La storia di Ognundinoi

» Altro - Inserito da bini il 13/01/2009, 21:36:17

Ognundinoi imparò a giocare a scacchi da suo padre all'età di dodici anni. All'inizio imparò le regole di base e successivamente, dopo aver accumulato un po' di esperienza, mandò a memoria svariati schemi di matto. Gli fu detto di imparare anche qualche finale e così, un po' controvoglia, passò parte del suo tempo a memorizzare le manovre per dare matto in quelle situazioni a senso unico, tipo Re e Torre contro Re. Tuttavia, in linea generale, trovava i finali noiosi e poco meritevoli di attenzione. Ognundinoi era un attaccante. Amava inseguire il re nemico per tutta la scacchiera, per questo si era messo di buona lena a risolvere problemi e aveva anche comprato qualche libro sulle combinazioni. Nella palazzina dove abiatava, Ognundinoi non aveva rivali e pochi erano in grado di opporgli la benchè minima resistenza. Con l'ego traboccante di irresistibile forza, decise così di estendere la sua area di dominio e si iscrisse ad un circolo.
Contro i nuovi, più navigati avversari, Ognundinoi potè fare ben poco. Provava ad attaccare, ma i suoi codardi avversari si limitavano a mangiare un pedone, poi cambiavano tutti i pezzi e alla fine vincevano il finale. Ovviamente, era capitato in un circolo di quacquaracquà - i veri uomini non si sarebbero mai adattati ad un gioco così vile! Piano piano però il suo stile andò incontro ad alcune trasformazioni. Ognundinoi imparò ad evitare debolezze pedonali, a tirar fuori i pezzi prima di attaccare, a cercare di evitare perdite di materiale. Non amava particolarmente questa sua metamorfosi, ma ancor meno amava perdere contro quel branco di quacquaracuà!
Gli anni passarono, e Ognundinoi memorizzò qualche linea d'apertura e mise a frutto, perfezionandole, quelle "lezioni" posizionali che subiva dagli altri soci. In breve tempo divenne un pezzo da novanta del circolo. Il suo ego si volse allora a mete prima impensabili: era il momento di librarsi verso nuovi spazi. Ognundinoi iniziò a partecipare ai tornei. L'inizio fu un po' sottotono; l'orologio lo innevorsiva e si sentiva snobbato dai giocatori più forti.
Fu una condizione però soltanto temporanea: in un certo senso, una specie di rito di iniziazione. Man mano che prendeva confidenza con l'atmosfera dei tornei, e via via che faceva sue alcune nuove strategie, Ognundinoi cominciò a vincere con una certa regolarità. Quando venne pubblicato il suo punteggio ELO, si sentì fiero di sè: 1802 punti, Prima Nazionale!
Col tempo Ognundinoi affilò le armi del mestiere. Quando non lavorava e non stava con la famiglia, si metteva a memorizzare qualche variante d'apertura e, a volte, a sfogliare qualche noioso manuale sul mediogioco. Alla fine ottenne il titolo di Candidato Maestro, ma benchè provasse e riprovasse a salire ancora, non gli riuscì mai di migliorare ulteriormente.

La storia di Ognundinoi è comune a molti (compreso il sottoscritto!).

Moltissimi giocatori raggiungono una metà e là rimangono impantanati, prigionieri dei dogmatismi della loro mente.

fonte: "Teoria e pratica degli squilibri" - Silman
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Commenti

  1. aaaron

    13/01/2009, 22:48:58

    Caspita!!
    Prima della chiusa finale mi chiedevo: ma come diavolo farà a sapere tutte queste cose sul mio conto??
    Poi mi sono tranquillizzato... :-D
  2. Utente: Deffo

    13/01/2009, 22:55:35

    Mmmm, personalmente credo che già arrivare ad essere una I nazionale per me sarà piuttosto dura ma non sono abituato ad arrendermi davanti a nulla!
  3. Utente: Nophiq

    14/01/2009, 00:05:02

    Come fare ad abbandonare quei principi che ti hanno portato a quel risultato? E' molto difficile, per questo diventi un Maestro di scacchi se riesci veramente a capire come si gioca a scacchi.

    E' una sensazione che non ho provato e dalla mia posizione di NC penso che sarà difficile raggiungere il traguardo di Maestro di scacchi, non per mancanza di volontà ma per il fatto che ci sono altre priorità.

    Bell'articolo Bini. Complimenti
  4. Utente: krikko1989

    14/01/2009, 14:19:51

    Fino a poo fà pensavo che chiunque scacchista potesse arrivare al titolo di maestro. Ma poi ho capito che senza sacrifici e un buon maestro che ti segue,non si va da nessuna parte.Mi chiedo solo come fece il nostro Bobby a divetare GM,autodidatta,così giovane!!!

    Ora spero di arrivare alla fine della mia carriera scacchistica a Maestro. Dai ragazzi,siamo giovani e ce la possiamo fare!
  5. Utente: Lupin

    20/01/2012, 12:37:54

    Fischer ha avuto validi maestri che hanno affinato la sua naturale predisposizione per gli scacchi. Il solo talento non basta, in tutti i campi vi sono dei maestri che ci insegnano, a partire dalle scuole elementari. Impariamo tutti a scrivere e leggere ma quelli che scrivono romanzi di successo non sono molti.
  6. Utente: Lupin

    20/01/2012, 12:39:22

    Dimenticavo di fare un plauso a Bini per l'articolo, non l'avevo ancora letto.
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