La ricerca dell'apertura migliore: un mito da sfatare

» Altro - Inserito da bini il 02/02/2010, 19:44:39

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Qual è la mossa migliore in questa posizione ?

Basta navigare tra i siti internet che parlano di scacchi per vedere con quale frequenza questa semplice ma legittima domanda viene posta tra i giocatori dilettanti.

A riguardo sono sicuro che ognuno di noi avrà qualcosa da dire. Tra l’altro è divertente leggere le diverse disquisizioni, più o meno tecniche, attraverso le quali si tenta di spiegare il perché e il percome una mossa sia migliore dell’altra.

Per fortuna alla domanda iniziale non c’è risposta. Io stesso qualche tempo fa, proprio nel forum di questo sito, sono caduto in questo errore scrivendo un post dal titolo vagamente provocatorio “Perché 1.d4 è la mossa più forte!” e sono stato per questo giustamente criticato.

La verità è che, allo stato delle attuali conoscenze scacchistiche, l’apertura migliore o il repertorio perfetto non esistono.

Diffidate da quei libri con titoli altisonanti del tipo “Vinci con la difesa X” o “Vinci con l’Apertura Y”; se fosse così semplice tutti le utilizzerebbero e il gioco degli scacchi sarebbe prossimo ad essere risolto.

Non esistono aperture o varianti in grado di dare un chiaro vantaggio al Bianco o una facile parità al Nero, ma solo diversi sistemi d’apertura, più o meno equivalenti dal punto di vista sportivo-statistico ma con caratteristiche e finalità molto diverse tra di loro, ciascuno più o meno adatto ai propri pregi e ai propri difetti.

La prima cosa da fare è dunque scegliere quelle aperture che più si adattano ai propri gusti personali; se non si vuole andare incontro ad una sicura sconfitta, non c’è niente di peggio che adottare aperture assolutamente non consone al proprio stile di gioco. A tal fine è quindi importante avere almeno un’infarinatura generale sulle caratteristiche di tutte le aperture. Un tempo la “Bibbia” sull’argomento era “Il manuale teorico pratico delle aperture” di Giorgio Porreca, altrimenti chiamato il “Porrecone” per via delle dimensioni. Oggi i tre volumi di “La grande enciclopedia capire le aperture” di Djuric-Komarov-Pantaleoni potrebbero fare al caso vostro.

Una volta che si ha una panoramica generale su tutte le aperture, il modo migliore per scegliere è quello di selezionare quelle aperture che, con le loro linee di gioco ci conducono in posizioni nelle quali ci troviamo a nostro agio e ci risulta facile capire ed individuare i piani di gioco da mettere in atto. In altre parole non dobbiamo andare alla ricerca della mossa migliore in assoluto, che molto spesso nella fase di apertura non esiste, ma della mossa che capiamo, sappiamo apprezzare e ci porta in una posizione che ci piace. Una volta chiarito che è vitale scegliere quelle aperture che ci portano a posizioni consone al nostro gioco, abbiamo già compiuto un bel passo avanti nella comprensione degli aspetti pratici del gioco.

L’antico adagio del “conosci te stesso” anche negli scacchi è alla base di ogni miglioramento. Penso che la maggioranza dei giocatori ricordi il momento in cui ha capito che ci sono posizioni che offrono un leggero vantaggio ma che non sono loro gradite, e altre posizioni “pari” che però amano giocare.

Dopo aver scelto un’apertura occorre iniziare a studiarla. L’errore più comune che di solito si commette è quello di analizzare la partita dalla prima mossa con l’intenzione di memorizzare la mossa migliore in ogni posizione che può derivare da quella apertura. Ciò è innanzitutto impossibile, ma è anche tremendamente noioso e controproducente: memorizzare lunghe sequenze di mosse sperando che l’avversario “rispetti” la variante e non giochi mosse diverse non aiuta l’apprendimento dell’apertura ed anzi pone spesso il giocatore di fronte ad un passaggio brusco tra apertura e medio gioco. Non c’è da meravigliarsi del fatto che molti giocatori vadano incontro a grossi problemi non appena usciti dall’apertura, perché non sanno come la partita dovrebbe proseguire. Se si gioca l’apertura a memoria arriverà un momento in cui all’improvviso dovremo iniziare a giocare sul serio partendo dalla posizione raggiunta: abituarsi a tale posizione e cominciare a pensare veramente e a costruire piani non è sicuramente facile. In realtà le varianti sono solo esempi, mosse già giocate da altri giocatori e in genere esistono moltissimi modi per deviare, molti dei quali assolutamente corretti. Spesso le varianti sono legate alla moda, sono soggette a momenti di gloria e di abbandono e la loro valutazione cambia col tempo.

Il modo migliore per provare un’apertura è quello di giocare molte partite, analizzarle e confrontarle con le partite giocate da Maestri con la stessa apertura e con le mosse ed i piani che loro hanno adottato. Spesso infatti solo giocando ci si rende conto del nostro “feeling” con quella determinata apertura. Questo oggi può essere fatto tramite internet, partecipando a tornei on-line. E’ anche possibile, ma meno efficace, giocare contro il computer; i programmi di gioco tendono infatti a riproporre sempre le stesse varianti e a privilegiare l’aspetto tattico su quello strategico.

Giocando decine di partite con la stessa apertura ci si accorgerà che ricorreranno idee, piani strategici e tattici ed infine si comincerà a trovare familiare tutto ciò. Allora potremo anche ricorrere all’uso di una monografia specifica, la cui lettura sarà molto più agevole e potremo apprezzare più facilmente i suggerimenti e le varianti proposte.

Infine un’ottima idea è conservare le proprie partite, creando un database con classificazione per apertura per poterle rintracciare facilmente nel momento del bisogno.

Già che siamo in argomento tocchiamo anche il tema del repertorio. Conviene avere un repertorio ampio oppure è meglio un repertorio limitato ?

La maggior parte degli scacchisti preferisce limitare il proprio repertorio di aperture al minimo indispensabile: una sola prima mossa col Bianco, per esempio 1.e4 o 1.d4, e un’unica difesa col Nero contro ciascuna delle prime mosse del Bianco. Francamente questa scelta appare troppo rigida per i seguenti motivi;
- si rinuncia alla possibilità di cambiare apertura quando l’avversario si è preparato specificatamente per affrontare le nostre varianti usuali;
- si rinuncia alla possibilità di cambiare quando esce qualche novità teorica che momentaneamente rende inefficace la nostra variante;
- si rinuncia alla possibilità di giocare la variante più adatta alla situazione concreta del momento, e perché no, anche al proprio stato d’animo.

Alcuni Grandi Maestri conoscono invece praticamente tutti gli schemi d’apertura, con relative varianti e sottovarianti, e si tengono costantemente aggiornati su ogni novità teorica in tutte le linee conosciute allo stato attuale della teoria. Sebbene questa seconda scelta presenti indubbiamente i suoi vantaggi perché permette un ampliamento della comprensione del gioco che si ripercuote positivamente anche sul centro partita, la mole di lavoro da svolgere non consente ai semplici appassionati di conoscere “tutto”, per mancanza di tempo o di voglia di ampliare il proprio repertorio.

Come sempre l’opzione consigliabile sta nel mezzo: selezionare un repertorio di aperture minimo ma completo ed affidabile (io direi almeno un paio di sistemi sia col Bianco che col Nero, di cui almeno uno in grado di creare complicazioni) da studiare profondamente ed usare più spesso, ed integrarlo con lo studio di qualche apertura che potremo giocare occasionalmente in alternativa a quella preferita del nostro repertorio minimo. Ovviamente non potremo conoscere queste seconde aperture in maniera altrettanto approfondita, ma comunque dovremo avere una sufficiente familiarità con esse.
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Commenti

  1. Utente: ytoong

    03/02/2010, 13:20:08

    Che bello quest'articolo Fabio complimenti
  2. Utente: Carotino

    03/02/2010, 20:07:56

    Complimenti!! Davvero un bellissimo articolo!
    ...E forse avrai già capito che la penso allo stesso modo.
    Bravo.

    Carotino

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