Gioco non forzante come tecnica di pensiero

» Altro - Inserito da bini il 25/01/2009, 09:32:48

Uno dei maggiori difetti del nostro pensiero, di cui dobbiamo liberarci perchè le posizioni possano aprirsi davanti a noi in tutto il loro splendore, è la tendenza a forzare il gioco, anzichè a ricercare buone mosse.

Meno sentiamo questo bisogno, più siamo liberi di cercare la mossa migliore.

Pensare in modo non forzante significa pensare fuori dagli schemi, cioè rimanere aperti a qualsiasi mossa e cercare di prendere la posizione così com'è, e non come si vorrebbe che fosse.

Si tratta di risolvere i problemi concretamente, anzichè limitarci a seguire i propri impulsi.

In sostanza, si tratta di non essere certi di aver trovato la mossa migliore se non ci si è prima immersi in grande profondità nella posizione.

L'esempio più comune di pensiero non forzante si manifesta sotto forme di mosse intermedie.

Vediamo un esempio tra due pezzi da novanta.

Shirov - Kasparov Linares 1993

Dopo le mosse 1.d4 Cf6 2.c4 g6 3.g3 Ag7 4.Ag2 0-0 5.Cc3 d6 6.Cf3 Cbd7 7.0-0 e5 8.h3 c6 9.e4 Db6 10.c5 dxc5 11.dxe5 Ce8, Shirov sperimentò un'idea relativamente nuova.

12.e6!? fxe6 13.Cg5! Ce5 14.f4 Cf7!

Trovandosi a dover affrontare una variante preparata, Kasparov dovette dedicare molto tempo alla ricerca della difesa corretta.

15.Cxf7

Shirov e il suo secondo non avevano dedicato molto tempo a 14....Cf7 perchè, con i pezzi neri scarsamente attivi, non vedevano come avrebbe dovuto continuare il nero dopo 15.Cxf7 Txf7 16.e5. Ma Kasparov aveva in mente un'altra idea piuttosto semplice.

15....Ad4+!

Questa per l'appunto! Grazie allo scacco intermedio, l'Alfiere nero non rimarrà escluso dal gioco e il Cavallo disporrà di una buona casa in g7, da dove potrà contribuire alla difesa contro la pericolosa avanzata f4-f5, sostenuta da g3-g4.

16.Rh2 Txf7

Ecco un semplice caso di gioco non forzante. Il nero ha dovuto sì ricatturare il Cavallo, ma prima ha migliorato il piazzamento dell'Alfiere.

Shirov, nel suo libro Fire On Board, scrive che nella sua preparazione alla partita non avevano considerato 15....Ad4+. Basta però dare uno sguardo al diagramma

abcdefgh
8
8
7
7
6
6
5
5
4
4
3
3
2
2
1
1
abcdefgh
Fen: r1b1nrk1/pp3Nbp/1qp1p1p1/2p5/4PP2/2N3P1/PP4BP/R1BQ1RK1 w - - 0 1


per accorgersi che qualsiasi alternativa risulterebbe insufficiente per il nero.

Perchè quindi non erano riusciti a prevederla?

Le risposte possono essere molte, ma probabilmente la più importante è che la ricattura, per noi umani, è considerata la mossa naturale in replica ad un'altra cattura.

Shirov e il suo secondo non temevano la ricattura, e così avevano proseguito la loro analisi da quel punto.

Credo che i più forti giocatori di scacchi siano meno inclini a ricercare varianti forzate, forse perchè non hanno la stessa insicurezza di noi comuni mortali, che temiamo sempre di stare sul punto di rovinare la posizione.

Durante una partita la tensione aumenta a ogni ragionevole cattura. Ad un certo punto, per alcuni giocatori la tensione diventerà così eccessiva che cercheranno di reagire in qualche modo per alleviare lo stress psicologico.

Alla fine, quando i pezzi cominceranno a sembrare collocati in modo casuale, tutti possiamo smarrire la strada.

Tuttavia la soglia di sopportazione di alcuni giocatori è più alta e la sitazione appena descritta può verificarsi molto tardi.

Uno dei più grandi esponenti del gioco non forzante è stato Mikhail Tal: una volta affermò di non preoccuparsi di avere cinque pezzi contemporaneamente in presa, tanto l'avversario può catturarne solo uno alla volta.

Tutti quanti possono allenarsi a pensare fuori dagli schemi e a giocare in maniera non forzante, studiando a fondo le partite di Tal o di Kasparov, ma anche risolvendo studi sui finali e, perchè no, analizzando le proprie partite con un forte programma per computer, che ci aiuterà a liberarci dai nostri preconcetti fossilizzati e a vedere il gioco così com'è davvero.

fonte: "Il perfezionamento dello scacchista" - AAgaard
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