L'abilità nella selezione delle mosse e come migliorarla

» Allenamento - Inserito da bini il 13/03/2009, 23:17:18

"Una volta Artur Jusupov raccontò di quando, passeggiando nella sala di un torneo, si fermò alla scacchiera dove giocava Aleksandr Morozevich. Quest'ultimo era profondamente concentrato sulla posizione, e continuava a pensare. Jusupov non capiva perchè Morozevich stesse pensando, dato che aveva una mossa del tutto ovvia e nessuna vera alternativa. Pensando che Morozevich, uno dei primi dieci giocatori al mondo, sapesse quel che faceva, Jusupov iniziò a cercare un'alternativa e scoprì che in effetti ce n'era una molto interessante. Morozevich continuava a pensare e così Jusupov tornò a sedersi e pattò la sua partita. Poi tornò a guardare Morozevich e vide che aveva giocato una terza mossa, altrettanto interessante".

Simili aneddoti ci dicono che, già alla prima mossa, anche i GM più forti non vedono automaticamente tutte le alternative valide!

L'abilità nella selezione delle mosse è probabilmente la tecnica più importante da acquisire e padroneggiare per il giocatore di torneo.

Anche Kotov, nel suo libro "Pensa come un Grande Maestro" ci suggerisce, nell'approccio ad una posizione, di selezionare dapprima una lista coerente di mosse candidate, cioè di mosse che poi andremo a prendere in considerazione nell'analisi.
Questo è un punto importante, perchè se non enumeriamo prima un elenco di mosse candidate possibili, correremo il rischio di dedicare troppo tempo all'analisi di una mossa, e di non averne poi a sufficienza per le altre.

La ricerca delle mosse candidate non è però un processo automatico, ma bisogna allenarsi a cercarle.

Quando Kotov scrive che bisogna selezionare un numero limitato di candidate, in realtà salta la parte più importante: trovare le mosse candidate non è affatto facile.

Quando cerchiamo di seguire i suoi consigli, guardiamo rapidamente alcune alternative e quindi cerchiamo di calcolarle una per volta; di tanto in tanto andiamo a sbirciare le soluzioni di un libro o, più modernamente, confrontiamo i nostri pensieri con quelli di un computer e scopriamo che ci siamo persi nel pagliaio, .... proprio come l'ago. Spesso, se non riusciamo a trovare la prima mossa migliore, anzichè accettare l'idea che dipenda da una nostra lacuna tecnica, cediamo alla frustrazione e perdiamo fiducia in noi stessi. Naturalmente perdiamo ben presto interesse per un esercizio molto difficile e che non ci riserva nient'altro che insuccessi.

C'è chi dice che, alla fin fine, il 75% delle volte o anche più, gioca la prima idea che gli viene in mente. Significa forse che nel 75% dei casi vediamo immediamente la mossa migliore? No. La spiegazione sta nei vari fattori che intervengono nel processo decisionale.

Innanzitutto abbiamo un'inclinazione naturale a voler giocare la mossa che l'intuito ha scelto per noi e i processi mentali successivi si trasformano spesso in un tentativo di dimostrare la correttezza della scelta intuitiva, oppure semplicemente la giochiamo spinti dalla sensazione che sia giusta.
Secondo, se non siamo particolarmente bravi a selezionare le candidate o a cercare sul serio altre possibilità in una determinata posizione, probabilmente non troveremo alternative alla nostra prima idea.
Se infine non selezioniamo affatto le candidate e saltiamo a piè pari la ricerca, probabilmente non avremo molta scelta.

Per di più, quel 75% non ci dice quante volte la prima idea è effettivamente la migliore. Le mosse ovvie esistono, certo e spesso sono anche le migliori, indipendentemente che si cerchi o meno un'alternativa.

Per finire, è possibilissimo poi, che la maggior parte degli errori commessi da chi ha problemi a selezionare le mosse candidate sia comunque da ricercarsi nel restante 25%.

E' evidente che ci sono giocatori intuitivi e altri invece molto concreti e logici nell'approccio agli scacchi. Ma nonostante i loro processi mentali e decisionali siano totalmente diversi, entrambe le categorie trarranno enorme vantaggio dall'imparare a selezionare le mosse candidate.

I giocatori logici hanno enorme bisogno di una buona selezione delle mosse candidate in qualsiasi tipo di posizioni, perchè alla lunga le mosse che vengono loro in mente spontaneamente non sono affidabili. Hanno assolutamente bisogno di scandagliare materialmente le possibilità, per sapere cosa analizzare e hanno bisogno di analizzare per sapere cosa giocare.

Forse è più sorprendente che anche i giocatori intuitivi abbiano bisogno di imparare a selezionare le candidate. Essere un giocatore intuitivo significa avere un buon senso della direzione in cui la posizione si muove, sapere dove devono stare i pezzi, ma soprattutto significa avere valutato bene le varie posizioni raggiunte nel calcolo.
Nonostante gli evidenti vantaggi, il problema di questo modo di pensare è che se la soluzione non è nella direzione indicata dall'intuito, probabilmente non riusciremo mai a trovarla.

Prima di poter selezionare le candidate dobbiamo essere in grado di sviluppare quel tipo di visione scacchistica che si rivelerà utilissima nel gioco pratico.

E' fondamentale essere consapevoli che il modo di vedere una posizione cambia continuamente col variare della nostra forza di gioco.

Una posizione non significa nulla per chi non conosce le regole degli scacchi.
Per un principiante, invece, ogni mossa legale è una potenziale candidata.
Per il giocatore di circolo o in fase di crescita il numero delle possibilità si riduce drasticamente.
Per il giocatore molto forte e con un intuito pienamente sviluppato, infine, le posizioni assumono immediatamente un significato e nella testa del soggetto appaiono solo mosse ovvie.

Questa visione scacchistica si può comunque sviluppare con grande facilità risolvendo vari tipi di esercizi, per qualche tempo.

La prima categoria è rappresentata dalle combinazioni semplici. Si tratta di scegliere degli esercizi su un certo motivo combinativo e cercare di risolverli. Questo tipo di esercizio è utilissimo per migliorare la visione scacchistica.
Un aspetto importante dell'allenamento è aumentare motivazioni e fiducia in sè stessi, per cui raccomando di partire con esercizi non troppo difficili.

Un altro modo è risolvere studi più difficili. Anche questo metodo è utilissimo per espandere la consapevolezza scacchistica e migliorare la visione. Sarà bene risolvere studi di media difficoltà: in questo modo ci sarà equilibrio tra piacere (perchè allenarsi deve essere piacevole, altrimenti smetterete di farlo prima di raccoglierne i frutti) e sviluppo di abilità specifiche.

Queste due metodologie, basate più sulla ricerca delle mosse che non sul calcolo vero e proprio, vi consentiranno di migliorare nella selezione delle mosse candidate, un'abilità importante da portare con voi alla scacchiera, dove riuscirete sempre più spesso a trovare possibilità aggiuntive.

L'importante è ricordare che non tutte le mosse sono visibili "automaticamente", neanche dopo un lungo allenamento nella visione scacchistica: molte mosse dovranno essere trovate.

Risolvere esercizi su questo tema, unitamente a una generale consapevolezza delle cose che tendono a sfuggirci, vi aiuterà a fare più attenzione a questo fenomeno.
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