Il ruolo delle regole negli scacchi

» Altro - Inserito da bini il 05/05/2009, 20:53:45

Imparare a giocare a scacchi non è affatto facile. Come nella vita, è illusorio pensare che si possa scoprire il modo migliore di agire in poco tempo e senza fatica. La didattica scacchistica ha fortunatamente subito recentemente un notevole impulso per merito di alcuni personaggi che hanno rivoluzionato la visione classica dell'insegnamento scacchistico.

La scuola classica

Classicamente, chi insegnava scacchi si avvaleva delle opere e degli insegnamenti dei grandi giocatori dell'anteguerra e i testi erano Il mio sistema (Nimzowitsch) o Il centro partita (Romanovskij), sostenuti da altri contributi (Capablanca, Euwe, Kotov ecc.). Tutti coloro che scrivevano libri di scacchi (in Italia ricordiamo il grande Enrico Paoli) si rifacevano ai classici cercando di riproporre gli stessi concetti in modo più moderno. I risultati erano però mediocri e nessuno riusciva a dire qualcosa di veramente "nuovo".
Che le (poche) regole classiche non servissero a molto se ne erano già accorti i giocatori meno quotati, gli amatori. Infatti arrivati attorno a un punteggio ELO sui 1.800 punti molti di loro non riuscivano ulteriormente a progredire; chi ci riusciva impegnava ingenti risorse di tempo nello studio, risorse che alla fine non giustificavano il miglioramento avuto.
In definitiva appariva chiaro che le regole classiche erano troppo poche e troppo valutate per poter risolvere gran parte delle situazioni pratiche: spesso il giocatore intermedio si trovava nella condizione di non riuscire ad applicarne nessuna, la classica situazione in cui "non si sa cosa fare".
L'avvento dei computer ha messo ulteriormente in crisi la scuola classica: come era possibile che un oggetto senza intelligenza che si limitasse a calcolare varianti poteva battere giocatori anche molto forti? Le regole non servivano più? Come era possibile che dopo aver controllato la colonna aperta, aver posizionato un Cavallo in un avamposto o aver indebolito un pedone avversario (in base alle regole classiche), si perdesse lo stesso la partita?
A questa situazione si è risposto in due modi diversi.

La scuola "senza regole"

Una possibile risposta al problema visto al paragrafo precedente è che gli scacchi sono così creativi (complessi) che è assurdo pensare che ci siano regole che ci possono aiutare. Secondo Suba, l'unica regola è che non ci sono regole. Questa posizione è stata espressa nel libro del Maestro Internazionale John Watson "Un secolo di scacchi". Francamente questa posizione è molto disincentivante per chi decide di giocare a scacchi perché l'abilità nel gioco sarebbe derivante da fattori difficilmente modificabili in tempi brevi come creatività e studio. Il grande campione sarebbe un soggetto dotato di grande intuito scacchistico che ha dedicato la vita a studiare la teoria delle aperture, i finali ecc. Basta che manchi una delle due condizioni e il giocatore resta un mediocre.
Questa scuola è molto simile a chi nella vita ritiene che sia inutile darsi da fare per capirla perché, se non si è fortunati e non si hanno capacità, si è spacciati!

La scuola delle regole

Altri maestri come Dvoretskji, Aagaard, Shereshevskji ritengono invece che la scuola classica sia solo l'inizio di un lungo percorso che debba essere modernamente completato con l'introduzione di nuove regole, ma soprattutto con il principio

lavorare meglio, studiando solo ciò che serve.

Viene cioè messo l'accento su come studiare e su cosa studiare (non tutti i finali, ma quelli che servono, non tutte le aperture, ma quelle che si giocano ecc.). Ogni regola ha il suo campo di applicazione e la sua priorità, più regole si conoscono più migliora la creatività e l'intuito dello scacchista. Una posizione decisamente più costruttiva della scuola "senza regole".
Questo è l'esempio che, nella sua banalità, più ci sembra significativo per guidare nella scelta fra le due scuole moderne. Esaminate il seguente diagramma e scegliete con che colore giocare.
abcdefgh
8
8
7
7
6
6
5
5
4
4
3
3
2
2
1
1
abcdefgh
Fen: rnbqkbnr/pppppppp/8/8/8/8/PPPPPPPP/RNB1KBNR w - - 0 1

Se non siete assoluti masochisti, avrete scelto sicuramente di giocare con il Nero, visto che il Bianco non ha la Donna. Penso che tutti abbiano fatto questa scelta. Nel farla non c'entra nulla la creatività o l'intuito scacchistico. Abbiamo applicato la prima regola (aumentare il proprio vantaggio materiale) che si apprende, parallelamente al valore indicativo dei pezzi. Anche se i giocatori più esperti sanno benissimo che tale regola non è assoluta, tutti qui la applicano (si può pensare che il vantaggio della Donna nella posizione iniziale sia di almeno 1.000 punti ELO). Quindi le regole esistono e chi proclama la loro inutilità è perché in fondo .... non sa trovarle!

Regole, controregole e peso

Supponiamo di conoscere tutte le regole degli scacchi. Sia N il loro numero. I giocatori che hanno una certa esperienza sanno che spesso a una regola può opporsi una controregola, cioè nell'insieme delle N regole una regola non è del tutto priva di vincoli, ma può darsi che sia "limitata" da una controregola che in un certo qual modo ne limita la forza d'applicazione. Tutti sanno che la regola sul materiale non è assoluta, ma può essere limitata da altre importanti regole, come lo sviluppo o il sacrificio. Non esistono cioè regole assolute e questo è uno dei fattori che hanno portato molti a "non credere nelle regole". In realtà il ragionamento da fare è più complesso perché non basta limitarsi all'elenco delle regole (supponendo di essere così bravi da scoprirle tutte), ma è necessario anche trovare il modo di "pesarle".
Data una posizione, ogni regola potrà trovare applicazione oppure non essere del tutto giustificata. In una posizione dove c'è il matto in una mossa, è evidente che una regola sui finali di Alfieri di colore contrario non ha nessun senso. Pertanto, data una posizione, ogni regola ha un peso. In una data posizione, l'abilità dello scacchista si evidenzia proprio nel trovare la regola di peso maggiore e di applicarla per trovare la mossa corretta.

fonte: www.albanesi.it
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