Come crearsi un repertorio di aperture

» Altro - Inserito da bini il 01/05/2009, 15:17:45

La creazione di un repertorio di aperture è sicuramente un passo fondamentale per una buona "coscienza scacchistica". Per arrivare a risultati interessanti è necessario rispondere ad alcune semplici domande.

Il repertorio serve ?

Molti scacchisti preferiscono evitare il problema ("gioco senza aperture", nel senso di un gioco svolto senza conoscere la teoria delle aperture), cercando di applicare, fin dalle prime mosse, le regole generali della strategia scacchistica, certi che comunque sceglieranno qualcosa di buono. Purtroppo non è così; in apertura le mosse candidate sono veramente tante ed è ottimistico sceglierle in base a considerazioni molto generali e in base al proprio gusto personale, nè si può pretendere che con una riflessione a tavolino si possa decidere quale sia la linea più convincente rispetto al nostro stile di gioco. Realisticamente, giocare senza aperture fa perdere circa 200 punti ELO alla nostra forza di gioco. Infatti una certa casualità del risultato scacchistico (nel senso che non vince sempre il più forte!) dipende anche dal fatto di essere usciti bene o male dall'apertura.

E' necessario studiare a memoria le varianti ?

Non necessariamente. Sicuramente una buona base mnemonica aiuta soprattutto nelle varianti forzate, quelle più tattiche, ma in genere esistono due possibilità:
1. Repertorio mnemonico. E' adatto a chi ha una buona memoria, soprattutto lineare. Cioè a chi è in grado di ricordare benissimo non tanto le mosse, quanto la loro sequenza.
2. Repertorio a schema. Gli schemi di apertura sono idee logiche e coerenti su come trattare un'apertura, in base a considerazioni più posizionali che non alla sequenza delle mosse. Esempi di schemi di apertura sono per esempio il Sistema Colle oppure l'Attacco Indiano.
Occorre precisare che ragionare per schemi è spesso un modo elegante per non studiare in dettaglio un'apertura. Infatti, se porta a buoni risultati in determinate aperture, in altre è del tutto insufficiente e predispone a perdere il vantaggio del tratto se si gioca con il Bianco o a subire più del dovuto se giochiamo con il Nero. Addirittura esiste uno schema (Apertura Ippopotamo) suggerito dal MF De Santis che prevede le prime 10 mosse a schema (cioè praticamente qualunque cosa faccia l'avversario!) arrivando con i pezzi neri a questa posizione.
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Anche nel caso dell'Ippopotamo, massima espressione del repertorio per schema, i risultati dipendono dal gioco scelto dall'avversario; a gioco corretto non c'è dubbio che il Nero soffrirà, ma, poichè spesso il Bianco si confonde per la stranezza delle mosse, in molti casi i risultati sono incoraggianti.
In linea del tutto generale possiamo affermare che ragionare per schemi fa guadagnare solo circa 100 punti ELO (dei 200 previsti), cioè siamo a metà strada fra avere un ottimo repertorio e non averlo.
Il vantaggio della scelta è l'innegabile risparmio di tempo.

Ramificazioni: quali sottovarianti si devono considerare ?

Ovviamente quelle con alta probabilità di essere giocate. In questo caso aiutano molto i database scacchistici come quello di Fritz o quello più completo di Rybka. Se per esempio con il Nero ho scelto la Siciliana Alapin,
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dopo le mosse 1.e4 c5 2.c3 Cf6 3.e5 Cd5, alla quarta mossa Fritz mi dice che si gioca comunemente 4.d4 (47,5% dei casi) oppure 4.Cf3 (41,2%). Sembra logico fermare lo studio a queste mosse che rappresentano il 90% dei casi; se il livello del giocatore è alto, può considerare anche 4.g3 che è giocata nel 7,8% dei casi.

Fino a che punto si deve spingere la memorizzazione delle varianti ?

Dipende dal livello del giocatore. Quanto più è basso tanto meno ci si deve spingere in là, fermandoci quando non ci sono motivi che facciano decisamente preferire una mossa rispetto alle altre in base alla comprensione strategico-tattica che il giocatore possiede. In tal modo è molto facile ricordare le varianti. Se una variante è molto tattica e c'è una mossa che fa guadagnare materiale (o evita di perderlo) ecco che dobbiamo, anche a livello di principianti, conoscere tale linea (peraltro poco comune se il repertorio è scelto posizionalmente); se invece si arriva a una posizione dove le mosse possibili sono cinque o sei e il giocatore non capisce perchè una sia meglio dell'altra, è più oppurtuno che dedichi il suo tempo a migliorare la comprensione del gioco piuttosto che nello studiare a memoria mosse "incomprensibili".

Si devono scegliere le aperture migliori ?

Anche qui dipende dal livello cui si aspira. Se si punta al titolo mondiale, probabilmente la risposta è affermativa, con pochissimi margini di dubbio. Aperture considerate secondarie rischiano di portare il giocatore su terreni alla fine sterili, se giunto ad altissimi livelli.
Purtroppo però le aperture migliori sono molto teorizzate e il loro studio occupa veramente molto tempo, senza considerare che sono quelle conosciute meglio, per cui se il nostro studio è approssimativo andremo incontro a cocenti delusioni.
La decisione potrà essere differente a seconda che il repertorio sia con il Bianco o con il Nero. Poichè è il Bianco che decide il gioco, è più facile e redditizio studiare aperture molto note con il Bianco che con il Nero perchè si hanno minori ramificazioni e profondità (siamo noi che scegliamo per primi su quale sentiero incamminarci).

Cosa significa che un'apertura è migliore di un'altra ?

Alcuni considerano le statistiche di successo come parametro fondamentale di giudizio. Si sa, per esempio, che 1.d4 è migliore di 1.f4 perchè statisticamente (su database di milioni di partite) garantisce al Bianco un 5 - 6% di punti in più. In realtà il discorso ha due pecche fondamentali:
- il campione è molto ampio solo per le prime mosse. Considerare una variante migliore di un'altra solo perchè dà il 55% contro il 45% su magari solo 40 partite è statisticamente poco affidabile.
- I giocatori non sono dello stesso livello. In altri termini, considerare solo le percentuali di successo può essere fuorviante perchè fa considerare una variante migliore solo per il fatto che, per motivi indipendenti dalla variante, è scelta da giocatori più forti. Più attendibile è quindi confrontare (dato fornitoci da alcuni database come Chessbase) la performance ELO dei giocatori che hanno giocato le varianti da confrontare. Spesso si vede che le decisioni prese in base alle percentuali di successo vengono drasticamente ridimensionate.

Uno studio attento delle aperture tende a equalizzarle. Viene pertanto spontanea la domanda: e allora perchè certi forti giocatori ritengono certe aperture inferiori, pur essendo perfettamente giocabili ?
Il motivo risiede nel fatto che molte aperture sono talmente giocabili che il nostro avversario ha un ventaglio incredibilie di possibilità, tutte buone. Altre aperture sono comunque equilibrate, ma ci si deve muovere su sentieri più ristretti, le posizioni che ne nascono sono ancora poco note o comunque ricche di possibilità.
Un'apertura deve dunque ritenersi inferiore quando non riesce a limitare le scelte dell'avversario che, magari senza conoscerla bene, non ha nessuna difficoltà nel gestirla.

Se scelgo un'apertura secondaria, come sceglierla ?

Se opto per un'apertura secondaria ho sostanzialmente tre possibilità:
1) Ne scelgo una molto nota, ma poco giocata perchè ritenuta dubbia (per esempio il Gambetto di Re con il Bianco o la Scandinava con il Nero).
2) Ne scelgo una meno nota, ma perfettamente giocabile (per esempio la difesa Moderna con il Nero).
3) Ne scelgo una poco nota, ma dubbia.
La prima scelta è molto probabilmente sbagliata. La letteratura scacchistica è piena di testi sull'apertura X che "solo" alla centesima pagina, dopo un mare di varianti, rivelano che l'apertura è debole se l'avversario gioca una certa linea, linea che ad alto livello è conosciuta da tutti. Nè fa fede che vengano citate partite di forti giocatori, per il semplice fatto che anche il campione del mondo può aver giocato la variante prima che si scoprisse il limite della stessa. E' assurdo pertanto imparare a memoria decine di varianti sperando che l'avversario non giochi la risposta più forte e ci permetta di ottenere una brillante vittoria.
La terza strada si basa sul concetto della prima, con la differenza che essendo l'apertura meno nota è più improbabile che l'avversario ricordi la confutazione o il piano generale per confutarla. In pratica può funzionare molto bene, almeno finchè non si arriva a livelli internazionali.
La seconda strada è invece perfettamente utilizzabile da chi non è particolarmente amante dello studio dei dettagli di apertura. Per esempio dopo 1.e4 la risposta statisticamente migliore è 1.... c5 con il 43,5% dei punti; tale variante è giocata nel 37,9% dei casi. E' ovvio che chiunque apra con 1.e4 si prepari contro la difesa Siciliana, infatti la teoria è enorme. Se invece scegliamo la difesa Moderna 1.... g6 vediamo che ottiene il 41,4% dei punti, ma è giocata solo nel 3,6% dei casi. E' molto probabile che il tempo dedicato dal conduttore dei pezzi bianchi a tale difesa sia molto inferiore (soprattutto se non è un professionista) e che quindi si possa "sorprendere".

Oltre alla quantità e alla qualità dello studio, quali altri fattori considerare ?

La compatibilità con lo stile di gioco è un fattore che avremmo dovuto mettere al primo posto, ancora prima del modo con cui studiare le aperture. Per esempio, se abbiamo deciso di utilizzare la difesa Moderna perchè poco conosciuta, ma siamo portati a occupare subito il centro con i pedoni (piuttosto che a controllarlo con i pezzi), è ovvio che la nostra scelta è incompatibile con lo stile. Si tratta però di un cane che si morde la coda perchè non si può conoscere la propria compatibilità con un'apertura prima di studiarla almeno sommariamente. Se non si vuole perdere tempo, può essere utile farsi consigliare da un esperto scacchista (un trainer) che, visto come giochiamo, ci indirizzi almeno verso un ventaglio di aperture possibili. Scegliere un'apertura che non si adatta al nostro stile di gioco, non solo non ci farà guadagnare niente in termini di forza di gioco, ma può farcene addirittura perdere!
Un altro fattore da considerare è la chiarezza del piano del mediogioco. Se l'apertura termina senza che abbiamo chiaro un piano per il mediogioco, lo studio non serve a niente.
Un ultimo fattore è sicuramente il tipo di finale che deriva dall'apertura. Poichè la stragrande maggioranza delle aperture a gioco corretto da entrambe le parti portano a un finale, tale finale deve essere compatibile con le vostre preferenze. Se odiate i finali di Torre, è abbastanza assurdo scegliere aperture che a gioco corretto portino a finali di Torre!
E' quindi importante studiare una carrellata di partite (vedasi sotto Come studiare ?) per vedere come si evolvono dopo l'apertura. Nella moderna partita a scacchi apertura, mediogioco e finale sono indissolubilmente legati.

Come studiare ?

Una volta scelto il tipo di apertura, è vivamente consigliabile utilizzare mezzi informatici. Per esempio utilizzando Fritz si può introdurre una variante di apertura come una qualunque partita (che ovviamente non è terminata, ma possiede tutti i commenti che desideriamo annotare), nominare la partita con il nome dell'apertura, raccogliere tutte le aperture in un database delle aperture e poi usare le funzioni di Fritz per rivederle, studiarle ecc. Ecco come appare una variante del controgambetto Albin e la funzione finale.

D08-D09 Albin [D09]

1.d4 d5 2.c4 e5 3.dxe5 d4 Il Bianco apre il fianchetto. Il Nero cerca l'attacco con Ah3, h7-h5-h4, Ag2, hxg3 e Dh3+ 4.Cf3 Il Bianco preme su d4 e b7 4.... Cc6 [4.... c5?! 5.e3!] 5.g3 Ae6 [5.... Af5 6.a3; 5.... Ag4 6.Ag2 Dd7 7.0-0 0-0-0 8.Db3 Cge7 (8.... Ah3 9.e6 Axe6 (9.... Dxe6 10.Cg5!!) 10.Ce5 Dd6 (10.... Cxe5 11.Dxb7#) 11.Cxc6 bxc6 12.Da4) 9.Td1 Df5 (9.... Cg6 10.Cxd4!!) 10.Cxd4 (10.Ca3 il Cavallo va in c2) 10.... Txd4 11.Txd4 Cxd4 12.Dxb7+ Rd8 13.Cc3 Cxe2+ 14.Cxe2 Axe2 15.Ae3] 6.Cbd2 Dd7 7.Ag2 0-0-0 8.0-0 h5 9.Da4 Debole a7.
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L'impiego di mezzi informatici è molto utile perchè i commenti possono essere colorati e impaginati facilmente. Tuttavia è consigliabile stampare le partite su schede e studiare su carta, anzichè a video. Infatti su carta è possibile aggiungere ulteriori commenti (come sottolineature particolari, porzioni di testo in evidenza ecc.), cosa che, insieme alla sequenza di un raccoglitore cartaceo, consente una migliore memorizzazione che non con il solo lavoro a video.
L'uso di Fritz deve essere integrato anche con un database scacchistico (come Chessbase) per selezionare le partite da studiare. E' consigliabile inserire nel repertorio solo partite in cui almeno uno dei due giocatori sia di forza pari o superiore ai 2.300 punti ELO. Fra l'altro, Chessbase possiede la funzione Training (Allenamento) con cui è possibile rigiocare la partita memorizzata nel database delle aperture come se si fosse di fronte a un insegnante che ci prova la variante.

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Commenti

  1. Utente: Nophiq

    01/05/2009, 16:35:39

    Personalmente ritengo che se voglio fare un salto di qualità devo sviluppare un buon repertorio di aperture per il Bianco e per il Nero.

    Visto che quando posso gioco torneo semilampo (15 min) uno studio delle aperture mi permetterebbe di guadagnare un sacco di tempo prezioso, da poter dedicare nel mediogioco e meglio ancora nel finale.
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