Savielly Tartakover (1887 - 1956) in un suo epigramma derideva il gioco combinativo sostenendo che "i sacrifici provano soltanto che qualcuno ha sbagliato".
Se da un lato la frase di Tartakover può essere intesa come una provocazione, è pur vero che molti giocatori la prendono sul serio, e riescono a giustificarla in molti modi.
Significa veramente qualcosa il fatto che il lato più debole del gioco, ossia l'errore, sia visto come la condizione indispensabile per le più grandi imprese, i sacrifici ?
Il premio per la partita più brillante non viene mai assegnato a un incontro in cui compaiono degli errori, perchè questi facilitano troppo il vincitore, e per evitarli è sufficiente la corretta esecuzione di procedure standard.
I sacrifici vengono invece premiati perchè sono la prova evidente di una capacità di comprensione del gioco e di una fiducia nelle proprie capacità strategiche che permettono di accettare delle perdite immediate in vista di guadagni futuri.
Naturalmente i sacrifici non si materializzano dal nulla e si giustificano solo sulla base di qualche debolezza dell'avversario; più sono queste debolezze è maggiore è la possibilità che il sacrificio produca effetti devastanti.
Tuttavia è spesso una brillante combinazione a rendere evidenti una o più debolezze nascoste, che altrimenti passerebbero inosservate.
Se, a breve o a lungo termine, non si riesce ad ottenere col sacrificio uno dei vantaggi sopraelencati, si deve dedurne che il sacrificio è scorretto o perlomeno dubbio, anche se il confine che separa il sublime dall'errore è estremamente sottile, e questo forse giustifica il rischio che qualche volta si corre offrendone uno.
Ci sono infatti sempre stati scacchisti d'azzardo, giocatori istintivi che preferiscono muoversi oltre i limiti di ogni possibile logica.
Tal ne è stato l'esempio più fulgido; egli non esaminava in profondità le posizioni fino alle loro estreme conclusioni, ma giocava affidandosi all'intuito e alla fantasia. La partita tipica di Tal si caratterizzava per i suoi sacrifici eccessivamente audaci, che portavano a complicazioni incomprensibili attraverso le quali il giocatore lettone cercava ripetutamente la vittoria. Gli avversari sconfitti accusavano Tal di utilizzare armi ipnotiche, soprattutto quando, dopo le complesse analisi della partita, risultava che avevano avuto delle possibilità di pattare o addirittura di vincere.
In sostanza come bisogna comportarsi se gli elementi tattici di una posizione pongono i presupposti per un audace sacrificio, ma alla luce di un'analisi più realistica si scopre che non si vengono a creare varianti vincenti ?
Si alzano le mani e ci si accontenta di una mossa più cauta e banale ?
Io non credo che questa sia sempre la soluzione migliore.
A tal proposito voglio raccontarvi cosa mi è successo qualche tempo fa in una delle mie solite partite lampo su internet. Col bianco stavo pressando il mio avversario, ma ad un certo punto della partita non mi riusciva di scovare qualche buona mossa per rinfocolare l'attacco; l'unica cosa che vedevo era il sacrificio del mio Cg5 sul pedone f7 dell'avversario difeso solo dal Re. Purtroppo mi rendevo conto che il sacrificio era scorretto, perchè non portava a niente di decisivo, ma l'idea fissa continuava a perseguitarmi. Il mio tempo continuava a scorrere e così mi sono deciso a provare ugualmente nell'esperimento e ho preso il suo pedone, sicuro che avrei comunque perso la partita. Ecco che cosa è successo: il mio avversario, che fino a quel momento si era difeso con cura, ha iniziato a pensare, è finito ben presto in zeitnot e da quel momento non ne ha più azzeccato una e ha preso matto dopo solo otto mosse!
Non consiglio a nessuno una simile strategia, perchè quando ci si trova in posizione favorevole un sacrificio errato come il mio fa solo correre il rischio di gettare alle ortiche un punto.
Non a torto credo invece che l'idea del sacrificio possa funzionare nel caso opposto, ovverossia quando ci stiamo difendendendo e il nostro avversario esercita su di noi una costante e sempre crescente iniziativa, e ignorarla non è più possibile.
E' in questo caso che non si metterà mai abbastanza in risalto il risultato insperato che si ottiene per mezzo di un sacrificio tempestivo, capace di sconvolgere improvvisamente il significato di una posizione.
Infatti accade spesso di assistere al crollo e alla sconfitta di un giocatore che solo due o tre mosse prima era in piena fase di attacco, più che certo del proprio successo.
Parecchi giocatori, pur dotati di grande abilità nel portare avanti un attacco, si muovono incerti e vacillano non appena devono affrontare il compito, completamente diverso, di riorganizzare una posizione scombussolata da un sacrificio dell'avversario.
Sappiamo bene che difendersi è molto più difficile che attaccare, perchè è più facile condurre il gioco anzichè cercare di prevenirlo. Principalmente bisogna prevedere in profondità tutte le idee dell'avversario, per cui, se chi subisce un sacrificio ha molte possibilità di sbagliare, ..... è più probabile che sbagli!
E' questo lo scopo di un sacrificio non analizzato o analizzabile fino alle sue estreme conseguenze: alterare l'equilibrio di una posizione e far sì che i vantaggi dinamici, come l'iniziativa e la possibilità d'attacco prevalgano su quelli statici, come il materiale.
Ho raccontato il mio aneddoto perchè volevo inoltre sottolineare anche alcune considerazioni di carattere psicologico che si verificano nei contendenti quando si opta per la via sacrificio (e forse è proprio una di queste che si è verificata nella mente del mio avversario).
Innanzitutto mentre chi lo effettua è solitamente molto più aperto alle occasioni che si presentano dopo la trasformazione della natura della posizione, chi lo subisce deve cambiare radicalmente il modo di pensare, passando da una scelta della strategia di gioco basata su manovre posizionali supportate da considerazioni generali a un calcolo preciso delle varianti ricercando in ogni momento la mossa migliore, altrimenti la valutazione della posizione potrebbe cambiare in un attimo: la pratica dei tornei dimostra che non sempre un giocatore riesce a trovare il giusto atteggiamento mentale in queste situazioni.
In secondo luogo il senso di insicurezza che spesso accompagna chi ha subito un brutale sacrificio e si trova magari col Re scoperto.
Infine il pesante fardello di cui si trova caricato chi subisce il sacrificio inaspettato: per quanto ne sa lui, il sacrificio può essere il primo passo di un piano semplice e complesso allo stesso tempo destinato inesorabilmente al matto. E in quel momento di tensione la differenza in gioco può sembrare a lui troppo alta e avere un peso determinante, anche se poi, a mente fredda, saprebbe che un vantaggio di materiale può dare la vittoria allo stesso modo di un attacco.
La verità è che gli scacchi vanno visti come un gioco che va giocato! Siamo umani e commettiamo errori. In posizioni semplici è meno probabile commetterne rispetto alle posizioni in cui ogni mossa tranne una è un errore, ma ricordiamoci che la perfezione assoluta è un'utopia, un'idea irrealizzabile anche tra i più forti Grandi Maestri, in quanto il gioco è troppo impegnativo perchè si possa sperare di raggiungerla.
Cari amici, ricapitolando e traendo le conclusioni finali da quanto scritto, se in partita il vostro avversario vi sta pian piano stritolando con un tranquillo gioco posizionale, anzichè difendersi passivamente un metodo un po' disperato, ma credo anche altrettanto ragionevole, di comportarsi è di premere il chaos button, di fare cioè confusione sacrificando materiale, ma prendendo l'iniziativa, senza sentirsi obbligati ad analizzare tutto fino alle estreme conseguenze.
Questo stile di gioco risulta tanto più efficace quanto più:
- siete amanti dei tatticismi e vi muovete bene in posizioni complicate;
- il vostro avversario è un buon giocatore posizionale, ma non un tattico eccellente;
- il vostro avversario è a corto di tempo;
- il livello dell'avversario è inferiore.