Tre diversi approcci negli scacchi

» Altro - Inserito da bini il 16/02/2009, 20:06:18

Mi sto divertendo a leggere i vari articoli presenti nel sito.

Qui prendo lo spunto da un bell'articolo di Krikko1989 dal titolo "Il ruolo dell'intuizione negli scacchi" per scrivere brevemente qualcosa anch'io su un tema che mi è sempre stato particolarmente a cuore.

A mio avviso, inizialmente si può affrontare una posizione in tre modi diversi.

Il primo è rappresentato semplicemente dal calcolo. Se io faccio questo, allora lui fa quello, io replico così e lui dovrà tremare come una foglia.

Il secondo è l'intuito o l'intuizione che dir si voglia. Cosa nasconde questa posizione? Veramente non lo so, ma credo che giocherò in questo modo.
Krikko1989 la definisce come la capacità di scoprire la verità immediatamente, evitando ogni genere di ragionamento logico e in ciò non posso che trovarmi totalmente d'accordo con lui.
Come sottolinea anche Krikko1989, l'intuito può funzionare per chi ha memorizzato un gran numero di posizioni.
Un GM conosce almeno 100.000 posizioni, o meglio configurazioni di pezzi diverse (fonte: Perception in chess). Questo è il suo database che gli permette di interpretare rapidamente e in modo accurato una posizione. Qui non ci interessa come costruire un "database" di posizioni; probabilmente si crea da molta pratica e dalla comprensione di quello che è stato.

Infine c'è il pensiero astratto che è utilissimo per valutare una posizione a lungo termine.
Tutto indica che io debba proseguire lo sviluppo, ma dove collocare questo pezzo? Uhm, il mio Cavallo potrebbe rimanere bloccato al margine della scacchiera e non partecipare al gioco per un po'. Forse devo cambiare le Torri....

Naturalmente, nella nostra mente coesistono tutte e tre le forme di approccio al problema, ma in quale misura? Alcuni giocatori fanno molto affidamento sull'intuizione: Tal e Capablanca ne sono gli esempi più fulgidi. Essi non esaminavano in profondità le posizioni, giocavano affidandosi all'intuito e alla fantasia. I sacrifici di Tal erano spesso scorretti e giocatori come Polugaevsky e Korchnoi si impegnarono a scoprirne le falle attraverso il calcolo. Alekhine capì che il talento naturale di Capablanca non aveva uguali, ma si accorse anche del fatto che quando si trovava nel suo elemento, ossia il finale, il campione cubano si impigriva e non si impegnava più di tanto. Di conseguenza, alla fine Alekhine riuscì a sconfiggerlo proprio sul piano tecnico. Capablanca si affidava troppo all'intuito mentre Alekhine, il cui intuito non era altrettanto acuto, si impegnava alla scacchiera e risolveva i problemi con l'aiuto del calcolo e della logica.

Lo scacchista perfetto dovrebbe saper trovare un equilibrio fra i tre diversi approcci.
Nelle posizioni tattiche complesse dovrebbe prima affidarsi all'intuito e alla logica per individuare le mosse candidate, e poi far ricorso al calcolo; il calcolo è importante quando gli obiettivi posizionali possono essere raggiunti con la tattica, oppure perchè, in un modo o nell'altro, dobbiamo prevenire dei tatticismi.
Nelle posizioni prevalentemente tecniche dovrebbe invece privilegiare le considerazioni di natura posizionale e attenersi a linee guida di carattere generale, corredate da brevi varianti per evitare sviste.

Imparare a usare gli strumenti giusti al momento giusto è una componente importante del perfezionamento scacchistico.
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Commenti

  1. Utente: krikko1989

    17/02/2009, 13:50:02

    Concordo su tutte le cose del tuo articolo,e mi f apiacere ce ti sia piaciuto il mio!
    Grazie e complimenti ancora!

    krikko
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