1. L'eccezionale sviluppo dei computer.
2. Lo sviluppo della didattica scacchistica.
3. L'avvento di Internet.
I computer
Negli anni '90 molti scacchisti erano convinti che nessun computer avrebbe mai sconfitto il campione del mondo; invece è successo il contrario. Molti programmi di scacchi (come l'attuale Fritz 11) sono migliorati sempre più, fino a scalare i vertici scacchistici.
Ancora oggi molti scacchisti snobbano l'aiuto che i computer possono dare all'umano, ritenendoli incapaci di un "gioco reale". Quasi sempre questa convinzione si basa su informazioni datate oppure sull'assurda pretesa che il software scacchistico elabori la migliore mossa in pochi secondi: è ovvio che se a Fritz 11 si danno 10" per scegliere la mossa ancora oggi probabilmente in molte situazioni non sceglierà la migliore, ma se gli si lasciano 4-5', gioca tranquillamente a livelli mondiali e .... molto umanamente.
In ogni caso, il successo dei computer ha rivoluzionato l'approccio alle varie fasi della partita, in particolare ha innalzato il peso della visione combinativa e diminuito quello della visione strategica (visione che resta comunque importante!).
La didattica
Fino all'avvento di nuovi didatti come Dvoretskji e Aagaard, la situazione era veramente deludente. Ci si barcamenava fra due situazioni, ognuna delle quali molto limitanti.
1. I vecchi testi.
Nimzowitsch (Il mio sistema), Romanovksji (Il centro partita) e altri erano continuamente citati come il non plus ultra della didattica. Senza sminuirli, era ovviamente riduttivo cercare di utilizzare concetti espressi oltre cinquant'anni prima per capire gli scacchi di oggi (pensiamo a qualunque disciplina che si fosse fermata a 50 anni fa). In particolare un certo dogmatismo rendeva la didattica scacchistica succube di pochi e generali concetti, che potevano trovare applicazione solo in partite ideali. Inoltre l'uso dei computer ha ridimensionato molte affermazioni del tipo "è chiaro che dopo la mossa X il Bianco ha partita vinta"; la sicurezza del commentatore è stata spesso smontata dal computer che ha trovato un buon seguito per il Nero, riducendo di molto la portata teorica dei concetti su cui si basava la posizione.
2. I suggerimenti dei grandi campioni del presente.
Per esempio Karpov e Kasparov. Ancora oggi i più forti giocatori del mondo scrivono libri di scacchi, ma, francamente, sono opere spesso inutili. Essere un buon giocatore non significa essere un buon teorico, un po' come nel calcio dove non è detto che un grande giocatore diventi un grande allenatore. Ricordo la lettura di un'opera di Karpov. Il giocatore russo presentava una posizione e voleva discutere sull'importanza di piazzare le Torri; la pagina diceva pressappoco questo "dopo una lunga riflessione decisi che era meglio piazzare la Torre in d1 anziché in e1" e seguivano pagine di varianti che giustificavano la scelta. Nessuna regola, nessuna indicazione. Ora, se l'allora campione del mondo doveva pensare per almeno una mezz'ora sulla scacchiera sul piazzamento della Torre, analizzando varianti molto complesse, come era possibile che io, in una situazione complessa analoga (ma non uguale!), senza regole, potessi fare la scelta corretta? Forse mi conveniva buttare una moneta e poi muovere la Torre, almeno risparmiavo mezz'ora di riflessione.
I due punti sopraccitati si traducevano praticamente nell'incapacità del giocatore medio di migliorare significativamente.
Lo sforzo dei nuovi teorici (di solito buoni maestri a livello internazionale, ma non certo i primi del mondo) è stato quello di allargare a tante altre sfumature i vecchi discorsi, facendo capire come fosse semplicistico cercare di usare sempre le stesse idee, sempre gli stessi piani. Gli scacchi sono come la vita: usare solo due o tre regole può semplificarla, ma sicuramente fa perdere molte opportunità.
Inoltre è comparso il concetto di training, di esercizio: il metodo più semplice per dare una grande esperienza a chi non vive di scacchi.
Internet
Anche l'avvento di Internet ha migliorato la comprensione globale degli scacchi perché consente a tutti di giocare facilmente a prescindere dal contatto umano (per esempio su siti come playchess.com). Giocare è importante perché consente di provare cosa si è studiato, di scoprire nuove idee, di mettere a fuoco la propria psicologia ecc.
Alcuni giocatori ritengono che giocare in Rete con cadenze veloci sia inutile; in realtà questi giocatori hanno frainteso le finalità del gioco lampo (si legga l'articolo "La partita lampo").
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