Se consideriamo la partita come un tutt'uno, allora il finale rappresenta circa il 30%, l'apertura circa il 20%, ma quasi la metà degli eventi si verifica nel mediogioco.
Il mediogioco è complicato, non solo perchè vi prende parte un buon numero di pezzi, ma anche perchè è molto difficile da studiare.
Molto probabilmente sappiamo tutti come va studiata un'apertura. Naturalmente richiede parecchio tempo, ma se ne disponiamo possiamo riuscire nell'impresa. Consultiamo manuali sull'apertura, ne stiliamo un indice, studiamo le partite, ci ficchiamo in testa un certo numero di varianti, e tutto si sistema, l'apertura può essere adottata.
Studiare il finale è relativamente facile. Ci sono molti libri sulla teoria del finale: i 5 volumi dell' Endgame Manual di Averbakh, Come giocare i finali di pezzi leggeri e pesanti di Keres, Il manuale dei finali di Dvoretskij, l'Enciclopedia dei finali dell'Informatore, tanto per citare i più importanti. Non sappiamo come cavarcela in un finale di Torri? Prendiamo l'Averbakh o l'Enciclopedia e studiamo un paio delle duecento posizioni tipiche, ne esaminiamo i metodi tattici e stategici ecc.
Ma studiare il mediogioco è notevolmente più complicato. Perchè? Perchè non esiste una metodologia chiara, precisa, non esistono libri che, una volta letti, garantiscono il raggiungimento di un livello magistrale. Se si potesse spiegare come va giocato il mediogioco, sarebbe tutto facile. Ma un simile libro non esiste e credo che non esisterà ancora per parecchio tempo. Forse ciò è una buona cosa, perchè lo scacchista è un creatore, e gli scacchi sono un'arte. Ognuno di noi deve fare la sua strada, e forse gli scacchi non sarebbero così interessanti se chiunque percorresse lo stesso cammino già battuto.
Tuttavia, pur essendo l'area di studio più complessa, non è che non si sappia assolutamente come affrontare il mediogioco.
In questo articolo descriverò quali sono, secondo me, i modi per studiarlo nella maniera più efficace.
1. Lo studio dei classici
Tutto considerato, i giocatori del passato non giocavano bene come i GM contemporanei, ma è possibile imparare molto dalle loro partite. A quei tempi c'erano alcuni giocatori devvero forti, ma altri erano di livello molto inferiore. E forse è stato proprio contro questi giocatori più deboli che i più forti GM dell'epoca hanno giocato le partite più istruttive. In questi incontri riscontriamo l'esecuzione lineare di piani chiari e precisi, e studiandoli possiamo imparare molto. Perciò il primo modo è proprio lo studio dei classici della scacchiera.
2. Lo studio dei metodi tattici e strategici
Esaminando partite o frammenti di partite, trovando le soluzioni di combinazioni e studi, possiamo padroneggiare i metodi strategici e tattici.
3. Lo studio di posizioni standard
Cos'è una posizione standard? Bè, forse ne conosciamo degli esempi: posizioni con pedone isolato, maggioranze di pedoni al centro o sul lato di Donna, centro bloccato e attacco sull'ala ecc. Se già conosciamo i piani tipici in tali posizioni è più facile prendere una decisione sulla scacchiera in situazioni analoghe.
4. Lo studio di posizioni con un certo squilibrio materiale
Tipo un Alfiere più forte di un Cavallo, o un Alfiere buono contro un Alfiere cattivo. Bisogna sapere come valutare posizioni con varie combinazioni di pezzi. Per esempio, Torre e Alfiere in molti casi si rivelano più forti di Torre e Cavallo. Per contro, spesso una Donna interagisce meglio con un Cavallo che con un'Alfiere. Uno scacchista deve essere eclettico, capace di giocare vari tipi di posizioni in cui il rapporto di forze può anche variare sensibilmente.