1. analizza una mossa;
2. ritenutala insoddisfacente, passa a un'altra;
3. dopo diversi passaggi del tipo 2, ritorna alle mosse già analizzate (cioè alla fase 1);
4. visto che il tempo passa inesorabilmente, alla fine gioca una mossa nuova, non ancora analizzata! Ovviamente una mossa pessima.
L'analisi di Kotov è ironica, divertente, ma l'esempio mostrato è troppo complesso per il giocatore medio che, alla fine, pensa che quello che è successo sia "colpa della difficile posizione" e non comprende che la sua strategia di scelta è disastrosa. Inoltre l'analisi di Kotov è condotta in situazioni tattiche.
Dvoretskij ha affinato la visione di Kotov e ci ha permesso di capire qualcosa in più; elaborando gli esempi di Dvoretskij è possibile proporre un metodo generale di scelta della mossa che vale sia strategicamente sia tatticamente, sia per il giocatore forte, che per quello debole.
1. Si studia la posizione in base alla propria capacità scacchistica.
2. Si scelgono le mosse candidate, quelle cioè che sono meritevoli di analisi.
3. Le si mette in ordine di importanza.
4. Si analizzano una per volta senza saltare da una all'altra.
5. Nel caso, durante l'analisi di una mossa, si scoprisse un'altra candidata, si finisca l'analisi della mossa in questione, poi si analizzi la nuova mossa candidata.
6. Alla fine si giochi la mossa candidata che appare migliore.
Secondo il metodo di Dvoretskij, la scelta della mossa dipende quindi da due ordini di fattori:
1. dal tipo di posizione che si verifica sulla scacchiera;
2. dalle capacità scacchistiche, sia tattiche che strategiche, del giocatore.
Per quanto riguarda il primo punto, data una posizione, si verifica una delle quattro seguenti situazioni.
Situazione intuitiva
Il giocatore sceglie la mossa in base alla propria esperienza, la mossa è automatica ed è una sola! Non esistono garanzie che la mossa sia buona, ma la si gioca comunque senza calcolare perchè non si vedono altre possibilità equivalenti. A volte può essere una scelta meccanica (come riprendere la Donna che ha preso la nostra), ma lo si fa.
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7 | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | 7 |
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1 | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() | 1 |
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Fen: 1qr3k1/1p3p1p/p3p1p1/3p4/1P1P4/4P1QP/P4PP1/3R2K1 w - - 0 1
In questa posizione nessun giocatore di livello internazionale esiterebbe a giocare 1.Dxb8 Txb8 2.Tc1 seguita da 3.Tc7 con chiaro vantaggio grazie alla posizione dominante della Torre sull'unica colonna aperta.
Le situazioni intuitive sono tanto più sensate quanto maggiore è la forza del giocatore.
Un caso particolare di situazione intuitiva è l'apertura giocata a "memoria".
Situazione strategica
Si applicano principi posizionali per assicurare un miglioramento della nostra posizione. In alcuni casi non è necessario calcolare lunghe varianti, in altri è importante verificare che una buona mossa posizionale non sia confutata da una linea tattica. Nella situazione strategica le mosse candidate sono scelte in base alla strategie e poi, eventualmente, verificate con brevi calcoli antisvista.
Situazione tattica
E' quella che Dorfman chiama momento critico. Non potendo ottenere più di tanto da manovre strategiche, cerchiamo di convertire la nostra superiorità con combinazioni tattiche. Nella situazione tattica le mosse candidate sono scelte in base alla tattica e devono per forza essere verificate con un calcolo preciso.
Situazione mista
Il giocatore non sa se deve operare strategicamente o se la posizione può già essere risolta con motivi tattici. Le mosse candidate possono essere sia strategiche sia tattiche. Si tratta della situazione più difficile, spesso causa di notevole confusione. Pensiamo al senso di frustrazione che si ha quando si sceglie come prima candidata una mossa tattica e si verifica, con grande dispendio di energie, che non funziona.
Per quanto riguarda invece il secondo punto, il processo che dovrebbe condurre a scegliere cosa giocare è più complesso, in quanto la forza di un giocatore si vede anche da come sceglie le mosse candidate (visione scacchistica).
E' importante capire che la scelta delle candidate non va fatta in base all'analisi, ma alle proprie capacità scacchistiche, sia tattiche che strategiche.
L'abilità di calcolo è molto facilitata nel forte giocatore dal fatto che per lui è naturale scartare come non buone molte mosse e considerarne poche come candidate. Non a caso ad alcuni grandi del passato, come Reti o Petrosjan, erano attribuite capacità di calcolo veramente "normali", mentre ad altri, come Alekhine, erano attribuite capacità eccezionali. E' abbastanza evidente che se un giocatore scegliesse sempre come unica candidata la mossa migliore (si parla di intuito scacchistico) sarebbe imbattibile e la capacità di calcolo sarebbe un optional.
E' ovvio che l'esperienza e l'allenamento possono portare a inserire sempre fra le candidate la mossa migliore, ma è altrettanto vero che un giocatore può essere debole nella scelta delle candidate, mentre un altro può essere debole nel calcolo delle varianti.
Capire i propri punti di debolezza è pertanto fondamentale per indirizzare lo studio verso quelle caratteristiche in cui si è carenti.
Possiamo ora verificare i possibili errori tattici che portano a valutare erroneamente la posizione e, in definitiva, a giocare la mossa sbagliata. Approfondendo il discorso, è importante ricordare che sono errori gravi:
1. Mancanza di concretezza tattica.
Significa scegliere troppe candidate, magari alcune manifestamente assurde e trovarsi, di conseguenza, nell'impossibilità di gestirle.
Questo errore è tipico di un basso livello di gioco (principiante). In posizioni complesse, per un principiante ogni mossa legale è potenzialmente una mossa candidata, non sa che pesci pigliare!
2. Mancanza di istinto tattico.
Significa assegnare alla mossa più forte priorità molto bassa.
Poichè nelle partite è fondamentale anche il fattore tempo, è necessario che il giocatore analizzi le candidate in ordine di prevista forza. Ciò significa che se mette per ultima la mossa candidata che è effettivamente la più forte, spesso gli capiterà di sbagliare l'analisi per:
- mancanza di tempo
- stanchezza
- propensione psicologica a giocare comunque una mossa che gli sembra decente (sembra che il 75% delle mosse giocate sia rappresentato dalla prima mossa che viene in mente).
Questo tipo di errore è indice di una certa meccanicità, di gioco spesso di routine, di mancanza di creatività, di gioco pavido (un sacrificio si analizza alla fine), di un gioco troppo aggressivo (prima si analizzano le mosse "brillanti") ecc. La mossa più forte è considerata, ma per errore si analizzano prima altre mosse meno interessanti, con perdita di tempo e di energie.
3. Mancanza di visione combinativa.
Significa non inserire la mossa più forte fra le candidate.
Questo tipo di errore è sinonimo di una non comprensione della posizione che "trascende" il giocatore, a prescindere dal suo livello di gioco. E' un punto su cui la didattica ha spesso sorvolato. E' inutile far esaminare per un'ora a un giocatore di forza media una posizione che richiede una candidata molto difficile da scoprire. E' più utile cercare di allenare il suo occhio a vedere mosse del genere con strumenti che non siano la frustrante analisi di posizioni che lo trascendono.
Il passo successivo è definire la capacità di calcolo di uno scacchista come l'abilità a scegliere la mossa più forte a partire dalle candidate.
Alcune scuole di didattica scacchistica ritengono che gran parte del valore di uno scacchista dipenda dall'abilità di calcolare varianti. Ciò è profondamente errato. Il campione spesso analizza meno varianti del dilettante per il semplice fatto che, grazie alla sua competenza scacchistica, considera candidate un minor numero di mosse! Ciò semplifica il calcolo e non è poi molto difficile protrarre l'analisi per una decina di mosse, se ad ogni mossa le mosse candidate sono una o due al massimo. Il giocatore "normale" magari ne considera 5 o 6 e dopo due o tre mosse l'albero delle varianti è diventato immenso, una foresta in cui è facilissimo perdersi.
Ovviamente la capacità di analisi deve essere sviluppata con un duro allenamento ma, ricordiamocelo, è abbastanza inutile se non si possiede la capacità di trovare le giuste mosse candidate.
Concluderei l'articolo dicendo qualcosa sul concetto di mossa candidata e lo studio delle aperture.
Studiare a memoria centinaia di varianti di apertura non ha molto senso; penso che lo capiscano tutti. La spiegazione di ciò risiede nel fatto che già in apertura le mosse devono essere candidate.
Sulle difficoltà che anche i GM incontrano nel memorizzare varianti quando non "vedono" le mosse candidate, basta citare l'affermazione di Short, secondo la quale gli riesce difficile ricordare le varianti quando le mosse non sono "logiche".
Un giocatore dovrebbe pertanto orientarsi ad aperture in cui lo sviluppo sia coerente con le mosse che lui ritiene "naturalmente" candidate.
fonte: www.albanesi.it









Utente: krikko1989
28/04/2009, 13:35:30