Il Piano nella partita a scacchi: una bufala?

» Allenamento - Inserito da Carotino il 25/08/2011, 11:17:16

Nei libri e nei commenti alle partite pubblicati prima del 2007, 2008 (quindi la stragrande maggioranza) si ha la di tendenza a sopravvalutare la strategia e ad attribuire la vittoria in una partita all'adozione di un piano ritenuto l'unico possibile, o perlomeno il migliore. Questa tendenza ha origini antiche e risale alla Scuola Posizionale fondata da steinitz e diffusa da Tarrasch, Lasker, Capablanca, Rubistein e molti altri fortissimi giocatori. Il Movimento Ipermoderno ha poi ulteriormente rafforzato la "credenza" che la strategia fosse il pilastro portante degli Scacchi, raffinando e correggendo le teoria di Steinitz ma mantenendone sostanzialmente integra la filosofia. Fu la Scuola Sovietica la prima a colpire al cuore i "dogmi" della Scuola Posizionale, integrandone i principi con il concetto di dinamismo ed aumentando l'importanza della tattica e della psicologia, ma appunto "integrazione" fu e non rivoluzione. Gli anni '70 e '80, sull'onda del "fenomeno Fischer" ci fu l'imporsi dell'approccio "pratico" e sportivo agli Scacchi, portato all'apice da giocatori come Karpov, Timman, Andersson, Hubner e Korchnoj che ridimensionarono anch'essi molte "fisse" sull'importanza attribuita alla strategia, fino ad arrivare al parossismo della "Scuola Senza Regole" patrocinata da teorici come Watson e forti GM come Suba. Secondo quest'ultimo infatti, l'unica regola che vale negli Scacchi è che... Non ci sono regole! Per giustificare questo suo radicale giudizio, Suba analizzò molte partite e posizioni presentate nei più diffusi trattati scacchistici e dimostrò che la vittoria non fu frutto del Piano presentato dagli autori, ma semplicemente di gravi errori del perdente che non solo aveva favorito in tutto e per tutto l'avversario, ma aveva anche omesso di eseguire delle mosse che avrebbero messo in crisi il "brillante piano" del vincitore. In definitiva, come affermò Suba, "...i libri sul centro partita insegnano solo a battere avversari molto più deboli di noi, cioè quelli che ci lasciano accumulare in santa pace tutti i vantaggi posizionali possibili e immaginabili, senza neppure far finta di creare un qualche controgioco.". In molti altri casi l'applicazione delle regole strategiche era si interessante, ma molto meno decisiva di quanto voleva far credere l'autore dei commenti (di solito il vincitore della partita!).
Questa sorta di "ottimismo didattico" (così chiamato da diversi autori), fu messo ancor più a nudo dall'adozione sempre più diffusa del computer nelle analisi e nell'allenamento che confermò le analisi "spietate" di Suba e permise di scoprire molti altri "abbagli" dettati dal cosiddetto ottimismo didattico.

Nell'introduzione ho parlato di una data: 2007/2008, perchè? Perchè in quegli anni uscì una nuova generazione di programmi scacchistici nettamente più forti e "profondi" di quelli precedenti che, accompagnati da un deciso miglioramento dell'hardware, permisero a questi software di compiere uno straordinario salto di qualità. Da allora in poi per battere anche i più forti GM, i motori scacchistici potevano essere utilizzati anche sul normale computer di casa! Se prima i "motori" erano utilizzati principalmente per analisi tattiche, quelli della nuova generazione implementano, valutano e soprattutto "pesano" tutti gli elementi strategici ed esprimono quindi un gioco decisamente profondo ed efficace. L'analisi eseguita al computer di molte partite dell'era pre-computer ha spietatamente messo a nudo molti errori, false valutazioni e palesi dimostrazioni di quello che abbiamo chiamato "ottimismo didattico". Inoltre sono state impietosamente stroncate moltissime analisi fornite dai programmi della generazione precedente.
La "rivoluzione" dei motori di nuova generazione non si fermò qui ma permise anche di confutare numerose varianti d'apertura ritenute fino ad allora corrette, rivalutò molte aperture e varianti prima considerate dubbie o perdenti, corresse e ridimensionò l'importanza di molti fattori strategici e soprattutto insegnò a assegnare loro il "giusto peso", ridimensionò la profilassi ed insegnò ad avere una visione più attiva e diretta del gioco. Anche nell'arte della difesa ci sono stati importanti progressi e i moderni software scacchistici hanno dimostrato come sia possibile difendere posizioni fino ad allora ritenute perdenti. Gli esempi sono innumerevoli e il presentarne anche solo alcuni farebbe diventare troppo prolisso l'articolo (ci sto comunque scrivendo un libricino!), ma la cosa più importante e "rivoluzionaria" di questi programmi fu la confutazione del concetto classico di "piano". Essi dimostrarono che il "piano" così come concepito fino ad allora era in realtà una grossa bufala, un artifizio psicologico per permettere ai giocatori di avere una "sensazione di controllo" della partita, o meglio il tentativo di ricavare delle regole a valenza generale ad una situazione estremamente complessa qual'è una partita a Scacchi.

Naturalmente tutto ciò non ha certo eliminato la validità delle regole strategiche nel suo complesso, ma ne ha sicuramente ridimensionato l'importanza assegnata a molte di esse e soprattutto ha "sgonfiato" l'eccessiva importanza data al "piano" (così come illustrato da autori come Steinitz, Nimzovic, Euwe, Romanovsky... Ma anche da autori molto più recenti!) ed ha imposto ai giocatori un nuovo metodo, più pratico e più realista, di pianificare la partita. Una buona descrizione di cos'è e di come si imposta un piano moderno è quella data Albanesi e Mrdja (http://www.albanesi.it/Scacchi/piano.htm) e che riassumo di seguito:


L'avvento del computer ha modificato il concetto di piano, ridimensionando l'ottimismo didattico e il concetto di piano classico. Non conta ciò che è successo prima, non conta fare un piano che si sviluppa in tante mosse, ma data una posizione, il piano migliore è quello che la migliora più significativamente!

Può sembrare un'ovvietà, ma nella frase sono contenuti diversi concetti che le posizioni sopraesposte dovrebbero aver chiarito:

a) Strategia e tattica si fondono; eseguire una mossa strategica quando se ne richiederebbe una tattica (o viceversa) è un grave errore.

b) Una partita può essere composta da molti piani elementari classici, dipende da cosa fa l'avversario Esistono posizioni con più mosse valide e altre con una sola (posizioni didattiche).

c) La partita si vince non facendo mosse deboli (che peggiorano sensibilmente la posizione).
Il giocatore forte non si lascia scappare la mossa del KO in una posizione didattica.

Come applicare il piano moderno? Le fasi sono tre:

a) Analisi della posizione - Con i classici strumenti della tattica e della strategia. Il giocatore deve essere in grado di stabilire la priorità dei fattori della posizione. L'analisi termina con la scelta delle candidate.

b) Elenco delle candidate. Le mosse candidate si mettono in ordine di importanza.

c) Analisi delle candidate - Alla fine dell'analisi si sceglie la mossa.


Molta importanza viene attribuita alla tattica ed infatti al precedente punto "a" si devono dapprima cercare i tatticismi eventualmente presenti (Soltis afferma che se questi non si scoprono nei primi 5 minuti di analisi, poi non li vediamo più!) ad esempio ricercando pezzi o pedoni indifesi, potenziali attacchi doppi, o infilate o attacchi da matto, ecc. In seguito si devono cercare le mosse che ci permettono di attaccare i pezzi avversari, a partire da quelli di maggior valore, poi ci si deve concentrare sull'ultima mossa avversaria, controllando eventuali tatticismi a nostro sfavore.
Soltanto alla fine di queste analisi tattiche si passa alla valutazione strategica che diventa l'unica arma se nella posizione non c'è nulla di tattico, oppure viene confrontata con le risorse tattiche: per esempio si potrebbe scoprire che possiamo guadagnare una qualità, ma che avremmo le case chiare attorno al Re debolissime.

È importante inoltre sottolineare che la scelta delle candidate non va fatta in base all'analisi, ma alle proprie capacità scacchistiche, sia tattiche sia strategiche.

Carotino.
ciao.gif

[Fonti:]

- http://www.albanesi.it/Scacchi/Scacchi.htm

- John Watson "Un secolo di Scacchi"

- Artur Yussupov "Chess evolution"

- Mikhail Suba "Positional chess sacrifices"

- Vladimir Popov "Chess lessons"
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Commenti

  1. Utente: vic fontaine

    25/08/2011, 22:03:43

    Complimenti, un articolo ben strutturato e che fa riflettere su tante piccole cosette.
    L'ausilio dei software in fase di allenamento finisce con il privilegiare sempre di meno il concetto di piano - come hai ben sottolineato - e sempre di più l'aspetto dinamico della posizione, anche a scapito dei dogmi apparentemente consolidati della strategia: ad es. ricordo che Anand - detentore non solo del titolo mondiale "classico", ma anche di quello "advanced chess" (GM che gioca usando il pc) - ha vinto il match mondiale con Kramnik senza praticamente arroccare quasi mai, oppure scegliendo mosse anti-strategiche (vd. ad es. la 2^ del match mondiale con Topalov) finalizzate ad impiegare nella maniera più dinamica i suoi pezzi sviluppati.
    Capirne abbastanza sulla dinamica degli scacchi credo sia una delle chiavi per progredire notevolmente il livello del proprio gioco.
    Ciao!
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