In un articolo pubblicato sulla rivista Chess Life and Review, Paul Hugo Little ne fa una divertente rassegna.
L'americano Cohen, ad esempio, contemplava la scacchiera dondolando nervosamente il piede, mentre il connazionale Treysman piegava le braccia davanti al petto e abbassava il capo come se gli avessero appena letto la sentenza di morte.
Il maestro inglese Winter, invece, era un "porta-testa": si prendeva il capo tra le mani quasi ad evitare che la testa gli rotolasse giù, mentre il suo compatriota Alexander si dondolava avanti e indietro sulla sedia.
Ma c'era pure chi aveva il tic di arricciare le labbra, chi di aggrottare le soppraciglia, chi di sbattere le palpebre con frenesia o chi, come faceva il grande Tartakover, si toglieva spesso gli occhiali e si stropicciava gli occhi.
Ma se si dovesse fare un sondaggio su chi sia stato il giocatore del circuito internazionale ad aver maggiormente irritato i suoi colleghi, il primo posto spetterebbe di diritto ad Henrique Mecking, l'ex enfant terrible brasiliano ritiratosi per malattia.
Era continuamente occupato ad aggiustare i propri pezzi sulla scacchiera, e non smetteva finchè ciascun pezzo non occupava il centro esatto della propria casa; nè lo bloccavano le regole che impediscono di toccare i propri pezzi mentre l'orologio dell'avversario sta girando.
E non si limitava a sistemare i pezzi sulla scacchiera: si spostava dall'altra parte del tavolo e allineava la penna dell'avversario per porla perpendicolare al bordo della scacchiera ed equidistante dai margini del blocco segnapunti.
Utente: krikko1989
18/01/2009, 20:21:35