txe5 c6 12. d4 Ad6 13. Te1 Dh4 14. g3 Dh3 15. Te4 g5 16. Df1 Dh5 17. Cd5 Af5 18. f3 Cf6 19. Te1 Tae8 20. Txe8 Txe8 21. a4 Dg6 22. axb5 Ad3 23. Df2 Te2 24. Dxe2 Axe2 25. bxa6 Dd3 26. Rf2 Axf3 27. Cxf3 Ce4+ 28. Re1 Cxc3 29. bxc3 Dxc3+ 30. Rf2 Dxa1 31. a7 h6 32. h4 g4 0 - 1
Come tutti possono vedere Kramnik gioca come un dilettante e perde praticamente senza combattere.
Qualche anno più tardi, nel 2008 in un’intervista per la rivista New in Chess, Kramnik spiega le ragioni del disastro.
Racconta che l’intera linea fino a 25. … Dd3 era stata preparata alcune ore prima della partita dai suoi secondi, i quali avevano elaborato la convinzione che dopo 26. a7 il Nero potesse pure abbandonare. Era stata trovata l’idea 18. … Cf6 e 21. … Dg6 e giudicata leggermente favorevole per il Bianco, sebbene il Nero potesse contenere abbastanza agevolmente. Poi era stata analizzata 22. axb5 dopo la quale sembrava che il Bianco potesse andare a stare meglio. Il campione russo racconta che in partita si era reso conto della pericolosità di quest’ultima mossa, ma di averla giocata lo stesso velocemente per via dello zeitnot di Leko, che a questo punto aveva solo 19 minuti sull’orologio. Successivamente Kramnik riporta che dopo 25. bxa6 gli era venuto qualche dubbio sulla posizione, ma che non poteva farlo capire al suo avversario e per questo ha continuato a muovere velocemente secondo la variante trovata dai suoi secondi. Purtroppo, resosi conto però che dopo 25. … Dd3! (un clamoroso caso di confutazione di una preparazione casalinga superficiale!) non si poteva continuare con 26. a7 per via di 26. … De3+ 27. Rg2 Axf3+ 28. Cxf3 De2+ 29. Rg1 Cg4 30. a8=D+ Rg7 31. Dxc6 (oppure 31. Axg5 Df2+ 32. Rh1 Dxf3+ 33. Rg1 Df2+ 34. Rh1 Dxh2#) Df2+ 32. Rh1 Df1+ 33. Cg1 Cf2# , decise di continuare ancora per qualche mossa una partita che era ormai senza speranza.
Alla fine dell’intervista attribuì le cause della sconfitta completamente ad un suo errore, per non aver giocato 23. Dd1 Ae2 24. De1 Ad3 = e sembra che il Nero non abbia niente di meglio che la patta per ripetizione, e dimostrò di aver preso sportivamente la sconfitta (è facile dopo che si è comunque mantenuto il titolo!) dichiarando: “Non è che ho giocato male, semplicemente ho puntato tutto sullo zero”.
Noi che però vogliamo capire come sono andate veramente le cose, riportiamo un colloquio privato tra il GM Evgeny Bareev, uno dei secondi di Kramnik, e il giornalista Ilya Levitov, coautore con Bareev del libro “Da Londra a Elista”, avvenuto a caldo subito dopo la sconfitta.
Bareev spiega: “Pétja (sta parlando del GM Peter Svidler, un altro dei secondi di Kramnik), ha inserito la posizione nel computer dopo 25. … Dd3 per circa 30 secondi e il computer in così poco tempo elabora effettivamente la convinzione che dopo 26. a7 il Bianco ha partita vinta (N.R.: per la verità sul mio computer IvanHoe evidenzia il vantaggio del Nero in meno di 30 secondi, ma nel 2004 i software non erano ancora così veloci). Dovevamo far analizzare la posizione al computer per più tempo, almeno per 1 minuto e mezzo 2 minuti, e la partita sarebbe finita con un pareggio. Purtroppo c’erano un sacco di posizioni da controllare e non c’era abbastanza tempo”.
Levitov osserva seccamente: “E’ successa una cosa sorprendente. Volodia (Kramnik) ha perso una partita senza aver fatto una singola mossa di suo”.
La conversazione continua.
Bareev: “Quando ha messo (sempre riferito a Svidler) la posizione dopo 25. … Dd3, era fiducioso che il Bianco avesse un grosso vantaggio e che il Nero avrebbe dovuto abbandonare. In linea di principio, non avremmo avuto nemmeno bisogno di un computer per calcolare … due mosse avanti. Cosa posso dire in proposito, ci ha incolpati della sconfitta (riferito a Kramnik)”.
Levitov: “Ti ha mandato un messaggio ?”.
Bareev: “Sì”.
Levitov: “Ti ha chiamato stronzo ?”.
Bareev: “Sì”.
Levitov: “Ha proprio detto così ?”.
Bareev: “Beh … si è espresso un po’ diversamente, ma il senso era quello”.
Levitov: “E non ha guardato Pétja negli occhi ?”.
Bareev: “Ecco, ti posso assicurare che Pétja non è stato l’unico colpevole. Ognuno di noi ha fatto la sua parte nella preparazione di questa partita”.
Alla fine tutti sappiamo come è andata a finire. Vincendo la 14esima ed ultima partita Kramnik ha pareggiato i conti (7 a 7: + 2 = 10 – 2) e mantenuto il titolo in virtù della discussa regola che privilegia il campione in carica in caso di pareggio.
Se avesse perso, chissà se Kramnik e Svidler sarebbero ancora amici !
Utente: Carotino
30/11/2010, 23:12:36