Lo stesso Korcnoj era solito affermare che gli scacchi non si imparano, si comprendono.
Devo dire che questa affermazione mi trova in totale disaccordo.
A mio avviso negli scacchi, come in qualsiasi altra disciplina dove possono emergere dei prodigi, possiamo distinguere tra tre tipologie di persone.
La prima è formata da un gruppo molto ristretto di talenti naturali: negli scacchi facciamo riferimento soprattutto a Capablanca, Reshevsky, Karpov e, più recentemente, forse a Radjabov. Queste persone effettivemente capiscono gli scacchi senza averli imparati: possono migliorare, naturalmente, ma comprendono in modo assolutamente naturale i principi fondamentali.
Esistono poi persone che non impareranno mai a giocare bene, indipendentemente dai loro sforzi: alcuni si divertono comunque a giocare, ma i principi posizionali per loro saranno sempre qualcosa di incomprensibile.
Infine c'è la maggioranza, quelli cioè che sono disposti a faticare lavorando duro per migliorare la propria comprensione degli scacchi, sicuri di poterci riuscire.
Ma in concreto che cosa dobbiamo cercare di imparare ?
Nel tentativo di rispondere a questa domanda, lessi attentamente molte interviste rilasciate dai più forti grandi maestri, e decisi di seguire la strada delineata da Kasparov con il suo concetto di "vero giocatore di scacchi".
Kasparov, a metà degli anni Novanta, ha affermato che c'erano solo 5 o 6 veri giocatori di scacchi, e questa accezione di vero non era assolutamente legata al punteggio Elo, alla capacità di calcolo o alle conoscenze in apertura.
No si tratta di un concetto ben più sottile.
Un vero giocatore di scacchi è colui che sa dove vanno piazzati i pezzi.
La maggioranza delle partite, anche tra giocatori di vertice, è decisa da una comprensione superiore sul piano posizionale.
Kasparov ritiene infatti che i "veri giocatori di scacchi" non piazzerebbero mai un pezzo su una casa inopportuna: solo i giocatori di livello inferiore lo fanno.
Quando i veri giocatori di scacchi eseguono dei calcoli, non credono prendano in considerazione molte mosse, ma che si addentrino più a fondo in poche sfumature della posizione che possono rivelarsi importanti: inoltre i loro calcoli sono guidati in misura molto maggiore dalla comprensione posizionale. Se i pezzi iniziano a piazzarsi su case sbagliate, ne deducono che la variante è sfavorevole e che deve essere abbandonata.
Dunque se tutto ciò è vero, come credo che lo sia, come possiamo noi, poveri mortali, migliorare consapevolmente nella comprensione degli scacchi ?
Beh, in buone parte l'ho già scritto in altri articoli, per il resto bisogna veramente lavorare duro.
Se identifichiamo i concetti e le case ideali per i pezzi in una data posizione (si leggano gli articoli "Come migliorare la comprensione posizionale" e "Valutazione di una posizione: elementi e concetti") diventa possibile tenerli sempre presenti nel corso del nostro ragionamento. Quando arriviamo al calcolo dimostriamo quindi un livello inaspettato di precisione e rapidità. Naturalmente calcoleremo di meno, ma la maggior parte delle sviste vengono commesse alla prima o alla seconda mossa di una variante, ed è qui che dobbiamo migliorare il nostro calcolo.
Se io avessi un unico suggerimento da darvi alla fine di ogni variante vi inviterei a chiedervi: sto compiendo progressi ? Dopo la mossa che ho pianificato, il mio compito diventa più facile o più difficile ?
fonte: "Il perfezionamento dello scacchista" - Aagaard
Utente: krikko1989
04/07/2009, 11:15:01