Quando una posizione si può definire vincente ?

» Altro - Inserito da bini il 31/10/2009, 09:54:46

Vi sarete accorti che, negli scacchi, parliamo di posizioni vincenti, chiaramente migliori, leggermente migliori, pari, poco chiare, leggermente inferiori e così via.

Non possediamo però una definizione precisa di posizione vincente: per quale motivo una posizione lo è ?

Quando nel commentare una partita un forte Grande Maestro ritiene di aver raggiunto una posizione vincente, usa spesso frasi del tipo "Vincere è ora solo una questione di tecnica" e riporta le fasi finali della partita senza più alcun commento. Da quel punto in poi infatti, a suo parere e a gioco corretto, è possibile vincere anche contro la miglior difesa dell'avversario.

Il significato di quest'affermazione potrebbe portarci a dare una prima definizione di posizione vincente: una posizione è vincente quando si può dimostrare con l'analisi che la partita è vinta, proprio come vuole l'Informatore.

Ebbene, se fossi interessato alla tecnica scacchistica come disciplina in sè, e non come ausilio per il gioco pratico, sarei portato a dare la stessa definizione dell'Informatore, ma me ne guardo bene.

La definizione stile Informatore può essere utile nelle analisi del dopo partita, oppure nel gioco per corrispondenza, ma non tiene conto di come stanno veramente le cose in partita viva.

Se è vero che i Grandi Maestri con oltre 2.700 punti ELO sono tutti dotati di una raffinata tecnica nella realizzazione di un vantaggio posizionale, è vero anche che basta scendere appena di un gradino (diciamo sui 2.600 punti ELO) per trovare alcuni Grandi Maestri che dimostrano carenze nella tecnica del finale.

Dire quindi che una posizione è vincente perchè è dimostrabile con l'analisi che è vinta, mi sembra oltremodo di scarsa utilità per il giocatore dilettante, al quale non basterà una vita intera per appropriarsi di quella "raffinata tecnica" indispensabile per la realizzazione del vantaggio.

Ecco perchè il Grande Maestro Henrik Mortensen ha dato una definizione, a mio avviso molto più appropriata e valida per il giocatore pratico, di posizione vincente. Una posizione può definirsi vincente quando si può essere sicuri di vincerla cento volte su cento.

Raggiungere una posizione superiore è solo la metà del lavoro. La vera lotta comincia proprio quando volete vincere la partita.

Lo studio dei libri che vi insegnano la tecnica del finale è sicuramente utile per migliorare nell'arte della realizzazione di un vantaggio, ma a livello pratico a questo fine credo conti molto di più seguire il suggerimento del Grande Maestro Schwartzman: "Quando vi trovate in posizione superiore due cose entrano in gioco: psicologia e ancora psicologia".

Ecco alcuni semplici atteggiamenti da seguire a livello pratico che vi faranno vincere molte più partite di quante non crediate.

Rimanere concentrati

Quando ci troviamo in una posizione superiore, la maggior parte di noi tende a rilassarsi. Forse è un rilassamento inconscio, dopotutto sappiamo bene che non dovremmo farlo, ma il fatto è che la reazione diventa naturale quando le cose ci stanno andando bene. Questo fatto ci porta a giocare con minore concentrazione, e ciò purtroppo significa che tenderemo a giocare mosse meno precise.
Se esiste un vantaggio sufficiente a decidere la partita è necessario dunque continuare a giocare con attenzione immutata, perchè ogni mossa conta e un errore può farci buttare via la superiorità. E' un po' come nel pugilato: quando un pugile mette a segno un buon pugno lo fa rapidamente seguire dal colpo del KO, perchè ne ha l'opportunità; così è anche negli scacchi: non attendere che l'avversario abbandoni ma cercare di indurlo a farlo richiede più sforzo, così però ci abituiamo a vincere piuttosto che ad assistere alla sconfitta dell'avversario. E talvolta ci aggiudichiamo rapidamente il punto intero perchè l'avversario si rende conto che non siamo disposti a lasciarci sfuggire la vittoria e, di conseguenza, tenta una manovra disperata.

Non avere fretta

L'argomento è già stato trattato nel mio articolo "Non avere fretta nel finale" a cui si rimanda.
In sostanza il giocatore in vantaggio non deve essere impaziente e cercare di far valere il proprio vantaggio prima del momento migliore in assoluto. Deve ricordarsi quindi di accumulare prima tutti i piccoli vantaggi man mano che si presentano. Inoltre, a livello psicologico, a volte paga manovrare qua e là per un po' prima di cercare lo scontro. Il difendente, la cui posizione è oggettivamente inferiore, spesso non riesce a restare fermo e crea un'ulteriore debolezza che facilita il compito dell'attaccante.

Prevenire il controgioco

Un aspetto del "Non avere fretta" è di impedire all'avversario di crearsi delle contropossibilità di gioco attivo. Ciò ha particolare importanza nel caso si abbia un vantaggio statico (es. un pedone in più, un Alfiere più forte di un Cavallo coadiuvato da un pedone passato laterale ecc.). In casi come questi, una volta eliminato il controgioco dell'avversario il nostro vantaggio sarà ancora là, pronto per essere sfruttato.

Ripetere le mosse

Anche ripetere le mosse prima di colpire è un modo col quale il giocatore in vantaggio impone la sua superiorità sul piano psicologico.
C'è chi sostiene che il difensore sia avvantaggiato dal fatto di essere costretto a giocare con precisione ogni mossa per non affrettare la sconfitta. E' il cosidetto "effetto d'angolo" per cui, proprio come un pugile messo all'angolo, egli si concentrerà al massimo delle sue possibilità, aspettando l'occasione buona per liberarsi dalle corde. Questo desiderio di liberarsi, spesso causato dalla disperazione, crea le condizioni buone per riuscire a trovare le mosse più brillanti. Per non parlare del fatto che il gioco in difesa risulta facilitato dal semplice processo di eliminazione delle mosse peggiori: se c'è una sola mossa buona che "funziona", basterà sbarazzarsi di tutte le altre. Queste considerazioni, a mio avviso, possono essere vere, ma solo a livello teorico. In pratica, in partita, è molto più difficile difendere una posizione inferiore che giocarne una superiore. Chi ha le migliori possibilità può tentare diverse strade per vincere: può stare fermo e cambiare la propria strategia da "tentare di vincere" a "lasciare che l'avversario tenti di pattare", può fare un tentativo e poi tornare a un altro piano, mentre chi si difende deve essere preciso ad ogni mossa per non peggiorare la posizione e rischiare di perdere alla prima disattenzione.

Quel che conta è che non bisogna perdere di vista una delle verità più semplici, ossia che gli scacchi sono un gioco che va giocato ! Il difensore deve continuamente trovare la difesa migliore, mentre l'attaccante può utilizzare le diverse strategie che abbiamo visto sopra.

La lezione che viene da questo articolo è che non è essenziale avere una posizione vinta, è sufficiente avere possibilità di vittoria !

Uno dei punti più importanti della tecnica scacchistica è quindi che, ai fini della vittoria, il vantaggio non deve essere decisivo. Ovviamente è meglio avere un vantaggio vincente che uno solamente netto, ma poichè in finale è più difficile difendersi che giocare per vincere, un vantaggio netto o addirittura leggero ha spesso la tendenza ad incrementarsi con il tempo e a dimostrarsi sufficiente per vincere la partita.
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