In linea generale Kotov sconsiglia di controllare tutto due volte sostenendo che sia un'abitudine che tende a minare la fiducia in se stessi e a far perdere tempo.
Anche David Bronstein affermò che il ricontrollo era stato la sua disgrazia. "Mi chiedo quante belle combinazioni ho rovinato nei miei tanti anni di giocatore da torneo solo perchè vedevo una controcombinazione per il mio avversario, che molto probabilmente a lui non passava nemmeno per l'anticamera del cervello e che, ancora più spesso, non esisteva proprio!".
Al contrario Mikhail Botvinnik era così convinto della necessità del ricontrollo, che prima dei tornei era solito annotarsi, mossa dopo mossa, come procedere nella verifica delle sue analisi in determinate partite. Prima di giocare con Vasily Smyslov al Campionato sovietico del 1945 le sue note riportavano: "Calcolare due volte le varianti, non tralasciare una sola mossa!". E prima di affrontare Vitaly Chekhover: "Calcolare le varianti tre volte e cercare eventuali trappole", sottolineando "tre volte".
Ma allora dove sta la verità ?
Mah, ... chi può dirlo!
Sicuramente se abbiamo ancora tempo sufficiente a disposizione, una verifica in più non può certo farci male.
L'altro motivo che può spingerci a dare un ultimo sguardo conclusivo prima di eseguire il nostro piano è il massimalismo. Credo che sia stato Emmanuel Lasker ad affermare che, una volta trovata una buona mossa, bisognerebbe cercarne una ancora più forte.
L'esperienza ci aiuterà a capire quando ce ne può venire qualcosa di buono.
Personalmente, sono del parere che durante la partita sia preferibile rinunciare al perfezionismo, un atteggiamento per sua natura poco pragmatico.
In allenamento questa tendenza alla precisione assoluta può rivelarsi molto utile, ma in partita credo convenga essere più realisti accontentandosi di trovare una buona mossa e risparmiando minuti sull'orologio nel tentativo di scovare la mossa miracolosa.
Ognuno di noi desidera giocare la mossa migliore, ma non possiamo essere sicuri che tale mossa esista sempre e non dobbiamo lasciarci ossessionare dall'idea di trovarla.
La disposizione d'animo a non accontentarsi può invece dare i suoi frutti quando si è prossimi alla vittoria, nel qual caso, ricercare la mossa più devastante può accorciare drasticamente la partita, scoraggiando l'avversario dal prolungare la resistenza, ed evitare che ci si rilassi prematuramente.
Tornando alla nostra domanda iniziale, per come la vedo io, il lavoro su una candidata non è finito finchè non siamo assolutamente sicuri che non stiamo prendendo qualche abbaglio.
Passare parecchi minuti a esaminare le ramificazioni di una variante non diminuisce il rischio di incorrere in una svista.
Guardate questo diagramma:
Petran - Adorjan Szirak 1985
| a | b | c | d | e | f | g | h | ||
8 | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | 8 |
7 | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | 7 |
6 | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | 6 |
5 | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | 5 |
4 | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | 4 |
3 | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | 3 |
2 | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | 2 |
1 | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | 1 |
| a | b | c | d | e | f | g | h |
Fen: rn1qk2r/p1p2ppp/bp2pn2/4N3/1b1P4/1p4P1/P2BPPBP/RN1QK2R w - - 0 1
Il Nero ha appena giocato c4xb3 e il Bianco ha pensato ben 80 minuti per partorire:
1.Cc6??
Verosimilmente egli stava mettendo a punto i dettagli di 1. ... Axd2+ 2.Dxd2 (oppure 2.Cxd2 Cxc6 3.Axc6+ Re7 4.Axa8 Dxa8) Dd6 3.Cb4.
1. ... b2!
Il Bianco perde materiale a causa di una mossa che aveva proprio sotto gli occhi e poco dopo abbandonò.
Molti riescono ad evitare banali sviste seguendo le indicazioni del giocatore, nonchè psicologo sovietico, Beniamin Blumenfeld.
In una conversazione con Alexander Kotov, egli espresse il suo rammarico riguardo al fatto che un giocatore "riesce a vedere cose lontane per poi lasciarsi sfuggire la cosa che ha proprio sotto il naso".
Per premunirsi contro tale insidia Blumenfeld si impone una regola: dopo aver lavorato su una candidata, effettua una pausa mentale per vedere se si è lasciato sfuggire qualche semplice replica. "Prima di fare la mossa sulla scacchiera, per un minuto guardo alla posizione con gli occhi di un pivello. Sì, sì, di un principiante e mi chiedo: nessun matto in una ? Bene. La mia Donna non è per caso sotto attacco ? E la Torre ? E il Cavallo ? E l'Alfiere ?. Ho capito a cosa serve l'ultima mossa del mio avversario ?. Infine controllo che nessun pedone stia per essere fagocitato dal nemico". E così di seguito.
Tutti quesiti che bisogna porsi ad ogni mossa. Non ha senso esaminare i piccoli dettagli posizionali se poi non si notano minacce elementari come una forchetta di Cavallo in una mossa!
Una piccola regola, quella di Blumenfeld, che bisogna far propria il prima possibile per non mangiarsi le mani dopo una banale svista.
Se il Bianco, nel diagramma precedente, avesse seguito tale regola, non avrebbe potuto non individuare subito 1. ... b2.












