I principi fondamentali del gioco difensivo

» Altro - Inserito da bini il 20/12/2009, 10:31:46

A ogni attaccante deve corrispondere un difensore, perché la difesa rappresenta un elemento tematico importante tanto quanto l’attacco.

Ho già affrontato il tema di quanto sia difficile difendere una posizione palesemente inferiore e senza evidenti prospettive di controgioco in altri miei articoli.

In questo articolo esaminerò invece la situazione di equilibrio tra attacco e difesa e tra attacco e contrattacco, in altre parole il caso in cui il difensore non si trova in una situazione obiettivamente peggiore.

Benché per certi versi i principi a cui si deve attenere il difensore siano speculari a quelli che animano l’attaccante, vi sono alcuni concetti specifici che meritano particolare attenzione e che ho chiamato principi fondamentali del gioco difensivo.

Se il difensore costruirà la sua difesa adeguandosi a tutti questi principi potrà mantenere l’equilibrio.

1) Mantenere la calma

Il primo principio è in parte di ordine psicologico: molti difensori si fanno prendere dal panico alla vista dei pezzi avversari che incombono minacciosi sul proprio Re e si auto-infliggono debolezze che servono solamente a intensificare l’attacco o si imbarcano in un tentativo di contrattacco sconsiderato e dettato solo dalla paura.

Quando l’attacco avversario incombe non sono molti i difensori che non comincino a pensare, almeno per un momento, di trovarsi dalla parte sbagliata di una miniatura o di un attacco brillante.
In ogni momento c’è la consapevolezza che una sola imprecisione possa portare a una sciagura immediata (come il matto!).

In queste situazioni cariche di tensione la psicologia gioca un ruolo importante: se il giocatore riesce a mantenere i nervi saldi, a giudicare la posizione in modo obiettivo senza farsi prendere dal panico, a tenere la testa sulle spalle evitando di rovinare gratuitamente la posizione ha ottime possibilità di contrastare anche attacchi apparentemente molto pericolosi.

Va poi considerato che chi attacca è costantemente alla ricerca del colpo del KO ed è molto più concentrato sulle proprie risorse tattiche che non su quelle dell’avversario per cui, di fronte ad un difensore ostinato, potrebbe cominciare a temere di non riuscire nel proprio intento: potrebbe disperarsi e lasciarsi tentare da una mossa avventata (come un sacrificio scorretto) o dalla decisione di sospendere l’attacco, dopodiché il difensore potrà impossessarsi dell’iniziativa.

Questo primo principio è molto importante, perché se non si segue questo precetto, nessuno degli altri otterrà alcun risultato.

2) Evitare di crearsi debolezze superflue

Il secondo principio vuole che non si creino debolezze superflue: in particolare, si deve evitare di muovere spontaneamente i pedoni di fronte al proprio Re, se non strettamente necessario.

Tali mosse non costituiscono solamente perdite di tempo, ma spesso danno una mano all’attaccante; ciascuna mossa di pedone restringe infatti le possibilità a disposizione del difensore, agevolando così l’aggressore nella ricerca delle case più vulnerabili.

Più il difensore riesce a ritardare le mosse di pedone, più riesce a mantenere l’attaccante all’oscuro delle proprie intenzioni, per cui aspettate che sia l’avversario a costringervi a creare debolezze, non createle di vostra spontanea volontà.

3) Portare avanti il controgioco

Il terzo principio vuole che si porti avanti il controgioco non appena si ha un attimo di tregua: ovviamente, bisogna prestare la massima cura alle minacce provenienti dal settore dove si è attaccati, ma ogni tempo di riserva deve essere impiegato per contrattaccare disponendo i pezzi non solo per scopi strettamente difensivi, ma anche con uno sguardo alle possibilità di attacco a lungo termine.

Se poi, applicando tutti questi principi riuscite ad assumere a vostra volta l’iniziativa, portate a termine l’attacco in modo inesorabile: non date all’avversario il tempo di riorganizzare l’attacco!
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