La sconfitta

» Allenamento - Inserito da bini il 30/10/2009, 19:01:31

La sconfitta in una partita a scacchi può essere una grande opportunità per migliorare.

Il Maestro Internazionale Bela Toth era solito dire che per passare di categoria occorreva perdere almeno 100 partite.

Perdono i grandi giocatori e perdono i principianti, ma questi ultimi sono sovente impreparati a gestire un risultato negativo, tanto che molti abbandonano il gioco perchè frettolosamente convinti che "non fa per loro".

Questo articolo è rivolto al giocatore dilettante, anche molto forte.

La sconfitta è analizzata dapprima dal punto di vista psicologico e poi da quello tecnico.

E' necessario che ci sia una sequenzialità nelle valutazioni, perchè apparirà chiaro che un'errata valutazione psicologica porta ad un'analisi tecnica veramente approssimativa.

La valutazione psicologica

Il punto fondamentale da comprendere è che se noi poggiamo la nostra autostima sul risultato della partita, difficilmente riusciremo ad analizzarla tecnicamente in modo oggettivo.

In caso di vittoria ci soffermeremo solo sulle nostre mosse senza "vedere" gli errori dell'avversario che hanno facilitato i nostri piani.

In questo caso è utilissimo analizzare le nostre vittorie con il computer per capire che molto spesso non siamo noi a vincere, quanto l'avversario a perdere !

In caso di sconfitta, è necessario che l'analisi tecnica sia attuata senza che la delusione del risultato negativo ci condizioni; deve cioè scattare la fruizione dell'esperienza negativa, quasi fosse una lezione che ci è stata impartita gratuitamente.

Purtroppo in molti scacchisti l'autostima si poggia sul risultato, anzichè sul rapporto positivo con il gioco (amore per gli scacchi, indipendentemente dall'esito di una partita).

Per motivare quest'ultima affermazione supponiamo che un giocatore di categoria nazionale giochi contro Anand e perda; probabilmente non si sentirà frustrato, in fondo Anand è fortissimo ! Supponiamo che però perda contro un bambino che ha appena imparato le regole del gioco; se, a differenza della sconfitta contro Anand, il suo morale crollasse, avremmo la prova lampante che egli si stima a seconda del risultato ottenuto anche se, in fondo, sia contro Anand sia contro il bambino era sempre lui che giocava !

Giustificazioni come "sono deluso perchè ho giocato male" non sono accettabili perchè di fatto è nella natura stessa del gioco degli scacchi non giocare sempre allo stesso livello, ma avere una forza di gioco variabile (su tale concetto si basa anche la curva alla base del punteggio ELO).

Più produttivo è non intaccare la propria autostima (che, ripeto, deve fondarsi sull'amore per il gioco) e dirsi "ho giocato male, vediamo perchè".

Una volta eliminata ogni frustrazione, l'analisi psicologica della sconfitta non è terminata, perchè deve ancora portare in evidenza caratteristiche della personalità limitanti nel gioco: muovo troppo in fretta ? M'innamoro del mio piano, disinteressandomi di cosa fa l'avversario ? Ho giocato troppo difensivo ? Gioco approssimativamente quando sono in grande vantaggio ? Eseguo sempre attacchi scriteriati solo per il gusto della "bella mossa" ? Ecc.

Le domande possono essere moltissime, ma rispondono all'esigenza di capire se dietro ad un errore, più che una scarsa preparazione, non ci sia una motivazione psicologica. Una volta trovata, occorre ovviamente lavorare per minimizzarne in futuro gli effetti.

La valutazione tecnica

Se il giocatore azzera o comunque minimizza la negatività psicologica della sconfitta, può utilizzarla come grande arma di miglioramento.

L'analisi tecnica passa attraverso tutte le componenti che influenzano il risultato della partita e ovviamente non può prescindere dal livello di chi analizza.

Oggi, per fortuna, i migliori software sono in grado di assistere il giocatore di circolo, che non può avvalersi dell'aiuto di giocatori di notevole forza (diciamo almeno oltre i 2.300 punti ELO), indicandogli sicuramente i punti deboli più evidenti.

Può essere buona cosa avere un elenco di partenza di aspetti da verificare, in modo da non tralasciare nulla. Per esempio, ecco una lista molto semplice e adatta a tutti (le domande che seguono sono solo spunti per riflettere).

Gestione del tempo

Si muove troppo in fretta ? Troppo lentamente ? Certi tipi di posizioni ci mandano in crisi ? Si gioca male in zeitnot ?

Apertura

L'apertura scelta è intrinsecamente buona ? La gioco bene ? E' adatta al mio gioco ?

Strategia del mediogioco

Qui le domande sarebbero infinite, ma partono tutte dal quesito generale: che cosa mi ha fatto deviare dalla linea migliore ? Si deve cioè porre massima attenzione alle mosse deboli (?) o probabilmente dubbie (?!), piuttosto che valutare alternative quando si è giocato la mossa migliore o una delle migliori.

Colpo d'occhio

Sono solito a considerare il vecchio concetto di tattica scindendo in colpo d'occhio (la capacità di indicare come prima mossa candidata la mossa migliore, un po' come la prima palla nel tennis) e di capacità d'analisi. Non avere colpo d'occhio fa giocare male in zeitnot, fa sprecare tempo nel mediogioco e spesso conduce a un gioco senza un piano preciso. Perchè non si ha colpo d'occhio ? Per una comprensione insufficiente del gioco (per il principiante tutte le mosse legali sono candidate!) ? Per scarsa familiarità con la posizione ? Per un'importanza eccessiva data alla difesa o all'attacco ? Ecc.

Capacità d'analisi

Qui è necessario capire se esistono motivi tattici che ci sono ostici, se non riusciamo a visualizzare alla cieca ecc. Sono stati scritti moltissimi libri sull'arte di imparare a calcolare e l'ultima parola è lungi dall'essere detta, ma è importante che ognuno conosca i propri difetti peggiori in materia.

Finali

Al di là di spingerci a imparare pedissequamente centinaia di esercizi, una nostra partita può essere utile per "vivere" una regola dei finali. Infatti molto spesso la chance sprecata è riassumibile in una regola o in una semplice manovra.

fonte: www.albanesi.it
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Commenti

  1. Utente: Somadai

    07/03/2011, 16:39:03

    bell'articolo
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