Nonostante siano consapevoli che il tragitto verso l’eccellenza richieda uno sforzo enorme, sono comunque armati delle migliori intenzioni per raggiungere il loro scopo, quali per esempio:
- un profondo desiderio di diventare un giocatore migliore, non importa quello che ci vuole;
- parecchio tempo a disposizione;
- un opportuno e serio programma di allenamento;
- soldi da spendere per acquistare libri e altro materiale scacchistico o assumere un allenatore.
Tuttavia mi sono anche accorto che molti di loro non sanno darsi una spiegazione di come mai le ingenti risorse impegnate non giustifichino il miglioramento avuto, perché l’ambito progresso non c’è stato o è stato estremamente lento e non significativo.
Anche se l’elenco non ha nessuna pretesa di essere esaustivo, con questo articolo ho pensato di trattare in maniera sistematica quali siano, a mio avviso, le più comuni cattive abitudini negli scacchi che frenano lo sviluppo del giocatore.
Vediamole insieme.
1) Giocare solo on-line
Un conto è giocare a scacchi on-line seduti o addirittura sdraiati davanti al portatile, in pigiama e magari ascoltando musica, un altro è giocare una partita di torneo in una sala con decine di altri giocatori. Per farla breve nel gioco on-line manca pressoché del tutto il fattore psicologico: non vedendo il tuo opponente non puoi sapere come egli reagisce ad ogni mossa, non sei disturbato dal tuo avversario che gioca con la penna, che si alza in piedi e cammina di continuo, che batte le dita sul tavolo per disturbarti o ti fissa con insistenza per metterti a disagio. Non esiste nemmeno il brusio nella sala, il ticchettio degli orologi, la bionda che ti guarda ecc. Il giocatore a tavolino sa come trattare questi casi per non perdere le partite; ecco perché, secondo me, un 1.700 su www.chess.com non vale un 1.700 a tavolino. Come ha detto Judith Polgar “gli scacchi sono al 60% psicologia” e ciò è molto vero, ma solo per gli scacchi reali però!
2) Giocare troppe partite blitz
Se si desidera giocare a scacchi solo per puro divertimento o per passare un’oretta del nostro tempo libero non c’è niente di meglio che qualche partita blitz da 3, 5 o 10 minuti sul proprio server preferito. Ma se si desidera migliorare veramente, giocare troppe partite blitz non porterà da nessuna parte; vi è mai capitato di osservare un forte giocatore di blitz in una partita a tempo lungo? Di solito il suo gioco non è eccelso perché è abituato a muovere troppo velocemente: non cura le aperture e non si preoccupa di crearsi debolezze tanto è difficile che gli errori che commette vengano sfruttati dall’avversario in una partita di 5 minuti; per non parlare dei finali poi, giocati con quei trenta secondi sull’orologio! Personalmente ritengo che le partite blitz possano essere un valido allenamento per migliorare alcune specifiche abilità quali l’intuito e il colpo d’occhio, ma sia poi indispensabile alternarle con partite a tempo lungo (30 minuti e più) che sono le uniche che consentono di migliorare il calcolo, la strategia e il finale di partita, abilità queste egualmente importanti.
3) Non studiare gli scacchi a sufficienza
Sono molti i giocatori ad essere convinti che basti studiare le regole basilari degli scacchi, qualche linea d’apertura e pochi finali elementari per potersi cimentare nel gioco, e che poi il miglioramento arrivi pian piano, quasi in maniera automatica, semplicemente giocando molto e in maniera regolare. Sicuramente giocare è importante ma con la sola pratica il tasso di miglioramento è troppo lento e, soprattutto, è quasi impossibile tenere traccia di esso. E’ mia opinione personale che pretendere di migliorare solo con l’esperienza è un po’ come, in matematica, voler risolvere un difficile studio di funzione limitandosi ad aver studiato solo le tabelline; sono dell’avviso che se siete seri giocatori di scacchi intenzionati a migliorare veramente, dovete rendervi conto che non è sufficiente solo giocare per migliorare ma che c’è bisogno anche di studiare a fondo sui libri per imparare i diversi concetti fondamentali degli scacchi.
4) Non analizzare le proprie partite
Per qualche strano motivo molti giocatori di scacchi ritengono che l'analisi delle proprie partite sia solo una perdita di tempo: preferiscono giocare un’altra partita blitz piuttosto che sedersi e analizzare la partita che si è appena giocata. Invece, da più di un secolo è noto a tutti che analizzare le proprie partite (soprattutto quelle perse) è un esercizio fondamentale se si vuole progredire negli scacchi e questo per diverse ovvie ragioni. Innanzitutto per verificare le decisioni che si sono prese intuitivamente, confrontandole con prove più concrete, in secondo luogo per approfondire i nostri processi mentali, infine, cosa più importante, è solo analizzando correttamente le nostre partite che riusciremo a scoprire i punti deboli nel nostro gioco e ciò ovviamente costituirà il primo importante passo per porvi rimedio.
5) Dedicare troppo tempo alle aperture
Naturalmente le aperture sono una fase molto importante che letteralmente detta come il gioco debba proseguire, ma la maggior parte delle persone passa troppo tempo a studiare le aperture memorizzando varianti che, molto probabilmente, non si verificheranno mai nelle loro partite: saper cosa si gioca al quindicesimo tratto del gambetto di Donna accettato/variante principale sarà inutile se l’avversario non la segue e devia alla settima mossa. Dunque ricordiamocelo, la nostra forza di gioco dovrebbe essere quanto più equilibrata nelle tre fasi della partita: meglio quindi dedicare meno tempo allo studio delle aperture e concentrarsi di più su mediogioco e finali, altrettanto importanti.
6) Non risolvere i problemi di tattica
“Gli scacchi sono al 99% tattica”, soleva dire Richard Teichmann e non c’è dubbio che la tattica sia l’elemento chiave del gioco degli scacchi: molte partite si risolvono infatti a favore di uno dei due contendenti per forchette, infilate, attacchi doppi, mosse intermedie o sacrifici. L’allenamento regolare al fine di prendere confidenza con questi particolari tatticismi e imparare a individuarli all’interno delle posizioni che li precedono, senza dover calcolare, è dunque non solo raccomandabile ma anche necessario, perché in partita non ci sarà nessuno pronto a bisbigliarvi all’orecchio: “Ehi, attento, hai una combinazione a portata di mano, trovala!”. Spendere un sacco di tempo a risolvere problemi di tattica quali studi, combinazioni, composizioni di matto, puzzle scacchistici è quindi qualcosa di molto utile per migliorare e mantenere la propria “visione tattica”.
7) Ignorare i finali
Questa è forse la più comune cattiva abitudine. Generalmente i finali passano per essere inutili e noiosi: alcuni giocatori credono infatti che non sia importante conoscerli perché pensano di poter risolvere la partita nel medio gioco, magari con un attacco travolgente contro il Re nemico, altri sono convinti di potersela cavare ugualmente bene anche senza un loro studio particolarmente approfondito dal momento che, con pochi pezzi sulla scacchiera, ritengono sia più facile calcolare. Inutile dire che entrambe queste credenze sono sbagliate! Se si perde un pedone in apertura o si commette un errore nel mediogioco si ha ancora tempo per recuperare e sperare di giocare per un pareggio o per una vittoria, al contrario, anche una sola piccola imprecisione nel finale (un pedone spinto troppo in fretta, un tempo in meno, un Re non centralizzato ecc.) di solito è determinante e può costare la partita. Attraverso uno studio approfondito dei finali teorici e dei principi fondamentali che li regolano si riusciranno sicuramente a vincere le partite vinte e, garantito, molto spesso a non perdere quelle perse!
Utente: Lupin
08/06/2011, 12:52:58