Sono molti i didatti che sostengono che ogni posizione sia governata da un particolare concetto più importante di tutti gli altri ed è sicuramente rilevante essere capaci di individuare questo concetto dominante per sfruttarlo a proprio vantaggio, quando lo si riconosce.
Si deve a Tarrasch la nascita dell'idea che esistano le cosiddette partite "logiche" in cui uno dei due giocatori elabora un piano coerente che vada bene dall'apertura al finale della partita, simile alla prova di un teorema di geometria.
Questo tipo di partita è, in realtà, un evento raro che si verifica unicamente quando c'è un grande divario di forze tra i giocatori o nel caso in cui uno dei due è in buona forma, mentre il suo avversario, per una ragione o per l'altra, non dà il meglio di sè.
Nella maggioranza delle partite invece, si determina un costante scontro tra un susseguirsi di piani e contropiani, anche se ciò non impedisce che ogni singola mossa giocata possa essere vista come parte di un ingranaggio più vasto.
Secondo Kotov "non esiste alcun piano che vada bene dalla prima all'ultima mossa, ma esiste piuttosto una serie di piccoli piani. Si nota un obiettivo apprezzabile, cercando di pianificarne il raggiungimento, e quindi questo metodo si ripete durante la partita. Se il vostro avversario vi costringe ad abbandonare l'obiettivo, o siete voi stessi a decidere che lo scopo è irrealizzabile, cambiate il vostro piano. Ideatene uno nuovo, con un fine diverso e adatto alla situazione contingente. Se qualche mossa inattesa improvvisamente provoca un radicale cambiamento nella posizione, perchè dovreste persistere nel realizzare un piano che nel nuovo schema non ha più senso? In questo caso, che lo desideriate o meno, pensate ad un'altra linea di gioco".
Eppure ci sono giocatori, anche molto forti, che in partita si ostinano a seguire un'idea fissa, fino a farla fallire miseramente.
Tra i classici David Janowsky aveva indubbiamente uno straordinario talento da attaccante, ma fece di tutto perchè nessuno se ne accorgesse.
Era sempre e ottimisticamente proteso all'attacco, che ne avesse o meno la possibilità, e così facendo non riusciva a far valere le sue grandi capacità offensive.
Una volta Janowsky paragonò il proprio gioco a "Maria, la bella e sfortunata regina di Scozia". Non riusciva a capire che la sfortuna che lo perseguitava era solo l'effetto di una miope testardaggine.
Tutti, almeno una volta, giocano un "Janowsky".
Nella partita che segue, Gyozo Forintos si era talmente incaponito sull'idea di intrappolare il Cavallo avanzato di Lothar Espig, che continuò con zelo monomaniacale fino al crollo definitivo della propria posizione.
Forintos - Espig Sochi 1974
1.Cf3 Cf6 2.b3 d6 3.g3 e5 4.Ag2 e4 5.Cg5 d5 6.d3 h6 7.Ch3 Af5 8.Cf4 Cc6 9.0-0 Ae7 10.Ab2 0-0 11.c4 exd3 12.exd3 dxc4 13.dxc4 Cb4
La strategia ipermoderna del Bianco è riuscita ad abbattere con la spinta 11.c4 la forte pressione sul centro che il Nero aveva conseguito con 4. ... e4 e 5. ... d5. Tuttavia il Nero, con 13. ... Cb4 è riuscito ad ottenere un gioco libero dei pezzi.
14.a3?!
Con la stravagante idea di intappolare il Cavallo.
14. ... Cc2 15.Ta2 Dxd1 16.Txd1 c6 17.Ah3 Ah7 18.Tc1 Tad8
Il Nero ha il controllo della scacchiera.
19.Ce2 Ce4 20.Ae5?
Sempre con gli occhi incollati sul Cavallo nero in c2.
20. ... Ac5! 21.Taxc2 Cxf2 22.Td2
La difesa 22.Rg2 è annullata da 22. ... Ae4+.
22. ... Cxh3+ 23.Rg2 Cg5 24.b4 Ae3 0 - 1
Perchè dopo 25.Txd8 Txd8 26.Te1 Ae4+ 27.Rf1 Cf3 la Torre è imprigionata, e il Nero minaccia 28. ... Cxh2 matto.