Tutto il gioco posizionale è, in qualche modo, basato sull'esistenza di debolezze nella propria posizione e in quella dell'avversario.
In questa sede non esamineremo le forme che possono assumere le debolezze (isole pedonali, pedoni doppiati, pedoni arretrati, segnali d'attacco, case deboli, debolezza dell'ultima traversa ecc.), perchè sarebbero necessarie probabilmente centinaia di pagine e altrettanti esempi pratici.
Cercheremo, invece, di dare una definizione generale di debolezza e considereremo gli strumenti per riconoscerla.
Una debolezza è un difetto nella posizione. Può assumere la forma di un pedone, una casa, una linea o una diagonale.
Affinchè una debolezza sia di duratura importanza, deve avere un carattere permanente, cioè restare dov'è per un certo tempo; un pedone in presa per un istante non è una debolezza, ma solo un pedone in presa.
In più, perchè qualcosa sia una debolezza, l'avversario deve essere in grado di sfruttarla o di attaccarla; un pedone debole su casa nera non è così importante se l'avversario ha il solo Alfiere campochiaro e il suo Re non ha modo di accedere al pedone.
Da ciò se ne deduce chiaramente che le debolezze sono sempre identificate in base ai pezzi che rimangono sulla scacchiera. Già molti anni fa, Nimzowitsch aveva affermato che il dominio di una colonna aperta non ha molta importanza se sono stati cambiati tutti i pezzi pesanti.
Quando uno scrittore di cose scacchistiche parla di debolezze, si riferisce per lo più alle debolezze pedonali; spesso è debole un pedone che si trova sotto attacco diretto o indiretto e non può avanzare, o perchè è fisicamente bloccato, o perchè avanzarlo significherebbe la cattura certa, o perchè è debole lungo una colonna e quindi non può sfuggire al problema.
Spesso ci accolliamo delle debolezze pedonali nel mediogioco, allo scopo di essere attivi.
Normalmente, però, le debolezze pedonali che si creano nel mediogioco vengono sfruttate nel finale.
Una volta riconosciuta una debolezza, è ovvio che sarà compito della parte che gioca contro di essa cercare di sfruttarla a proprio vantaggio, mentre la parte con la debolezza dovrebbe cercare di fare di tutto per liberarsene.
Ai fini del riconoscimento di una debolezza, mi piace distinguere tra debolezza effettiva e debolezza potenziale.
Una debolezza effettiva è una debolezza che ha carattere permanente ed è immediatamente sfruttabile.
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1 | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | 1 |
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Fen: r4rk1/p4ppp/2p1p3/8/1P1P4/P3P3/5PP1/R4RK1 w - - 0 1
Nella posizione del diagramma il pedone nero c6 è debole perchè arretrato su colonna aperta. Il Bianco potrà immediatamente sfruttare questa debolezza giocando 1.Tac1 Tfc8 2.Tc5 Tc7 3.Tfc1 Tac8 4.b5 e il pedone cade.
Una debolezza potenziale è una debolezza strutturale che non è ancora una debolezza effettiva o reale, perchè l'avversario non ha modo di sfruttarla immediatamente, anche se in un lontano futuro potrebbe.
Nielsen - Dreev North Sea Cup 2003
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1 | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | 1 |
| a | b | c | d | e | f | g | h |
Fen: r4rk1/pp1nb1p1/2p1p2p/q6P/3PQBN1/8/PPP2P2/1K1R3R w - - 0 1
Nella posizione del diagramma, siamo appena usciti dall'apertura; il Bianco ha tentato di creare linee aperte sul Re avversario con la men che velata ambizione nientemeno che di mattarlo, ma il piano sta fallendo.
18.... Df5
in aiuto alla difesa. Qui il bianco giocò:
19.De2? Cf6! 20.Cxf6+ Axf6 21.Ae3 Tad8 ecc.
e perse in 40 mosse. Che cosa aveva fatto Nielsen ? Lui stesso, nel dopo partita, dichiarò di aver sovrastimato l'attività dei suoi pezzi e sottovalutato la debolezza dei suoi pedoni frammentati. Si tratta peraltro di un errore comune. Nielsen ha valutato la posizione secondo i criteri del mediogioco, quando in realtà era già così vicina al finale che i criteri di quest'ultimo erano diventati molto più importanti.
Se, al contrario, avesse considerato la possibile struttura pedonale che si presenta (vedi diagramma)
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1 | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | 1 |
| a | b | c | d | e | f | g | h |
Fen: 8/pp4p1/2p1p2p/7P/3P4/8/PPP2P2/8 w - - 0 1
si sarebbe accorto che il pedone in h5, sebbene sembra stia fissando la debolezza del pedone g7, ciò, di fatto, è bel lungi dall'essere: il Nero può facilmente proteggere il pedone g7 con l'Alfiere e il Re senza dover affatto collocare i pezzi in maniera impacciata. Lo stesso non si può dire per il Bianco, il cui pedone h5 alla fine deve essere difeso passivamente da una Torre se il Nero continua a metterlo sotto pressione lungo la quinta traversa. Anche il pedone f2 è una debolezza potenziale: per il Nero non è facile attaccarlo, eppure si può immaginare una situazione in cui il Nero giochi .... Ag5 o simili, con l'idea di cambiare gli Alfieri ed eliminare così la difesa del pedone f. In ultima analisi anche il pedone b2 diventerà un po' vulnerabile: ciò deriva dalla potenza dell'Alfiere nero in f6, senza rivali sulla grande diagonale, perchè l'Alfiere bianco sarà legato alla difesa del pedone f.
Il Bianco, dunque, non può permettere che la posizione si semplifichi in un finale.
Avrebbe quindi dovuto giocare 19.Dxf5 e dopo 19.... Txf5 (19.... exf5 blocca la visuale della Torre lungo la colonna f e indebolisce il controllo del Nero sul centro; dopo 20.Ce3 Tae8 21.d5 il Bianco ha una buona partita, in quanto f5 tutt'a un tratto è debole) il Bianco ha 20.Axh6! gxh6 21.Cxh6+ Rh7 22.Cxf5 exf5 23.d5 e, benchè non sia chiaro se sia lui ad avere le possibilità migliori, è difficile immaginare che il Bianco, giocando ragionevolmente, possa perdere questo finale: ha Torre e due pedoni per due pezzi leggeri, nonchè un pedone passato (poichè 23.... cxd5 24.Txd5 costerebbe al Nero il pedone f5).
Dunque, tornando a noi e al concetto di debolezza potenziale, da quando gioco per corrispondenza ho scoperto che un buon metodo per riconoscere questo tipo di debolezza data una certa posizione, consiste:
- nel togliere tutti i pezzi e giocare il finale di soli pedoni;
- nel proseguire la partita con varie combinazioni di pezzi. Così se, data una certa struttura pedonale, ho per esempio, D + T + A contro D + T + C e pari pedoni, provo a continuare la partita con differenti combinazioni di pezzi (nell'esempio D contro D, D + A contro D + C, T + A contro T + C, D + T contro D + T, T contro T, A contro C).
Ripeto poi l'esperimento ogni volta che avviene una qualche variazione nella struttura pedonale.
Naturalmente nel gioco vivo, tutto questo procedimento deve essere svolto mentalmente.
Questo sistema, del quale non rivendico assolutamente la paternità, dal momento che sono più che convinto che qualcosa di simile avvenga in modo del tutto intuitivo nella mente di un qualsiasi GM durante una partita, è utilissimo per capire, nel mediogioco inoltrato, quali pedoni della struttura potrebbero trasformarsi in debolezze mano a mano che ci si avvicina al finale, oltre che suggerirci quali cambi favoriscono chi, data una certa struttura pedonale.












