Il principio dell'opzione nella scelta della mossa

» Altro - Inserito da bini il 07/07/2009, 23:25:30

In partita, quando si deve scegliere la mossa da giocare, ritengo che la situazione più problematica nella quale un giocatore di scacchi possa trovarsi sia, per la maggioranza, quella in cui si è costretti:

1) a cercare quell'unica difesa che salva la partita in posizione critica;
2) a cercare quella mossa devastante che ci permetta di vincere immediatamente la partita in cui siamo in vantaggio.

Io invece ho incontrato sempre maggiore difficoltà nel trattare il caso in cui, in posizione equilibrata, esistono due (o più mosse) ugualmente buone e questo perchè sono portato a estendere il più possibile il calcolo (probabilmente per il timore di rovinare la posizione), nella speranza di convincere me stesso che una delle due possa essere migliore dell'altra.

Alcuni didatti ritengono che, quando esistono due mosse all'incirca equivalenti, non valga la pena sprecare molto tempo nel calcolo, il che è un po' come dire: lancio in aria una moneta, se esce testa gioco la mossa A, se esce croce gioco la mossa B.

Non si può dire che questo metodo di scelta non abbia i suoi lati positivi, dal momento che, evitando di calcolare troppo, si risparmiano tempo ed energie per i momenti più critici della partita.

Tuttavia trovo questo sistema di scelta molto poco professionale per uno scacchista che ambisca a migliorare il proprio gioco.

Ho trovato molto utile all'uopo, per sfrondare l'albero delle varianti, adottare il principio dell'opzione enunciato da Hans Berliner nel suo rivoluzionario libro "Il Sistema".

Il principio dell'opzione afferma: "Fate la mossa che riduce il meno possibile le vostre opzioni di fare altre mosse importanti".

Per la verità Berliner lo ha formulato per la scelta delle mosse in apertura, allo scopo di far giungere ogni pezzo nella sua sistemazione ottimale.

Per esempio, secondo il principio dell'opzione, è proibito fare una mossa che blocca ad un pezzo amico il raggiungimento della sua collocazione ideale. Così dopo le mosse 1.d4 d5, 2.Cc3 è proibita, anche se c3 è la collocazione migliore per il Cb1; blocca la spinta c4, e tale mossa è essenziale per attaccare il pedone centrale in d5. Parimenti, è proibita 2.e3, poichè impedisce al Bianco di sviluppare il proprio Ac1 in certe buone posizioni, ed inoltre impegna il pedone in una spinta di una casa quando potrebbe essere possibile in seguito spingerlo di due case, in una collocazione migliore. Neppure 2.Cf3 è buona perchè cede l'opzione di giocare Cge2 e f3, quando quest'ultima potrebbe essere di aiuto nella lotta per l'importante casa e4. Infine 2.Af4 e 2.Ag5 decidono entrambe prematuramente la collocazione dell'Alfiere. Per cui ne risulta l'unica mossa corretta 2.c4 che attacca la casa chiave d5 con un pedone laterale.

Per estensione, ritengo che il principio dell'opzione sia oltremodo valido anche in buona parte delle posizioni del mediogioco.

Molto spesso, nelle mie partite per corrispondenza, ho evitato la stesura di pagine e pagine di analisi semplicemente applicando questo principio.

In sostanza si tratta semplicemente di giocare, tra due o più valide opportunità, la mossa più flessibile e che evita di ridurre le opzioni di fare altre buone mosse.

Così se avete per esempio un Alfiere che potrebbe essere efficacemente mosso in una qualsiasi di tre case diverse, ed un Cavallo che è davvero utile soltanto su una sola casa particolare, allora muovete per primo il Cavallo, che è il pezzo per il quale è più evidente il piazzamento ottimale.

Secondo il principio dell'opzione c'è sempre almeno una mossa che chiede di essere giocata prima delle altre, per cui il principio decide quale pezzo sarà da muovere dopo e dove.
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